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Cultura e spettacoli | 10 maggio 2026, 10:39

Il dilemma dei ‘Promessi Sposi’: lettura ancora adatta alla scuola o ormai superata? Ecco il pensiero di alcuni docenti

La preside Salmoiraghi: “Alcune tradizioni non dovrebbero essere mai toccate”. Audano: “Chi rinnega Manzoni è un pessimo insegnante”. Romagnolo: “Si pensi a una traduzione in italiano contemporaneo”

L'incontro tra i Bravi e don Abbondio tratto dal primo capitolo dei 'Promessi Sposi'

L'incontro tra i Bravi e don Abbondio tratto dal primo capitolo dei 'Promessi Sposi'

Sono una lettura ancora adatta per la scuola, è un libro diventato obsoleto, c’è la necessità che venga riadattato al linguaggio moderno oppure è un sacrilegio anche solo pensare tutto questo? Dopo la proposta, avanzata da alcuni membri della Commissione ministeriale sui programmi del Ministero dell’Istruzione e del Merito, di spostare la lettura e lo studio dei ‘Promessi Sposi’ di Alessandro Manzoni dal biennio al triennio delle scuole superiori, a cominciare dai licei, il dibattito è stato intensissimo, le posizioni non sono mancate e le polemiche neppure. 

Il tutto in una maniera talmente inattesa che lo stesso ministro Giuseppe Valditara è stato costretto, qualche giorno dopo, a una complessiva frenata su tutto l’impianto della riforma prospettata dalla Commissione: “È una proposta della Commissione, ha una sua ragionevolezza ma ho qualche perplessità perché ritengo che i ‘Promessi Sposi’ siano particolarmente formativi anche per un giovane di 14/15 anni. Penso sia prematuro, dare per scontata questa innovazione”. 

Quando si tocca qualche ingranaggio, nella complessa architettura scolastica, ci sono sempre moltissime conseguenze e anche il capolavoro del Manzoni non è esente. Tra i sostenitori dello status quo, ovvero della situazione attuale, c’è la preside del liceo classico e scientifico chiavarese ‘Marconi Delpino’Paola Salmoiraghi, che da insegnante di lettere nel biennio commenta: “Per me i ‘Promessi Sposi’, sin quando ho insegnato, sono sempre stati un appuntamento fisso. Un testo ritenuto sostanzialmente semplice e di facile comprensione, ora d’improvviso è diventato complesso. E allora Dante che cosa è? Se i ‘Promessi Sposi’ non sono scritti nell’italiano che si parla e si scrive oggi, beh allora ben venga: vorrà dire che occorrerà fare uno sforzo in più per la comprensione del testo. La scuola è esattamente questo: lavorare e faticare sui libri. Spostare i ‘Promessi Sposi’ dal biennio al triennio mi pare una soluzione comoda non solo per gli studenti, ma anche per alcuni docenti che magari non hanno voglia di faticare troppo a spiegare. Ma se tendiamo a semplificare tutto, se la scuola diventa meno fatica e più risultati, allora a che cosa serve?”. 

Secondo Paola Salmoiraghi, “c’è una tradizione che va rispettata, perché sui libri si cresce e si matura e ai testi che sono i capisaldi della nostra letteratura non si può assolutamente rinunciare. Lo stesso vale per la poesia, e non solo per la prosa. La poesia va studiata e compresa e, di più, occorre ritornare anche alla memorizzazione dei testi. L’eccessiva semplificazione, lo ripeto, è uno dei mali della scuola moderna”. 

È una posizione netta, quella della preside del ‘Marconi Delpino’, ricalcata anche da un insegnante e socio della Società Economica di ChiavariSergio Audano. Il docente cita alcuni versi dell’ode manzoniana ‘In morte di Carlo Imbonati’“Sentir, riprese, e meditar: di poco / esser contento: da la meta mai / non torcer gli occhi, conservar la mano / pura e la mente: de le umane cose / tanto sperimentar, quanto ti basti / per non curarle: non ti far mai servo: / non far tregua coi vili: il santo Vero / mai non tradir né proferir mai verbo, / che plauda al vizio, o la virtù derida”. 

E aggiunge: “Questi versi del Manzoni sono un vero e programma di vita civile, basato sulla morale, sul senso etico, sul valore della responsabilità. Sono i fondamenti del buon cittadino, perfettamente in linea con la nostra Costituzione. Ai tanti che si fregano le mani per il ridimensionamento dello studio di Manzoni nella nostra scuola, e purtroppo tanti sono docenti liceali e universitari in molti casi di orientamento ‘progressista’, che parlano con disgusto della ‘Provvidenza’ (come se fosse l’unico tema di tutti i ‘Promessi Sposi’), ricordo l’altissimo valore di questi versi, un valore laico, universale, un valore etico che rifulse in tutta la produzione manzoniana, dalle tragedie al romanzo. Dopo il 25 aprile, dopo aver rivendicato con orgoglio lo spirito di libertà che deriva da quel giorno, cerchiamo di difendere, con altrettanto orgoglio, il valore eticamente grande e forte che Manzoni ha saputo delineare con così grande efficacia letteraria: chi lo rinnega, mi spiace, è un pessimo insegnante e un pessimo cittadino che tradisce il senso profondo dei valori della Costituzione nata dalla Liberazione che voleva uomini liberi, onesti e responsabili, non servi sciocchi”. 

Non solo conservatori, però, ci sono nel mondo della scuola. E non manca chi propone una riedizione dei ‘Promessi Sposi’ in un italiano più contemporaneo. L’idea è della scrittrice e insegnante Raffaella Romagnolo“Essendo - sostiene - per sua natura la lingua una cosa che cambia nel tempo, a più di un secolo e mezzo dall’ultima edizione la lingua dei ‘Promessi Sposi’ suona un po’ âgée. I miei adolescenti in obbligo scolastico, che leggono senza eccessivo sforzo autori del Novecento, con Manzoni faticano come sull’Everest senza bombole. Le note non bastano. È tutto un cosa vuol dire questo e cosa vuol dire quello, un corpo a corpo coi toscanismi, la sintassi sontuosa, le ismanie, le isgarbatezze, gli a un di presso, e voi capite che mica si può leggere così, vivaddio. Così, semmai, si studia. E siamo daccapo, povero Manzoni. Quindi un appello agli editori: fatevi coraggio, gettate il cuore oltre l’ostacolo, mettete mano al portafogli e traducete i ‘Promessi Sposi’ in italiano contemporaneo. L’avete fatto col ‘Decameron’, ora tocca a Renzo e Lucia. Non mi sogno di chiedervi la traduzione della ‘Commedia’ o del ‘Furioso’ (ma sul ‘Principe’ fateci un pensiero). L’importante è liberare i ragazzi di ciò che Manzoni, se fosse ancora tra noi, non esiterebbe a cancellare, sostituire, modificare affinché i suoi personaggi riescano sulla pagina come li ha pensati e voluti e sofferti: vivi. Fatelo anche per carità di patria. Stremato dall’estenuante esercizio di decrittazione che ci porta via tutta l’ora (altro che laboratorio), il meno timido degli adolescenti-Invalsi finisce sempre col domandarmi: ‘Ma perché dobbiamo leggere ‘sta roba, prof?’. Perché siamo italiani, rispondo. I francesi hanno Emma Bovary e Père Goriot, gli inglesi Oliver Twist, David Copperfield, Jane Eire. Noi Don Abbondio, Azzeccagarbugli, il Griso e la monaca di Monza. Siamo quella cosa lì, fidatevi, dico. E fidarsi, magari si fidano, ma sarebbe una buona cosa se potessero scoprirlo da soli leggendosi l’assalto al forno delle Grucce senza consultare mille volte il dizionario”. 

Indipendentemente da come finirà, è un dibattito interessante. E in un paese sempre più lobotomizzato, fa anche piacere che ci si concentri su temi come questo.

Alberto Bruzzone

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