Nessun rischio imminente di prescrizione per i principali reati contestati nel processo sul crollo del ponte Morandi. Dopo la sentenza di primo grado pronunciata ieri dal Tribunale di Genova, il procedimento potrà proseguire in appello e, successivamente, in Cassazione senza il pericolo che il crollo colposo e gli omicidi si estinguano nel breve periodo.
È quanto emerge dall’analisi dei termini prescrizionali relativi alle diverse posizioni degli imputati. Il verdetto ha portato a 32 condanne, con la pena più elevata, dodici anni di reclusione, inflitta all’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e Atlantia Giovanni Castellucci.
Per il reato di crollo colposo, la cui prescrizione decorre dal 14 agosto 2018, data della tragedia costata la vita a 43 persone, il termine massimo arriva per alcune posizioni al 7 aprile 2032 e per altre al 14 agosto 2033.
Le scadenze sono ancora più lontane per gli omicidi colposi aggravati dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale e per gli omicidi stradali riconosciuti dal Tribunale. In base alla posizione di ciascun imputato e al momento in cui è cessato dall’incarico ricoperto, i termini possono estendersi fino al 14 febbraio 2036.
Nel calcolo sono stati considerati gli atti che hanno interrotto il decorso della prescrizione, tra cui il decreto emesso dal giudice dell’udienza preliminare il 7 aprile 2022. A queste scadenze potranno inoltre aggiungersi eventuali periodi di sospensione previsti dalla legge.
Il Tribunale, nel comunicato diffuso dopo la lettura del dispositivo, aveva precisato che, pur essendo stata esclusa per tutti gli imputati l’aggravante relativa alla sicurezza sul lavoro, il termine di prescrizione dei reati per i quali sono state pronunciate le condanne risulta comunque raddoppiato in base all’articolo 157 del Codice penale.
La sentenza pronunciata ieri non è definitiva. Il collegio depositerà le motivazioni entro novanta giorni, termine che potrà essere prorogato di ulteriori tre mesi. Soltanto dopo la lettura delle motivazioni le difese e la Procura potranno definire nel dettaglio gli eventuali ricorsi in appello. Il percorso giudiziario resta quindi ancora lungo, ma la prescrizione dei reati principali non rappresenta, allo stato, un rischio per il prossimo futuro.
Le principali condanne in primo grado
La sentenza ha portato complessivamente a 32 condanne. La pena più elevata è stata inflitta a Giovanni Castellucci, condannato a 12 anni di reclusione.
Seguono Michele Donferri Mitelli, condannato a 11 anni, e Maurizio Ceneri ed Emanuele De Angelis, ai quali sono stati inflitti 10 anni ciascuno.
Il Tribunale ha inoltre condannato Giampaolo Nebbia a otto anni e otto mesi, Riccardo Mollo a otto anni e sei mesi e Fulvio Di Taddeo a otto anni.
Sette anni sono stati inflitti a Mauro Malgarini e Massimo Meliani, mentre Marco Vezil è stato condannato a sei anni e sette mesi e Gabriele Camomilla a sei anni.
Tra le altre principali pene figurano i cinque anni e sei mesi inflitti a Paolo Berti e Antonino Galatà e i cinque anni pronunciati nei confronti di Carlo Casini e dell’ex dirigente del ministero delle Infrastrutture Mauro Coletta.
Tutte le responsabilità dovranno essere confermate nei successivi gradi di giudizio.













