La salvezza è ormai in tasca ma guai accontentarsi, perché, in ogni caso, i punti servono sempre. La classifica sorride, il margine è rassicurante, ma mister De Rossi prepara per la trasferta di Bergamo un Genoa affamato, sulla falsariga di quanto visto col Como - nella speranza di un risultato differente - per non rallentare proprio adesso in vista di un finale di stagione che, col baratro a distanza di sicurezza, può dare al Grifone l’opportunità per togliersi qualche soddisfazione.
“Dobbiamo fare i punti. Non per la matematica, anche se è fondamentale. La salvezza l’abbiamo già raggiunta un paio di settimane fa”, ha precisato il tecnico genoano all’antivigilia della sfida all’Atalanta, prima delle ultime quattro chances di misurarsi contro squadre di alto livello, verificando i progressi compiuti in questi mesi. “Dal primo giorno in cui alleno cerco di vincere. Ogni partita si può vincere e ha le sue chiavi di lettura e le sue strategie per poterla vincere”. Nessun calcolo, dunque, e nessuna gara da vivere con leggerezza: “Sappiamo che possiamo anche perdere contro squadre meno forti. L’obiettivo è quello, mantenendoci come squadra anche senza la disperata necessità di punti perché vedi il baratro alle spalle. Credo sia una grande prova di maturità che abbiamo già dimostrato contro il Como e che dobbiamo continuare a dimostrare, anche perché affronteremo squadre fortissime o in lotta come il Lecce”.
E con la giusta voglia di vendetta per gli ultimi precedenti che hanno sempre sorriso agli orobici: “Abbiamo visto i dati nostri e loro, che ci dicono che abbiamo giocato alla pari. Dobbiamo fare altrettanto con l’Atalanta. Li abbiamo affrontati due volte e abbiamo sempre perso, giocando forse 20 minuti in parità numerica su 180. Dobbiamo capire perché”. La spiegazione tattica è precisa per De Rossi: “Dobbiamo capire perché, vuol dire che loro attaccano bene lo spazio e si inseriscono bene. Se abbiamo questa aggressività rischiamo di scoprirci, cerchiamo di giocare undici contro undici”.
Il confronto coi nerazzurri porta inevitabilmente a una riflessione più ampia, sul Genoa e su di un modello di riferimento da provare a replicare: “Hanno fatto nove anni di continuità con lo stesso allenatore, che è molto forte. La società ha prodotto tanti giocatori dal settore giovanile, sono risorse per la prima squadra e plusvalenze. L’ha fatto costruendo uno stadio importante, si tratta di un percorso lungo e lineare che solo le grandi società riescono a fare. Ovviamente accompagnate da una progettazione duratura che ti permette di sistemare gli errori fatti l’anno prima. Sono cresciuto che l’Atalanta era una squadra che faceva ascensore tra A e B, adesso è una squadra europea. Hanno dato continuità ai risultati e agli investimenti, gradualmente si è trasformata da squadra che buttava dentro giocatori fino a comprare giocatori a 40 o 50 milioni. In questo momento è un obiettivo, ma è molto lontano”.
Sul piano emotivo, brucia ancora la sfida d’andata. “Lì per lì ti brucia e ti fa male. Anche un punto in quella situazione poteva fare la differenza, per fortuna non è stato così”. Ma proprio da quel momento è nato qualcosa: “Quel giorno ero entrato negli spogliatoi e avevo detto che se fossimo stati questi ci saremmo salvati. Poi lo abbiamo dimostrato e ci siamo salvati”.
Dall’infermeria intanto arrivano segnali positivi: “Ekuban rientra, si allena con noi da un paio di giorni. Anche Norton-Cuffy, nessuno dei due giocherà dall’inizio. Hanno un’autonomia ben precisa, ho voglia di farli giocare. Bijlow fin da subito ha fatto capire che non era un infortunio di grande entità”. Ancora ai box, invece, Baldanzi.
Tra i singoli, grande attenzione per la crescita di Ekhator, uno dei prospetti più interessanti del gruppo: “Cresce a vista d’occhio, si allena finalmente come un campione. Ognuno ha i suoi limiti e i suoi tempi per raggiungere la maturità professionale, è un ragazzo ben voluto da tutti - ha detto il tecnico -. Fisicamente ha una forza selvaggia, grande elasticità ed esplosività. Sarebbe grave se un allenatore o una società disperdessero tutto questo. Sa muoversi, attaccare lo spazio e gestire la velocità. Deve avere continuità, avere organizzazione tattica difensiva. Sta lavorando tantissimo. Tra qualche anno varrà decine e decine di milioni di euro”.














