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La musica che ci gira intorno | 12 settembre 2026, 08:00

La musica che ci gira intorno - Gabriele Serpe e il sentimento della "Retroguardia"

A undici anni dal suo ultimo album solista, l'artista genovese racconta il singolo "Genova esotica", la vita in campagna e le demo nate in un furgone nel deserto

La musica che ci gira intorno - Gabriele Serpe e il sentimento della "Retroguardia"

'La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.

A distanza di oltre dieci anni dall'uscita del suo ultimo album solista "Uno", il cantautore e giornalista genovese Gabriele Serpe torna sulla scena musicale con il nuovo disco "Retroguardia", previsto per il 20 novembre 2026, anticipato dal singolo "Genova esotica" pubblicato il 15 settembre e distribuito da Costello’s Agency e Artist First. 

Un ritorno che sintetizza un'importante svolta esistenziale: oltre un decennio fa, a trent'anni, l'artista ha scelto di allontanarsi dai ritmi urbani e dalla società per dedicarsi all'autosostentamento agricolo fuori dall’Italia.

Fondatore e direttore dal 2008 al 2015 del mensile e portale d'informazione ligure "Era Superba", Serpe ha intrecciato da sempre l'attività giornalistica con la musica e il teatro-canzone. 

Dopo oltre un decennio torna con nuova musica e lo fa con un singolo dal titolo evocativo:"Genova esotica”, un brano in cui Serpe affronta il concetto di esotismo non come meta geografica distante, ma come un nuovo sguardo rivolto a ciò che è più familiare. Il brano esplora la crisi di mezza età e il bisogno di attribuzione di senso di fronte ai modelli sociali dominanti, alternando un impianto elettronico d'ispirazione primi Bluvertigo e synth psichedelici vicini alla produzione di Cosmo.

“Genova è la mia città, è casa mia, quindi in un modo o nell'altro non sei mai abbastanza lontano. Ci torni sempre, Genova non l'abbandoni mai veramente”, spiega Serpe.

L'esotico non è inteso come l'esigenza di andare in un posto lontano. È il non sentirsi a proprio agio, soprattutto quando si raggiunge la mezza età e c'è di mezzo una certa crisi. Entri nell'epoca dei bilanci, del guardarsi alle spalle, del mettere un po' tutto in discussione. Questo mal di pancia ti porta a cercare al di fuori della tua vita di tutti i giorni vie alternative. C'è chi trova il coraggio per cambiare vita veramente, per trasformare una miriade di condizionali in tempo presente, e c'è chi invece inizia attaccandosi a rimedi temporanei o a quello che la meccanica dei social ti porta davanti agli occhi”.

Sono una persona sostanzialmente inquieta, animata da un sentimento che vedo da sempre, un sentimento che ho chiamato più volte il sentimento della retroguardia, nel senso il sentimento di lontananza, di distanza rispetto a quelli che sono i modelli sociali, la società in cui sono nato e cresciuto. Il filo conduttore è sempre stato questo sentimento di non essere allineato, non sentirmi mai parte fino in fondo, non credere fino in fondo a determinati valori, non riuscire a sentirmi realmente attratto dalle proposte della società”.

La genesi dell'album “Retroguardia”, 8 tracce registrate nelle sale dello Studio 77 di Genova con il produttore e coautore Giulio Gaietto, è legata a un'esperienza solitaria vissuta a bordo di un mezzo riadattato: “Mi è venuta questa idea di provare a recuperare un furgone destinato a demolizione con tantissimi chilometri alle spalle e di cercare di armarmi di martello e viti per camperizzarlo, attrezzarlo e insonorizzarlo per poter registrare musica dentro e viverci. Ho vissuto più di un mese nel deserto di Fuerteventura con una solitudine totale e lì sono nate tante cose. Lì non ci può essere Genova, non ci può essere nulla se non la solitudine e questo affermarsi dentro di te del sentimento della retroguardia”.

Questo isolamento ha fatto emergere la consapevolezza di una comunità invisibile di persone che condividono la stessa esigenza di distacco: “Quante persone se ne vanno, vivono distanti, passano tantissimi periodi lontano dalla società, magari completamente disconnessi dai social, senza avere un profilo, senza dover raccontare nulla a nessuno o dare consigli a nessuno. Sono persone quasi invisibili nel nostro mondo contemporaneo, ma credo siano tantissime. Il disco parla proprio di questa folta schiera di persone che sta nella retroguardia, si volta di spalle rispetto al fronte e cerca alternative. Tante minuscole bandiere bianche, per citare Battiato”.

Forte dei trascorsi nell'editoria e nella grafica, Serpe cura direttamente l'artwork, le fotografie e la veste visiva del progetto: “Sono molto abituato a vedere le cose a 360 gradi. Quando faccio qualcosa non lascio niente senza rifletterci sopra e senza avere un'idea a riguardo. Se uno decide di vivere in un certo modo è chiaro che i soldi non piovono dal cielo: ci vuole creatività, bisogna arrangiarsi, farsi venire idee e rimboccarsi le maniche”.

Isabella Rizzitano - Chiara Orsetti

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