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Gen Z - il mondo dei giovani | 23 agosto 2026, 09:30

Gen Z - Il mondo dei giovani - L’estate perfetta non esiste: quando i social ci fanno sentire in vacanza meno degli altri

Feste, viaggi e tramonti da cartolina: Instagram e TikTok trasformano le ferie in una gara. Ma non esiste un modo giusto per vivere l’estate

Foto Pexels

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Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.

Ibiza, feste in barca, aperitivi al tramonto, giri in gommone, viaggi dall’altra parte del mondo, safari, Dubai, Maldive. Basta aprire Instagram o TikTok durante l’estate per avere l’impressione che tutti stiano vivendo la vacanza perfetta. Scorri un video dopo l’altro e trovi persone sempre in viaggio, sempre circondate da amici, sempre abbronzate, vestite bene e con qualcosa di nuovo da raccontare.

E tu magari sei sul divano, con un cornetto in mano, la tua nuova serie iniziata la sera prima e nessun programma per la giornata. E dopo un po’ arriva quella domanda che, almeno una volta, ci siamo fatti tutti: “Ma sono io che non sto facendo niente?” Il problema è che i social ci mostrano continuamente un’idea molto precisa di estate. Un’estate fatta di esperienze, viaggi, feste, tramonti e fotografie che sembrano raccontare giornate perfette una dopo l’altra. E più le guardiamo, più rischiamo di confrontare la nostra vita reale con quella che qualcun altro ha scelto di mostrare.

Ma non tutti vogliono la stessa estate.

C’è chi sogna di partire per un mese e visitare più Paesi possibili e chi è perfettamente felice di trascorrere qualche settimana nella casa al mare. C’è chi aspetta tutto l’anno per andare a una festa, chi preferisce una giornata tranquilla con gli amici e chi non vede l’ora di avere qualche giorno libero per rimanere semplicemente a casa. C’è chi ama il campeggio, chi vuole un hotel con tutti i comfort, chi preferisce la montagna al mare e chi, invece, non aspetta altro che poter passare un’intera giornata davanti alla propria serie preferita.

E nessuna di queste estati vale più delle altre.

Il fatto che qualcuno trascorra una settimana alle Maldive non rende automaticamente meno importante il tuo weekend al mare a pochi chilometri da casa. Un viaggio dall’altra parte del mondo può essere un’esperienza incredibile, ma anche una giornata trascorsa con le persone che amiamo può diventare un ricordo che porteremo con noi per anni.

Il problema è che sui social tendiamo a trasformare tutto in una sorta di classifica. Chi ha viaggiato di più, chi ha visto più posti, chi ha partecipato a più eventi, chi ha fatto più esperienze. E così anche le vacanze sembrano diventare una gara in cui bisogna dimostrare di essersi divertiti abbastanza.

Ma chi stabilisce quanto sia abbastanza?

C’è poi una questione ancora più concreta: i soldi. Non tutti hanno la possibilità di trascorrere settimane in resort di lusso, prenotare voli intercontinentali, noleggiare una barca o permettersi vacanze costose. E non dovrebbe esserci nulla di cui vergognarsi. Le possibilità economiche sono diverse e confrontare continuamente il proprio stile di vita con quello di persone che hanno disponibilità completamente differenti può farci sentire inadeguati per qualcosa che non dipende nemmeno da noi. Una vacanza meno costosa non è una vacanza meno importante. Se possiamo permetterci una giornata al mare, una gita fuori porta, qualche giorno in campeggio o una settimana nella casa dei nonni e questo ci rende felici, quella è la vacanza che conta per noi.

Non bisogna nemmeno avere qualcosa da mostrare. Una delle conseguenze più strane dei social è che a volte sembra quasi che un’esperienza non sia davvero successa se non abbiamo una fotografia o un video da pubblicare. Una giornata al mare diventa una serie di storie, un viaggio viene raccontato attraverso decine di fotografie e una cena con gli amici deve necessariamente finire online. Così rischiamo di vivere le nostre esperienze pensando già a come appariranno agli altri. E nel frattempo dimentichiamo di viverle. 

L’estate può essere anche una giornata passata a dormire fino a tardi, una passeggiata senza una destinazione, una pizza con gli amici, un libro letto sul balcone, una partita a carte, un pomeriggio davanti alla televisione o una serata improvvisata. Non sono esperienze da copertina, ma questo non significa che abbiano meno valore.

C’è poi un’altra faccia dell’estate che sui social vediamo molto meno: la solitudine.

Mentre online sembra che tutti siano circondati da amici e abbiano continuamente qualcosa da fare, molte persone durante l’estate si ritrovano improvvisamente sole. Gli amici partono, le città si svuotano, i gruppi si dividono e le occasioni per uscire diminuiscono. C’è chi rimane a casa mentre guarda le storie degli altri al mare, in viaggio o a una festa e inizia a sentirsi escluso.

Per qualcuno questa sensazione è ancora più forte perché non ha un gruppo di amici con cui organizzare qualcosa. E vedere continuamente altre persone vivere un’estate piena può far sembrare la propria ancora più vuota.

Anche in questo caso, però, i social mostrano soltanto una parte della realtà. Quella persona che vediamo in barca con dieci amici potrebbe aver passato la settimana precedente da sola. La coppia che pubblica fotografie da una destinazione paradisiaca potrebbe avere problemi che non vedremo mai attraverso una storia di quindici secondi. La comitiva che sembra divertirsi ogni giorno non racconta necessariamente tutti i momenti in cui non ha fatto nulla.

Non è necessario avere un’estate piena di eventi per poter dire di aver avuto una bella estate.

L’idea di dover vivere “l’estate della nostra vita” può trasformarsi facilmente in una pressione. Ogni estate deve essere migliore della precedente, ogni viaggio deve essere più particolare, ogni esperienza deve essere degna di essere raccontata. E quando settembre arriva, sembra quasi di dover presentare un resoconto di tutto quello che abbiamo fatto.

Ma l’estate non è una competizione. Non c’è un numero minimo di viaggi da fare, una quantità di feste a cui partecipare o una destinazione che bisogna necessariamente raggiungere. Non è necessario avere fotografie davanti a un tramonto esotico per dimostrare di essersi divertiti. Se la nostra estate ideale è una settimana in una casa al mare con la famiglia, va bene. Se è un viaggio con gli amici, va bene. Se è un trekking in montagna, va bene. Se è rimanere in città e uscire la sera, va bene. E anche se quest’anno non abbiamo fatto praticamente nulla, non significa che abbiamo sprecato la nostra estate.

Martina Colladon

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