La secca del Reno e le difficoltà alla navigazione commerciale nel tratto più delicato di Kaub, in Germania, potrebbero trasformarsi in un’opportunità strategica per i porti italiani e in particolare per Genova e La Spezia, chiamati a proporsi come sbocco alternativo per i traffici della Svizzera e dell’Europa centrale verso il Mediterraneo.
A sottolinearlo è il presidente di Federlogistica Davide Falteri, secondo cui le criticità che stanno interessando una delle principali vie d’acqua commerciali europee possono aprire nuovi spazi per il sistema logistico ligure, a condizione però che l’Italia riesca a garantire infrastrutture e servizi adeguati.
“La secca del Reno, che ha fortemente limitato la navigazione commerciale nel punto critico di Kaub, è un’opportunità da cogliere per i porti italiani e liguri, con Genova e La Spezia che potrebbero diventare davvero una porta naturale della Svizzera e dell’Europa centrale verso il Mediterraneo e i mercati internazionali”, afferma Falteri.
Un’occasione che, secondo il presidente di Federlogistica, non può però essere affrontata soltanto sul piano delle dichiarazioni. Per attirare stabilmente nuovi flussi di merci verso gli scali liguri servono infatti maggiore capacità ferroviaria, collegamenti affidabili attraverso il Terzo Valico e i valichi alpini, terminal efficienti e procedure doganali più rapide.
Fondamentale anche la capacità di offrire servizi specializzati per comparti particolarmente delicati, dai prodotti chimici e farmaceutici alle merci pericolose fino ai carichi che necessitano del mantenimento della temperatura controllata.
“L’opportunità non si coglie con gli annunci”, avverte Falteri, evidenziando come le variabili climatiche e geopolitiche non possano più essere considerate eventi eccezionali, ma elementi ormai strutturali con i quali il settore della logistica è costretto a confrontarsi.
“Le variabili climatiche e geopolitiche non sono più un’emergenza; sono uno scenario sul quale la logistica, che significa competitività per le imprese produttrici, è costretta endemicamente a muoversi e assumere decisioni traumatiche”, sottolinea.
Da qui anche la critica alla capacità di risposta del sistema italiano. Per Falteri, davanti a crisi che tendono ormai a ripetersi, i tempi di reazione restano troppo lunghi sia sul fronte istituzionale sia su quello delle imprese.
“Le capacità di reazione del sistema logistico-infrastrutturale italiano a crisi cronicizzate hanno ancora i tempi delle locomotive a vapore. E questo vale per le istituzioni, ma anche per una forte componente del mondo delle imprese”, osserva.
La sfida, quindi, è trasformare la crisi del Reno in una possibilità concreta per rafforzare il ruolo dei porti liguri e dei collegamenti ferroviari verso il Nord Europa, evitando che anche questa occasione resti soltanto sulla carta.
“Per l’Italia questa crisi deve trasformarsi in una domanda strategica gestita in tempi non burocratici per offrire davvero alle imprese svizzere ed europee un’alternativa meridionale credibile”, conclude Falteri.














