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Alessio Carena aveva quindici anni quando, scrivendo le prime rime tra le vie dell'Alta Valpolcevera, ha capito che quella sarebbe stata l'unica strada possibile. Oggi, a pochi mesi dal compimento dei ventidue anni, ha deciso di chiudere di colpo il primo capitolo della sua vita per dedicarsi completamente al secondo: ha lasciato una convivenza durata quasi due anni, si è licenziato dal lavoro di corriere che svolgeva da tempo e ha preso un volo per gli Stati Uniti e la Repubblica Dominicana con un solo obiettivo, dare forma al progetto musicale che aveva in testa.
Da questa svolta nasce In un'altra vita, l'EP di Carechainz (questo il suo nome d'arte) pubblicato da Riviera Dischi, l'etichetta indipendente genovese fondata da Gabriele Pallanca, Jacopo Pagano e Paolo Schiavi, che debutta proprio con il giovane artista della Valpolcevera.
“Da un giorno all'altro sono impazzito. Ho deciso di mollare tutto perché sentivo che una vita così, un po' normale, non mi appagava. In fondo l'ho sempre saputo: da quando ho iniziato a cantare, a quindici anni, non c'è mai stato niente che potesse sostituire quello che mi dà la musica e che mi rende così orgoglioso”, racconta Carechainz ripercorrendo la scelta che ha cambiato tutto. Una decisione che, assicura, non è mai stata frenata dal timore di sbagliare: “Sapevo che probabilmente avrei sofferto per un periodo, ma quando sai davvero cosa vuoi fare, tutto il resto passa in secondo piano”.
Pochi giorni dopo aver chiuso la relazione e lasciato il lavoro, ha aperto una partita Iva e prenotato venti giorni tra Stati Uniti e Repubblica Dominicana per scrivere, registrare e girare i videoclip del progetto che avrebbe raccontato, come lo definisce lui stesso, “il cambio netto tra un periodo tanto diverso da quello che andrò a vivere in futuro”. Il viaggio lo ha portato prima a Daytona Beach e Miami, poi in Repubblica Dominicana, dove ha lavorato fianco a fianco con il producer dominicano Hopper, che lo ha ospitato nel proprio studio per tutta la permanenza. “Ci sentivamo praticamente ogni giorno, anche mentre eravamo lì. Ci confrontavamo sul mood delle tracce e su quello che dovevamo fare”, racconta. Il programma iniziale, però, è stato presto rivoluzionato. “Un progetto c'era, ma alla fine non l'abbiamo seguito, perché quando sei lì si aprono continuamente nuove opportunità, nuove esperienze e nuove conoscenze”.

Il risultato di quel viaggio è In un'altra vita, cinque brani prodotti quasi interamente da Toma, produttore e coetaneo di Carechainz, con l'unica eccezione di Dimmi se, costruita su un beat firmato proprio da Hopper. La title track e Volevo solo sono nate quasi per caso, dando forma al concept dell'intero EP. “Avevo quella traccia e un'altra che avevo già registrato. Mi sono accorto che, a livello di significato, si avvicinavano tantissimo. Così ho pensato: se c'è già questo filo conduttore, continuiamo su questo concept e partiamo da lì”. Gli altri tre brani sono invece stati scritti direttamente in Repubblica Dominicana, durante le sessioni notturne tra Bayahibe, La Romana e Santo Domingo.
“I miei pezzi nascono tutti sul momento: vado in studio con Toma e, se non riesco a scrivere in dieci o quindici minuti, difficilmente ci riesco dopo. In quel quarto d'ora potrei scrivere dieci album; se supero quel tempo, spesso cancello tutto senza nemmeno riascoltarlo”. Anche la lavorazione segue lo stesso principio. “Se inizio un pezzo oggi, è quasi impossibile che lo riprenda domani. Devo finirlo subito, altrimenti si perde tutto quello che c'era in quel momento. Se riascolto i brani a distanza di mesi, mi colpisce di più ritrovare canzoni che avevo quasi dimenticato. In studio ne facciamo tante, poi le riascolto e penso: però questa ha davvero senso”.
Nonostante la vivacità della scena trap genovese, il giovane artista racconta di non avere, almeno per ora, collaborazioni in programma con colleghi della città. “La mia idea di musica è un po' diversa rispetto a quello che si sente di solito a Genova. Rispetto tantissimo la maggior parte degli artisti della città e mi piacciono anche, ma nel mio progetto, oggi, pochi ci rientrerebbero”. L'obiettivo guarda già oltre i confini liguri. “Vorrei vivere dieci anni viaggiando per il mondo, girando video ovunque, conoscendo persone e costruendo una fanbase in Italia e in tutti i posti in cui passerò. Poi mi piacerebbe chiudere il cerchio tornando a Genova, da dove sono partito, in Valpolcevera: tornarci da vincitore”.

Il rapporto con Riviera Dischi nasce prima sul piano personale che professionale, grazie all'amicizia con Jacopo Pagano. “Etichette non ne ho mai avute. Avevo una distribuzione che non ha funzionato e mi sono ritrovato da solo. Ma lavorare da soli non è semplice: anche solo scrivere un comunicato stampa o organizzare un'uscita richiede esperienza. Per questo ho scelto di affidarmi a persone come Gabri e Jacopo", spiega. La scelta, sottolinea, nasce soprattutto dalla fiducia nelle competenze del team. “Ho molto rispetto per la musica che fanno, anche se non appartiene al mio genere. Si vede che lavorano con serietà, dall'organizzazione dei live alla distribuzione”.
Per l'estate non sono previsti concerti, ma il progetto discografico continuerà a vivere nei prossimi mesi: tra agosto e settembre arriveranno gli ultimi due videoclip dell'EP, mentre tra febbraio e marzo è già in programma un nuovo viaggio, con destinazione ancora da definire tra Brasile e Colombia. Per Carechainz il Sud America continua infatti a rappresentare molto più di una semplice meta: è il luogo in cui trovare ispirazione e immaginare, ancora una volta, un'altra vita.

















