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Politica | 06 maggio 2026, 12:35

Denatalità: nasce la cabina di regia interassessoriale per salvare il futuro della città

Approvata la mozione in Consiglio Comunale: un pool di assessori per coordinare welfare, lavoro e casa. Richiesto alla Regione il potenziamento dei centri pubblici per la procreazione assistita

Denatalità: nasce la cabina di regia interassessoriale per salvare il futuro della città

La denatalità non è solo un dato statistico, ma una delle grandi sfide strutturali per il futuro di Genova e del Paese. Le nascite continuano a diminuire, la popolazione invecchia, la base scolastica si restringe, il mercato del lavoro cambia e la tenuta del welfare sarà sempre più sotto pressione. Sono effetti che diventeranno ancora più evidenti nei prossimi dieci, venti, trent’anni, ma proprio per questo bisogna intervenire adesso, con politiche coordinate e non con risposte frammentate.

L’Italia si sta svuotando, e non è un modo di dire. Secondo le ultime proiezioni demografiche, entro il 2054 il nostro Paese potrebbe perdere oltre 7,6 milioni di residenti nello scenario mediano, con un calo che nello scenario più pessimistico potrebbe avvicinarsi ai 10 milioni. Ma il punto non è soltanto quanti saremo: il vero nodo è come cambierà la struttura della popolazione, con una crescita costante degli over 65 e una riduzione progressiva delle fasce più giovani.

Genova conosce bene questa dinamica. Anche nel nostro territorio diminuiscono i nuovi nati, aumenta l’età media e restano forti le fragilità sociali, a partire dalla condizione dei bambini e delle famiglie più esposte. La denatalità, quindi, riguarda già oggi la scuola, i servizi, il lavoro, la cura, la casa, la qualità della vita e la capacità della città di restare viva, attrattiva e giusta.

Per questo la mozione approvata in consiglio comunale chiede l’istituzione di una cabina di regia interassessoriale, con funzioni di co-programmazione, coordinamento attuativo e monitoraggio. L’obiettivo è affrontare il tema nella sua interezza, mettendo insieme lavoro, welfare, città, politiche educative, conciliazione dei tempi, sostegno alla genitorialità, accesso ai servizi, contrasto alle disuguaglianze e promozione di una cultura più equa della cura.

Non possiamo limitarci a fotografare il problema. Serve un percorso amministrativo concreto, capace di definire obiettivi, interventi, misurazioni e tempi. Le politiche per la natalità e per le famiglie non possono essere affidate a iniziative isolate, ma devono diventare parte di una strategia stabile, verificabile e trasversale.

Tra gli impegni previsti c’è l’attivazione, attraverso la cabina di regia e in collaborazione con gli enti competenti, di campagne di sensibilizzazione e screening sulle cause dell’infertilità, rivolte in particolare ai giovani. È un tema troppo spesso rimosso dal dibattito pubblico, ma centrale se vogliamo parlare seriamente di libertà di scelta e diritti.

Dal primo gennaio 2025 la Procreazione Medicalmente Assistita è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza, sancendo un diritto che però deve essere realmente accessibile. Se le liste d’attesa sono troppo lunghe, molte coppie sono costrette a rivolgersi al privato, a spostarsi fuori regione o, nei casi peggiori, a rinunciare al percorso. Per questo la mozione impegna il Comune a farsi portavoce presso Regione Liguria per il potenziamento dei centri pubblici di Procreazione Medicalmente Assistita sul territorio genovese, con l’obiettivo di abbattere drasticamente le liste d’attesa e garantire il diritto alla genitorialità indipendentemente dal reddito.

Serve inoltre una maggiore informazione pubblica sulla prevenzione, sulle cause dell’infertilità e sui percorsi di preservazione della fertilità, compreso il congelamento degli ovuli. Parlare di questi temi significa dare strumenti di conoscenza e libertà, soprattutto ai più giovani, perché possano compiere scelte consapevoli sul proprio futuro.

La vera crisi della fertilità, oggi, è la mancanza di libertà di scelta. Non siamo davanti a una generazione che volta le spalle alla genitorialità, ma a uomini e donne che spesso devono rinunciare a una parte fondamentale del proprio progetto di vita perché il contesto economico, sociale e lavorativo non offre gli strumenti minimi per realizzarlo.

Per questo dobbiamo archiviare i facili slogan e le soluzioni affrettate. Le politiche che puntano tutto su bonus, incentivi economici o obiettivi numerici di natalità rischiano di essere insufficienti se non sono accompagnate da interventi strutturali. Il punto non è spingere le nascite, ma rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di scegliere liberamente se e quando diventare genitori.

Se vogliamo sostenere davvero le famiglie, dobbiamo intervenire anche sulla distribuzione dei carichi di cura, che ancora oggi ricadono in modo sproporzionato sulle donne. Per questo sono previste campagne di sensibilizzazione e azioni educative rivolte alla cittadinanza, finalizzate a favorire una più equa distribuzione dei lavori di cura e delle responsabilità familiari tra uomini e donne. Gli obiettivi della mozione dovranno essere integrati in un piano triennale, con specifici indicatori di monitoraggio relativi anche alla partecipazione maschile ai congedi parentali e alla condivisione dei carichi di cura.

Un altro impegno riguarda il confronto con Governo, Parlamento, ANCI e Regione Liguria per sostenere iniziative istituzionali e politiche volte ad ampliare e semplificare gli strumenti di affido e adozione, nazionali e internazionali. Anche su questo punto serve una visione moderna, inclusiva e non discriminatoria, capace di mettere al centro il superiore interesse dei minori e il diritto di ogni bambino e ogni bambina a crescere in un contesto familiare stabile e accogliente.

Una società inclusiva e rispettosa dei diritti deve riconoscere la pluralità delle forme familiari presenti nella realtà sociale. Le politiche familiari non possono limitarsi a un solo modello, ma devono garantire pari dignità e pari opportunità nei percorsi di genitorialità, accoglienza, affido e adozione, anche per le persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, per le persone single e per le coppie omogenitoriali.

La fertilità non è un tasso da correggere, ma una libertà da proteggere. Non si tratta di imporre modelli di famiglia, ma di creare le condizioni perché ogni persona possa costruire il proprio percorso, senza pressioni, senza ricatti e senza dover sacrificare i propri desideri all’incertezza economica.

Il voto favorevole e il parere positivo della giunta rappresentano un passaggio importante. L’amministrazione condivide un approccio integrato, che include quasi tutte le competenze della giunta, per rendere reali i sogni e le aspettative di tutte le famiglie, cercando di ridurre le disuguaglianze. Ora il compito è trasformare questo indirizzo politico in azioni concrete, perché Genova deve affrontare la denatalità non come un tema astratto, ma come una questione centrale per il proprio futuro sociale, economico e umano.

Redazione


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