Si è chiusa in anticipo, tra polemiche e tensioni, la commissione consiliare di Palazzo Tursi dedicata alla proposta di istituire un osservatorio consiliare permanente per la trasparenza, la sostenibilità etica e la sicurezza dei lavoratori del porto di Genova, nell’ambito del progetto “Genova porto di pace”.
L’organismo, secondo la proposta sostenuta dalla maggioranza, dovrebbe coinvolgere anche Prefettura, Autorità di sistema portuale e Capitaneria di porto, con l’obiettivo di approfondire e monitorare il tema dei traffici di armamenti nello scalo genovese, i carichi in transito e i destinatari finali.
Dopo l’illustrazione del provvedimento da parte della capogruppo di Avs Francesca Ghio, sono intervenuti gli auditi: Riccardo Rudino, portavoce del Calp, il Collettivo autonomo lavoratori portuali, José Nivoi dell’Usb, Carlo Tombola di The Weapons Watch e Claudia Amerio di Emergency, tutti favorevoli alla proposta.
Il clima si è acceso nella fase successiva, quando dai banchi del centrodestra sono state sollevate critiche di natura procedurale legate all’assenza momentanea del vicesindaco Alessandro Terrile, titolare della delega al porto. Il consigliere di Fratelli d’Italia Nicholas Gandolfo ha contestato pubblicamente l’assenza del vicesindaco, sostenendo che questa compromettesse il corretto svolgimento della seduta.
Il presidente della commissione, Marco Mesmaeker del Movimento 5 Stelle, ha provato a chiarire la situazione, spiegando l’assenza temporanea di Terrile, impegnato in un’altra riunione. Nel frattempo il vicesindaco è poi arrivato in aula, ma la tensione era ormai salita. Gandolfo ha lasciato l’Aula rossa in segno di protesta nei confronti della gestione della seduta.
A quel punto Rudino si è alzato dai posti riservati agli auditi e si è diretto con decisione verso i banchi del centrodestra. L’intervento di alcune persone presenti ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente: nel tentativo di trattenerlo, secondo quanto riferito dai presenti, gli sarebbe stata anche strappata la maglia.
L’episodio ha provocato le proteste immediate dei consiglieri di opposizione e la seduta è stata sospesa per una riunione dei capigruppo. La commissione sul tema dell’Osservatorio era comunque già stata calendarizzata anche per il 24 luglio, con l’obiettivo di proseguire l’approfondimento attraverso ulteriori audizioni di soggetti legati al mondo portuale.
Durissima la reazione del consigliere del Gruppo Misto Sergio Gambino, che ha annunciato l’intenzione di sporgere denuncia: “Oggi è stato superato il limite. Il portavoce del Calp, invitato dalla sinistra come audito in una commissione consiliare, ha minacciato di violenza fisica me e il collega Nicholas Gandolfo. Dalle minacce verbali sarebbe passato alle vie di fatto, se non fosse stato bloccato da altri due auditi”.
Gambino parla di “questione gravissima oltre che pericolosa” e attacca la maggioranza: “Mi sarei aspettato una presa di posizione immediata e netta da parte di chi aveva il dovere di garantire il rispetto delle istituzioni, ma ho assistito a giustificazioni da parte della sinistra. Io non mi lascio intimidire e continuerò a svolgere il mio ruolo con determinazione, nel rispetto delle istituzioni e dei cittadini”.
Sulla vicenda interviene anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandra Bianchi, che punta il dito contro la maggioranza e contro il vicesindaco Alessandro Terrile: “Quanto accaduto oggi è il risultato di un clima d’odio che la maggioranza, inclusi gli esponenti della Giunta, hanno legittimato non prendendo mai posizione e giustificando insulti, minacce e comportamenti violenti non solo all’interno della Sala Rossa”.
Per Bianchi è “inaccettabile” l’atteggiamento del vicesindaco, che secondo la capogruppo avrebbe provato “ad addossare sul collega vicepresidente Gandolfo le responsabilità” di quanto accaduto, invece di condannare il comportamento del rappresentante del Calp presente come audito. “Non possiamo più subire quello che denunciamo da un anno: permettere e sminuire o addirittura giustificare qualsivoglia forma di violenza non può che generare ulteriore violenza. Pretendiamo rispetto e una unanime presa di distanza. Come Fratelli d’Italia non torneremo in aula fino a quando, anche dalla maggioranza, non arriverà una piena condanna”.
Alla presa di posizione del capogruppo in Comune si aggiunge anche quella dei parlamentari di Fratelli d’Italia Matteo Rosso, coordinatore regionale del partito, e Stefano Maullu, commissario cittadino e vicepresidente del gruppo parlamentare alla Camera. "Come ho avuto modo di dire pochi giorni fa, il clima di scontro politico costante può giovare nel gioco dei sondaggi, ma mette in pericolo la libertà democratica di una città. Quanto accaduto oggi in Sala Rossa a Genova deve far riflettere chi da mesi sta soffiando sul fuoco: oggi non si è arrivati allo scontro grazie all’intervento di chi in aula ha fermato una possibile aggressione”, dichiara Rosso.
Maullu richiama anche un precedente episodio che aveva coinvolto Alessandra Bianchi: “Il dibattito, anche se acceso, è parte della politica, ma va ricordato che in quella stessa aula Alessandra Bianchi, capogruppo di FdI, è stata minacciata e nessuno della maggioranza ha preso realmente le sue difese. Quello di oggi non è che l’ennesimo caso di una demonizzazione dell’avversario che ingenera odio fino alla violenza”.
“Chiediamo una presa di posizione netta da parte di tutti - concludono Rosso e Maullu - ricordando a chi agita costantemente gli animi di fermarsi prima che sia troppo tardi. Al vicepresidente del Consiglio Nicholas Gandolfo, oggi oggetto di minacce, va la piena solidarietà di Fratelli d’Italia e ci auguriamo che altrettanto vorranno esprimere tutte le forze politiche, anche di maggioranza”.
Solidarietà a Gandolfo è arrivata anche da Federico Bogliolo, coordinatore di Vince Genova: “Questo è il risultato del clima di odio creatosi in questi mesi a causa dell’arroganza e della violenza verbale di alcuni membri della maggioranza. Non si può più andare avanti così: né per la città né per il lavoro dei consiglieri di opposizione, che non possono pensare di essere aggrediti a ogni loro intervento”.
Bogliolo chiede anche un intervento istituzionale: “È arrivato il momento che il Prefetto intervenga e valuti azioni adeguate per il consiglio e le commissioni comunali. Fare politica in città oggi è diventato pericoloso”.
La replica del Calp: “Rabbia di classe, non un passo indietro”
Nel tardo pomeriggio è arrivata anche la presa di posizione del Calp, affidata a un lungo post pubblicato su Facebook. Il collettivo rivendica quanto accaduto in aula, respingendo la lettura dell’episodio come semplice bagarre: “Quella che voi chiamate bagarre è la rabbia di chi rifiuta la guerra. Noi la chiamiamo rabbia di classe. E ce la rivendichiamo tutta”.
Nel post il Calp sostiene che quanto avvenuto durante la commissione “merita una riflessione che va ben oltre la cronaca di qualche minuto di tensione”, riportando il confronto al tema dei traffici di armi nel porto di Genova: “Mentre voi discutevate di regolamenti, di presenze e di cavilli procedurali, noi stavamo discutendo di guerra. Di un porto inserito nella filiera dell’industria bellica. Di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno si trovano davanti container carichi di armi”.
Il collettivo attacca poi chi, a suo giudizio, avrebbe spostato il dibattito sulle forme invece che sul merito: “Davvero il problema sarebbe il tono della voce di un portuale? Davvero ci si scandalizza per la rabbia di chi lavora e non per la normalità con cui si accetta che un porto diventi un ingranaggio della logistica della guerra?”.
Il Calp rivendica quindi la propria posizione contro il commercio di armamenti e contro il ruolo del porto nella logistica bellica: “Davanti ai massacri non esiste neutralità. Davanti al commercio della guerra non ci interessano i vostri formalismi”. E ancora: “Continueremo a denunciare il commercio delle armi e chi continua a fare della guerra un affare. Lo faremo nei porti, nei luoghi di lavoro, nelle piazze e nelle istituzioni. Anche quando dà fastidio”.
La conclusione del post è netta: “Il problema per noi è chiaro: non è il tono della nostra voce, è il rumore delle bombe. Non un passo indietro”.













