Presidio degli ambientalisti davanti a palazzo Tursi per sollecitare un intervento per la difesa e lo sviluppo del verde cittadino.
Dopo il caso del taglio di due alberi di corso Podestà e il sequestro delle altre alberature sul corso, il dibattito sulla gestione del verde in città si fa sempre più centrale e sembrano emergere divergenze sulla gestione del patrimonio arboreo cittadino.
L’assessora al Verde del Comune di Genova Francesca Coppola, ha ribadito la volontà dell’amministrazione di collaborare con le associazioni, pur ammettendo che il quadro attuale è complicato dall'inchiesta in corso: “Questo è un percorso in divenire in cui c'è tutta la disponibilità dell'amministrazione nel capire insieme quali devono essere quegli strumenti di trasparenza e di programmazione da condividere”.
L’assessora ha però frenato sulla possibilità di fornire dettagli immediati: “Abbiamo avuto adesso il sequestro di queste alberature e quindi chiaramente non possiamo entrare nello specifico. Attendiamo che la procura faccia le sue indagini”. Nonostante lo stallo legale, Coppola ha voluto sottolineare i risultati raggiunti, citando il censimento del verde, uno strumento atteso da 13 anni, e ha annunciato una prossima commissione sul "Piano del Verde" per definire meglio la gestione dei reimpianti.
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni di Giorgio Scarfì, esponente della Consulta del Verde, che punta il dito contro le modalità d'intervento: “Non parliamo solo dei due alberi di Corso Podestà, ma del modo in cui si è arrivati a tagliarli e a transennare la strada in tre giorni per questioni note dal 2020”.
Secondo Scarfì, l'attuale gestione segna un passo indietro rispetto a precedenti casi mediatici: “Come era stato fatto per il pino di Nervi, c’era un tentativo di avviare un discorso, ma qui siamo ritornati indietro”. Il rappresentante della Consulta ha espresso forte frustrazione per l'impossibilità di accedere agli atti: “Abbiamo scoperto che i documenti, essendoci la cosa della procura, non possono essere distribuiti”.
Oltre al caso specifico, Scarfì solleva un problema strutturale: lo “spezzettamento delle competenze” tra municipi, comuni e assessorati diversi, e la gestione operativa affidata ad Aster. “Se non vediamo un po' di attenzione alla riorganizzazione complessiva, domani avremo un altro caso identico a Corso Podestà, cambierà solo il nome della via”.

















