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Cultura e spettacoli | 17 agosto 2026, 09:59

Mogol compie 90 anni, storia di un rivoluzionario che ha saputo cambiare il cantautorato

Dalle vittorie al Festival di Sanremo all'incontro con la scuola genovese e all'amicizia con Gino Paoli: la carriera di Giulio Rapetti, autore di 1.776 canzoni, attraversa i luoghi e i protagonisti che hanno cambiato per sempre la musica italiana

Mogol compie 90 anni, storia di un rivoluzionario che ha saputo cambiare il cantautorato

Novant’anni, di cui oltre sessantacinque passati a scrivere canzoni, contribuendo a rivoluzionare il mondo del cantautorato e cambiando per sempre la musica leggera.

Giulio Rapetti, in arte Mogol, oggi compie 90 anni. Novant’anni in cui le parole hanno avuto un ruolo fondamentale ma a lui il termine ‘paroliere’ non è mai andato troppo a genio. Ha sempre preferito autore, una distinzione che racconta bene il modo in cui ha sempre inteso il proprio mestiere. 1776 brani, 523 milioni di dischi venduti nel mondo per una carriera che non ha eguali.

La sua storia comincia nella seconda metà degli anni Cinquanta quando, accanto al padre Mariano Rapetti, direttore delle edizioni Ricordi, inizia a lavorare nell’ambito editoriale. 

Il successo non tarda ad arrivare e ha un luogo e un tempo ben precisi: il Festival di Sanremo.

Nel 1961, con il brano ‘Al di là’, scritto insieme a Carlo Donida e interpretato da Luciano Tajoli e Betty Curtis, Mogol vince il festiva di Sanremo e si guadagna un posto nel circuito discografico. È l’inizio di un rapporto strettissimo con il festival della musica italiana. Due anni più tardi, nel 1963, torna a vincere con ‘Uno per tutte’ interpretata da Tony Renis, nel 1965 di nuovo con ‘Se piangi se ridi’ con Bobby Solo.

Sanremo accompagna la prima parte della carriera di Mogol, un’ascesa velocissima che lo porta a orbitare a qualche centinaio di chilometri di distanza dalla città dei Fiori.

A Genova sta nascendo una sensibilità nuova, quella che prenderà il nome di ‘Scuola Genovese’. Qui Gino Paoli, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Fabrizio De André e i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi si confrontano in uno dei laboratori più importanti per la musica italiana.

Proprio qui Mogol trova uno dei legami meno conosciuti ma più interessanti. L’autore milanese frequenta la scuola genovese, con alcuni dei suoi membri stringe rapporti, come quello con Gino Paoli.

L’incontro tra i due si tramuta velocemente in amicizia e Rapetti ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione di uno dei brani simbolo di Paoli: ‘Il cielo in una stanza’.

Fu lo stesso autore a raccontare di aver intuito immediatamente le potenzialità della canzone di Paoli e di essersi attivato perché arrivasse a Mina, organizzando un incontro tra i due. Fu la versione della cantante a trasformare il brano in un successo enorme che contribuì a consacrare il cantautore genovese.

Un altro importante capitolo è quello che riguarda Luigi Tenco. Raccontando di quel terribile 1967, Mogol ha raccontato di aver cercato di dissuadere Tenco dal partecipare al Festival con ‘Ciao amore ciao’ e di averlo fatto in un viaggio in auto da Roma a Sanremo. Tenco arrivò al Festival, venne eliminato e quella notte restò per sempre nella storia della musica italiana.

Genova e Sanremo, in quegli anni, si incrociano spesso. Da una parte il Festival e tutto ciò che il pubblico italiano ascolta; dall’altra i locali, gli incontri, il nuovo cantautorato che si fa strada.

Mogol si trova a essere contemporaneamente dentro l’industria discografica e in contatto con una generazione di autori che, facendo della canzone qualcosa di sempre più personale, narrativo e letterario, sta cercando nuove parole per raccontare l’Italia.

Il rapporto con Sanremo continuerà a essere centrale anche negli anni successivi. La sua carriera lo porterà a lavorare con alcuni dei più grandi interpreti della musica italiana e, in tempi più recenti, a occuparsi direttamente della formazione dei giovani artisti destinati al palco dell’Ariston. Nel 1992 fonda il CET, il Centro Europeo di Toscolano, con cui Mogol si dedica alla formazione di autori, musicisti e cantanti, collaborando così con le nuove generazioni del Festival.

Ma è imprescindibile il binomio Mogol - Lucio Battisti. I due si incontrano alla fine del 1965 e danno vita a uno dei sodalizi più celebri della musica. Da questo incontro nasceranno brani come ‘Emozioni’, ‘Pensieri e parole’, ‘La canzone del sole’, ‘I giardini di marzo’, ‘Il mio canto libero’ e tanti altri.

Intanto, la canzone italiana sta attraversando la sua trasformazione più radicale. Genova e Sanremo sembrano due facce della stessa medaglia con la prima a esplorare nuove sensibilità e la seconda pronta a diventare megafono nelle case degli italiani.

Mogol ha sempre continuato a scrivere, produrre, formare giovani artisti e interrogarsi sul ruolo della music. Nel suo libro, ‘Senza Paura. La mia vita’, edito da Salani, ripercorre questa sua lunga avventura, consacrata qualche mese fa, nel corso della terza serata del Festival di Sanremo che, a distanza di sessantacinque anni dal primo trionfo, ha voluto omaggiare l’autore con il Premio alla carriera Città di Sanremo e con il tributo di una standing ovation da parte del pubblico del teatro Ariston.

A novant’anni Mogol non è solo l’autore di una quantità incredibile di testi per canzoni, è quella persona capace di attraversare periodi, correnti artistiche, movimenti e rivoluzioni cercando sempre le parole più giuste per raccontare la società e i suoi mutamenti.

Isabella Rizzitano

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