“Ti amo campionato”. Torna in mente puntuale, ad agosto, il celebre tormentone di Elio e le Storie Tese. Torna anche quando, passata la poco convincente parentesi estiva del mundial più show-biz che mai, rivedere la Serie A portava con sé quel senso di certezza, di tornare a un calcio più usuale. Un'attesa purtroppo puntualmente rispettata. Purtroppo perché, tolte le paillettes e i lustrini americani rimasti ormai un ricordo, il ritorno alla “normalità” è già tornato ad essere il consueto bailamme di polemiche per scelte arbitrali che, nonostante un cambio ai vertici Aia, continuano a far discutere.
E il Genoa, manco a dirlo, ci è entrato dentro suo malgrado con tutte le scarpe, a causa della rete che al minuto 82' ha aperto la strada al successo della squadra di Allegri. Ancora una volta protagonista, suo malgrado, lo “sfortunato” - quando incontra il Grifone - signor Di Bello.
Il fischietto aveva ricevuto dal neo designatore Orsato l'opportunità di spazzare via quella diffidenza nei suoi confronti palesata alla vigilia, quando alla mente tornava l'ultimo precedente, ancora tra Grifone e Napoli: allora fu lui, dal Var, a richiamare al 90' già passato il direttore di gara per assegnare il generosissimo rigore della vittoria ai partenopei al “Ferraris”, qualche mese fa. Quel Var che, stavolta, per le nuove e apprezzabili indicazioni, non è intervenuto a sindacare su un contatto ben visto dal campo dal primo arbitro.
Già, ben visto. Perché è lo stesso Di Bello ad avvicinare il fischietto alla bocca non appena il braccio di De Bruyne si allarga su Vasquez - in pieno controllo del pallone - per poi riallontanarlo e riporlo quindi nuovamente alle labbra, decretando così la validità della rete che ha aperto la strada al successo della squadra di Allegri.
Una decisione contestata non solo da parte genoana, che ha lasciato un forte amaro in bocca alla società. Un malessere emerso anche nel “day-after” attraverso una breve nota pubblicata sui social dal club rossoblù: “Ci alleniamo ogni giorno con una certezza: ogni punto per il Genoa è una conquista, ed ogni punto che perdiamo deve essere meritato e conquistato dall'avversario. Quando si tratta di raggiungere i nostri obiettivi un punto ottenuto alla prima giornata vale tanto quanto uno conquistato all'ultima. Oggi proviamo frustrazione e sconcerto. Ogni punto conta”.
Nessuna accusa diretta, nessun richiamo in causa dell'arbitro: il suo operato è stato liquidato come corretto per dinamica dal designatore, le cui parole sono state raccolte da un cronista tra i corridoi dell'impianto genovese al triplice fischio. Un concetto tutt'altro che neutro nei contenuti, però, che si aggiunge alle parole del direttore Diego Lopez nel primissimo post partita: un intervento pubblico raro in casa Genoa, che non accadeva dai tempi del gol viziato da un tocco di mano di Pulisic contro il Milan, con l'allora presidente Zangrillo.
E così, appena riacceso il motore della Serie A, il Genoa si ritrova già a fare i conti con quella che avrebbe voluto lasciare alle spalle: la sensazione che, oltre al campo, ci sia sempre qualcosa da discutere. Una rete, un fischio, un Var che non interviene e un punto che sfuma: il campionato è appena cominciato, ma il vecchio “circo” già tornato puntuale all'appuntamento. Perché, in fondo, “Ti amo campionato” resta sempre attuale. Anche quando, per amarlo, servirebbe qualche polemica e qualche scelta dubbia in meno.














