La vicinanza ai familiari delle 43 vittime, il riconoscimento dell’importanza della sentenza di primo grado e un richiamo condiviso alla sicurezza, alla manutenzione e alla prevenzione. Sono numerose le reazioni della politica ligure dopo il verdetto sul crollo del ponte Morandi, con 32 condanne pronunciate dal Tribunale di Genova.
Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che nel 2018 era sindaco di Genova e successivamente ricoprì il ruolo di commissario straordinario per la ricostruzione, parla di un passaggio significativo nel percorso di accertamento delle responsabilità.
“La sentenza di oggi rappresenta un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate il 14 agosto 2018 né colmare il dolore delle loro famiglie, alle quali rinnovo la mia più sincera vicinanza”, dichiara Bucci.
Il presidente ricorda di avere vissuto la tragedia “fin dal primo momento” e di avere accompagnato la città, da commissario, nella costruzione del nuovo ponte San Giorgio.
“Il ricordo di quelle vittime è sempre vivo e continuerà a guidare il nostro impegno. Questa sentenza rappresenta un passaggio significativo nel percorso di accertamento delle responsabilità. Nel pieno rispetto dell’iter giudiziario, il nostro dovere resta quello di fare tutto il possibile affinché una tragedia come quella del ponte Morandi non possa mai più ripetersi, continuando a investire nella sicurezza delle infrastrutture, nella manutenzione e nella prevenzione. È questo il modo migliore per onorare la memoria delle 43 vittime”.
Balleari: “Il crollo non fu una fatalità”
Sulla stessa linea il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari, secondo il quale le responsabilità riconosciute dal Tribunale dimostrano che il disastro non fu un evento imprevedibile.
“La sentenza di oggi rappresenta un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie, alle quali rinnovo la mia più sincera vicinanza”, afferma Balleari.
“Il crollo non è stato una fatalità e le responsabilità accertate ci ricordano quanto la sicurezza delle infrastrutture debba essere una priorità assoluta, perché la manutenzione non deve essere considerata un costo, bensì un investimento”.
Il presidente dell’Assemblea legislativa richiama infine la responsabilità delle istituzioni: “Il ricordo delle 43 vittime continua a vivere nella coscienza della nostra comunità e ci impone di non abbassare mai la guardia. Alla loro memoria dobbiamo il dovere della responsabilità, della prevenzione e dell’impegno quotidiano affinché una tragedia come quella del 14 agosto 2018 non si ripeta mai più”.
Rixi: “Otto anni per una sentenza di primo grado sono troppi”
Il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi definisce la decisione un momento importante, ma sottolinea anche la durata del procedimento.
“La sentenza di oggi segna un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie, alle quali va ancora una volta la mia più sincera vicinanza”.
Per Rixi, “il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni da parte di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza. È giusto che le responsabilità siano state finalmente accertate”.
Il viceministro pone tuttavia una questione sui tempi: “Ci saremmo augurati un percorso giudiziario più rapido. Otto anni per arrivare a una sentenza di primo grado sono un tempo lunghissimo, soprattutto per chi ha atteso giustizia convivendo ogni giorno con un dolore che non si è mai spento”.
Adesso, aggiunge, “è il momento di guardare avanti. Nel ricordo delle vittime abbiamo il dovere di continuare a investire sulla sicurezza delle infrastrutture, affinché una tragedia come quella del 14 agosto 2018 non possa mai più ripetersi”.
Anche i consiglieri regionali della Lega sottolineano la durata dell’iter giudiziario.
“Siamo sinceramente vicini ai parenti delle 43 vittime. Il loro ricordo è un dovere per tutti. Nessuna condanna restituirà i loro cari, né allevierà il profondo dolore, ma chi ha sbagliato e ha tutti quei morti sulla coscienza deve pagare fino in fondo. Lucrare sulle mancate manutenzioni non ha nessuna possibile giustificazione, economica o morale”.
Per il gruppo regionale, “il disastro sul Polcevera è dovuto alla negligenza di uomini, non a qualcosa di naturale”. Ma otto anni per arrivare al primo verdetto “sono un tempo lunghissimo, soprattutto per chi ha atteso giustizia e dovrà ancora attendere gli altri gradi di giudizio”.
Sanna: “Definiti responsabilità, nomi, cognomi e pene”
Il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Armando Sanna parla di una sentenza che definisce le responsabilità dopo un lungo percorso giudiziario.
“La sentenza sul crollo del ponte Morandi chiude un lungo percorso giudiziario e definisce finalmente responsabilità, nomi, cognomi e pene. Dopo quasi otto anni, la giustizia ha fatto il suo corso. Era giusto che fosse così”.
Sanna ricorda però che “nessuna decisione potrà restituire ciò che è stato perduto il 14 agosto 2018, né cancellare il dolore di chi da allora convive con un’assenza che durerà per sempre”.
“Oggi il nostro pensiero va innanzitutto alle 43 vittime, ai loro familiari e a una città che da quel giorno porta una ferita ancora aperta. Per chi è rimasto non esiste una vera fine del processo: il loro è un dolore quotidiano, nel ricordo di chi non c’è più”.
Il ricordo, conclude, deve tradursi nella richiesta di “responsabilità” e in investimenti per la sicurezza delle infrastrutture.
I parlamentari Pd: “La sentenza squarcia il velo delle ipocrisie”
I parlamentari democratici liguri Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino e Lorenzo Basso sostengono che il verdetto abbia accertato responsabilità personali legate alle omissioni nella manutenzione e nei controlli.
“La sentenza sul crollo del ponte Morandi squarcia definitivamente il velo delle ipocrisie. Accerta responsabilità personali per azioni e omissioni che hanno consentito, per anni, il mancato adempimento degli obblighi di manutenzione da parte di Autostrade, mentre la sicurezza veniva colpevolmente relegata in secondo piano”.
I parlamentari intervengono anche sulle scuse rivolte da Aspi alla vigilia della sentenza, definendole arrivate “davvero fuori tempo massimo”.
“Come parlamentari continueremo a vigilare sull’operato di tutti i soggetti chiamati a garantire controlli efficaci e una manutenzione adeguata delle infrastrutture, perché tragedie come quella del ponte Morandi non si ripetano mai più”.
Il loro impegno, aggiungono, proseguirà anche nell’attuazione delle nuove norme a tutela dei familiari delle vittime di catastrofi stradali.
Benifei: “Il profitto e il contenimento dei costi davanti alla sicurezza”
Per l’eurodeputato del Pd Brando Benifei, il verdetto afferma che il crollo non fu una fatalità, ma il risultato di responsabilità precise.
“Nessuna sentenza potrà restituire le 43 vittime alle loro famiglie. Ma il verdetto di oggi restituisce dignità a una battaglia per la verità portata avanti con determinazione dal Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi e da chi, in questi anni, ha rifiutato ogni tentativo di derubricare quella tragedia a un evento imprevedibile”.
Secondo Benifei, le condanne certificano “il fallimento di due pilastri che avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei cittadini”: da una parte una gestione che avrebbe privilegiato “il profitto e il contenimento dei costi”, dall’altra un sistema pubblico di vigilanza che non avrebbe svolto fino in fondo il proprio compito. “Questa decisione ricorda a tutti che la sicurezza non è una voce di bilancio e che i controlli pubblici non possono ridursi a un adempimento formale”.
Il segretario provinciale del Pd Francesco Tognoni parla invece di una sentenza che chiarisce le responsabilità di una tragedia diventata “una ferita drammatica per Genova e per il nostro Paese”.
“La verità processuale accertata oggi deve rappresentare un monito per il futuro, in modo che ci siano le condizioni perché non si ripetano mai più tragedie come quella del 14 agosto 2018”, dichiara Tognoni, esprimendo insieme al gruppo consiliare comunale la vicinanza ai parenti delle vittime.
M5S: “Avremmo auspicato condanne più severe”
Più duro il commento del capogruppo regionale e coordinatore ligure del Movimento 5 Stelle Stefano Giordano, che avrebbe voluto pene più elevate.
“Nessuna condanna, per quanto esemplare, potrà mai fare piena giustizia per le vittime del crollo del ponte Morandi. Una tragedia causata dall’ingordigia di chi ha scelto di lucrare anziché mettere al primo posto la sicurezza e la tutela della vita umana”.
Giordano invita i condannati ad accettare le decisioni del Tribunale e a scontare le pene: “Le sentenze si rispettano, tuttavia avremmo auspicato condanne ben più severe”.
Il capogruppo comunale del M5S Marco Mes richiama invece le responsabilità della politica precedente al crollo.
“La sentenza non cancella il fatto che è stata la politica decennale precedente alla tragedia a permettere tutto questo, costruendo un sistema malato. La politica deve sapere prevenire e creare sistemi virtuosi affinché le manutenzioni siano sempre all’ordine del giorno, specialmente in una città come Genova”.
Il senatore e capogruppo M5S a Palazzo Madama Luca Pirondini parla di una ferita destinata a rimanere per sempre nel cuore della città.
“Per i familiari delle 43 vittime quel 14 agosto non è mai finito. Stanno scontando un ergastolo emotivo che nessuna sentenza potrà cancellare. La sentenza di oggi non restituisce i loro cari, ma può restituire ciò che non deve mai mancare in uno Stato di diritto: verità e responsabilità”.
AVS: “Mai più predominio del profitto sulle persone”
Anche Alleanza Verdi e Sinistra si stringe ai familiari delle vittime, sottolineando il significato delle condanne e criticando il sistema delle concessioni e dei controlli.
Per la segretaria ligure di Sinistra Italiana Carla Nattero, la sentenza “riconosce le responsabilità individuali di chi, nella catena di comando di Autostrade, ha consapevolmente ignorato i segnali di ammaloramento del ponte per volontà di profitto e per comodità di gestione”.
Nattero evidenzia inoltre il ruolo del Comitato dei parenti delle vittime, al quale attribuisce una funzione civile di valore nazionale nella denuncia e nella ricerca della verità.
I co-portavoce regionali di Europa Verde Simona Simonetti e Simon Moeller sostengono che “il ponte Morandi è crollato perché l’universo spietato del profitto non voleva fermarsi”.
“Gli interessi del concessionario hanno deformato la catena di controllo e lo Stato si è adeguato. Tutto il sistema dovrà essere ripensato, perché non è più accettabile che lo Stato dia in concessione le sue proprietà delegando al concessionario i controlli”.
La capogruppo regionale di AVS Selena Candia ricorda che la pena maggiore è stata inflitta a Giovanni Castellucci e richiama il valore della manutenzione delle opere esistenti rispetto alla realizzazione di nuove grandi infrastrutture.
“Questa sentenza ci ricorda l’importanza della manutenzione sulle opere pubbliche, che spesso è più importante che costruire nuove infrastrutture. La destra continua a pensare a mega opere inutili come il ponte sullo Stretto, quando bisognerebbe prendersi davvero cura di quello che abbiamo: mai più un ponte Morandi”.
Per il consigliere regionale Jan Casella, quella di oggi non può essere considerata una vittoria.
“Nessuna sentenza può rimarginare una ferita così grave, così profonda, che sanguina ancora. Quella di oggi non è una vittoria: l’unica vera vittoria arriverà il giorno in cui la corsa al profitto smetterà di avere la meglio sulla vita e sulla salute delle persone”.














