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Attualità | 10 settembre 2026, 18:28

Crisi Amt, 56 milioni di perdita e 190 turni in meno: il 22 ottobre lo spartiacque per il salvataggio

Commissione fiume a Tursi tra conti, piano di risanamento e nuovo servizio dal 14 settembre. Terrile: “Eviteremo il fallimento”. Pascale conferma la riduzione del 10% rispetto allo scorso inverno. Sindacati e consumatori chiedono certezze, opposizioni all’attacco su tagli e consulenze

Crisi Amt, 56 milioni di perdita e 190 turni in meno: il 22 ottobre lo spartiacque per il salvataggio

Cinquantasei milioni di perdita nel 2024, altri 26,4 milioni nel 2025 nonostante i contributi straordinari degli enti pubblici, circa 190 turni di guida in meno (il 10% rispetto al 2025) con il nuovo orario invernale e una procedura di risanamento che nelle prossime settimane dovrà superare il passaggio decisivo dell’accordo con i creditori e dell’omologa del Tribunale.

È il quadro emerso dalla lunga commissione consiliare dedicata alla crisi di AMT, proseguita tra mattina e pomeriggio nella Sala Rossa di Palazzo Tursi e destinata a essere nuovamente aggiornata. Una seduta nella quale amministrazione, vertici aziendali, sindacati, associazioni dei consumatori e opposizioni hanno messo sul tavolo numeri, responsabilità e incognite di una crisi che si trascina ormai direttamente sul servizio offerto ai cittadini.

Da una parte la giunta rivendica di avere imboccato una strada che dovrebbe consentire di evitare il fallimento, mantenere AMT pubblica e riportare progressivamente i conti verso l’equilibrio. Dall’altra restano i nodi del servizio che partirà il 14 settembre, della riduzione delle corse, della carenza di autisti e mezzi, dei costi crescenti e soprattutto della sostenibilità finanziaria dell’azienda una volta conclusa la Composizione Negoziata della Crisi.

Terrile: “56 milioni di perdita nel 2024, 26,4 nel 2025”

A ricostruire per primo il quadro economico è stato il vicesindaco Alessandro Terrile. “Il bilancio di AMT 2024 ha numeri definitivi che registrano un risultato negativo con una perdita di 56 milioni di euro, mentre il bilancio 2025 riporta perdite per 26,4 milioni”, ha spiegato.

Il bilancio 2024 non è ancora arrivato all’approvazione dell’assemblea proprio perché la continuità aziendale resta legata al buon esito della ristrutturazione del debito. “In assenza dell’accordo con i creditori, che consente un notevole risparmio attraverso la falcidia del 50% dei chirografari, è in dubbio la continuità aziendale. Contiamo entro la fine di settembre di raggiungere le percentuali necessarie, il 60% in ogni classe e il 60% complessivo dei creditori, per chiedere al Tribunale di Genova l’omologa degli accordi”.

La riduzione della perdita nel 2025, ha ricordato Terrile, è arrivata anche grazie agli interventi straordinari degli enti: 7,5 milioni dal Comune di Genova e circa 12-13 milioni dalla Regione Liguria, dopo che il collegio sindacale aveva formalmente segnalato lo stato di crisi.

Il vicesindaco ha difeso il percorso avviato dall’amministrazione: “Non confondiamo i pompieri con chi ha appiccato l’incendio. Siamo stati chiamati a gestire una crisi economica subito dopo il nostro insediamento. Siamo convinti che nel mese di novembre chiuderemo la composizione negoziata, rimetteremo in piedi l’azienda, salveremo il lavoro di 3.000 dipendenti e consentiremo ad AMT di continuare a investire”.

Secondo Terrile, al 30 giugno l’azienda sarebbe ormai vicina al pareggio: “Passare da una perdita di 4,5 milioni al mese nel 2024 a essere vicini al pareggio significa che AMT è un’azienda capace di uscire dalla crisi”.

Chilometri oltre contratto e corrispettivi fermi

Uno dei punti centrali del piano di ristrutturazione è l’aumento strutturale dei corrispettivi dei contratti di servizio, per circa 20,7 milioni.

Terrile ha insistito sulla sottocompensazione che negli anni avrebbe progressivamente appesantito i conti dell’azienda.

Nel 2024, secondo i dati illustrati in commissione, AMT ha percorso nell’extraurbano 10 milioni 369mila chilometri contro gli 8 milioni 500mila previsti dal contratto, quasi il 22% in più. Nel bacino urbano i chilometri prodotti sono stati 26 milioni 156mila contro 23 milioni 260mila contrattualizzati, il 12,45% in più. “Chi glieli ha pagati questi chilometri? Nessuno”, ha detto Terrile, ricordando anche come i corrispettivi versati dai Comuni siano rimasti sostanzialmente fermi ai livelli del 2014.

Oggi, ha aggiunto, il Comune di Genova arriva a impiegare complessivamente circa 37 milioni di euro sul servizio, mentre dagli altri Comuni della provincia arrivano poco più di 3 milioni.

Il problema diventa particolarmente evidente sull’extraurbano: “Parliamo di quasi 30 milioni di sottocompensazione sull’extraurbano e di circa 5 milioni sulla Genova-Casella. Se dovessimo semplicemente spalmarli sui Comuni, dovremmo chiedere loro cifre impossibili”.

Da qui la scelta di un aumento dei contributi nell’ordine del 20%, escludendo però, secondo il vicesindaco, qualsiasi ipotesi di scaricare integralmente sui Comuni il peso accumulato negli anni. “Se gli enti pubblici si fossero comportati negli anni scorsi come Comune e Regione si stanno comportando dal giugno 2025 a oggi, AMT non avrebbe queste difficoltà”, ha sostenuto Terrile.

Bianchi (Orsa): “Debiti da 93 a 316 milioni mentre i bilanci erano in utile”

Sul fronte sindacale, uno degli interventi più dettagliati è arrivato da Alessandro Bianchi di Orsa Tpl, che ha ricostruito i numeri dei bilanci precedenti alla crisi. “Nel 2019 AMT chiude con un utile di circa 97mila euro, nel 2020 di 5mila, nel 2021 di 201mila, nel 2022 di 189mila e nel 2023 di 267mila. Per cinque esercizi consecutivi il bilancio civilistico presenta un risultato positivo. Ma contemporaneamente l’esposizione debitoria cresce in modo esponenziale”.

Secondo i dati illustrati da Bianchi, il debito complessivo sarebbe passato da circa 93 milioni nel 2019 a 114 nel 2020, 236 nel 2021, 297 nel 2022 e 316 milioni nel 2023. “Com’è possibile avere bilanci civilistici positivi e contemporaneamente una struttura debitoria che cresce così rapidamente? Un conto economico positivo non significa che la situazione finanziaria sia sana”.

Il punto di rottura arriva quindi nel 2024 con i 56 milioni di perdita e un deficit patrimoniale indicato in 37,55 milioni.

Bianchi ha invitato anche a non individuare una causa unica nella gratuità introdotta negli anni scorsi: “La gratuità è una scelta politica e sociale legittima, ma se la politica decide che determinate categorie viaggiano gratis, il minor ricavo deve essere coperto con risorse pubbliche certe, adeguate e strutturali. Non può diventare un costo incapsulato nel bilancio dell’azienda”.

Il rappresentante di Orsa ha quindi richiamato la scadenza delle misure protettive concesse nell’ambito della Composizione Negoziata della Crisi, prorogate fino al 21 ottobre. “Il 21 ottobre non è una data qualsiasi. La domanda vera è: cosa succede il 22 ottobre? Stipendi, occupazione e potere d’acquisto dei lavoratori non possono diventare la variabile di aggiustamento del dissesto”.

Berruti: “O l’accordo omologato o la procedura concorsuale”

La delicatezza del passaggio è stata confermata dal presidente di AMT Federico Berruti, che ha indicato con chiarezza i due possibili scenari. “O si esce dalla procedura arrivando a un accordo di ristrutturazione omologato dal Tribunale, tornando in bonis, salva anche se non ancora sana, oppure lo sbocco sarà la procedura concorsuale con la liquidazione giudiziale, dove il servizio verrebbe inevitabilmente falcidiato”.

Berruti è tornato anche sulle modalità con cui durante l’estate erano stati prospettati i tagli a linee e corse, dopo le proteste arrivate dai territori. “Mi sono reso conto che i modi, i tempi e lo stile con cui abbiamo prospettato questa manovra hanno aggiunto un problema relazionale. La responsabilità è solo mia, mi scuso e cerchiamo di migliorare il metodo”.

Dal 14 settembre circa 190 turni in meno

Nel pomeriggio è stato il direttore generale Nicola Pascale a entrare nel dettaglio del servizio che partirà lunedì 14 settembre.

AMT, ha spiegato, ha rivisto l’intera rete classificando le circa cento linee urbane tra principali, locali e di adduzione, utilizzando dove disponibili i dati di carico e cercando di concentrare le riduzioni soprattutto nelle ore di morbida. “Abbiamo cercato di incidere il meno possibile sulle direttrici principali come 1, 13, 14 e 17. Diverse linee locali non sono state toccate”.

La riduzione complessiva rispetto al servizio invernale dello scorso anno sarà “di circa il 10%”.

Il punto, secondo Pascale, è però costruire un servizio realmente effettuabile sulla base degli uomini e dei mezzi disponibili. “In precedenza il servizio programmato non è stato sempre commisurato alla disponibilità effettiva e questo ha determinato in molti casi il salto delle corse. Abbiamo costruito i turni uomo-macchina sulla disponibilità realmente impiegabile dall’azienda”.

I turni di guida passeranno così a circa 850, con una riduzione nell’ordine delle 190 unità rispetto alla programmazione precedente.

Sull’area metropolitana l’obiettivo dichiarato è garantire orari definiti, mentre nell’urbano AMT comunicherà le frequenze per ciascuna linea. Il nuovo programma è ancora oggetto di confronto con i sindacati e sarà pubblicato sui canali aziendali.

Pascale non ha fornito durante la seduta il numero esatto dei chilometri che verranno complessivamente tagliati su base annua, spiegando che il calcolo deve tenere conto dei diversi orari che si sono succeduti durante il 2026.

Consumatori: “Come sarà garantita davvero la frequenza?”

Ed è proprio sull’affidabilità del servizio che si sono concentrate le associazioni dei consumatori.

Secondo Federconsumatori, con oltre cento autisti mancanti, una riduzione attorno al 20% dei turni e una quota importante di mezzi indisponibili resta da capire come possa essere garantita una contrazione delle corse mediamente limitata al 10%. “Serve conoscere la vera frequenza di attesa per ogni linea”, è stato sottolineato durante e dopo l’audizione. “Il piano di emergenza che entrerà in vigore il 14 settembre non chiarisce ancora come funzionerà il servizio nei prossimi mesi”.

Anche Daniele Creniti di Adoc ha chiesto un piano che dia ai cittadini frequenze certe e informazioni trasparenti alle fermate.

Massimo Palomba della Rete dei comitati ha invece richiamato la progressiva contrazione dell’offerta di trasporto pubblico a Genova: dai 31,8 milioni di chilometri di circa vent’anni fa ai 26,1 milioni attuali. Secondo i suoi calcoli, ulteriori riduzioni rischierebbero di portare l’offerta fino a 19,2 milioni di chilometri, spingendo sempre più utenti verso il mezzo privato.

I sindacati: “Non paghino lavoratori e utenti”

Fortemente critica anche la posizione delle organizzazioni sindacali. Paolo Bruzzone della Cub Trasporti ha contestato la soppressione dei turni di guida e denunciato il rischio di un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e della sicurezza degli autisti.

Antonio Vella della Fit Cisl ha ribadito che le scelte sociali devono essere finanziate dalla politica e non scaricate sul bilancio aziendale, richiamando anche la difficoltà di reperire personale a fronte di retribuzioni ormai poco attrattive.

Edoardo Fano della Faisa Cisal ha ricordato la crisi strutturale del finanziamento del trasporto pubblico nazionale e la carenza di risorse per la Liguria, sottolineando anche l'uscita di circa 150 dipendenti nell’ultimo anno e difendendo la gestione pubblica e in house dell’azienda.

Da Filt Cgil, Uil e dalle altre rappresentanze è arrivata la richiesta di rendere stabile il tavolo con il Comune, intervenire sulla sicurezza e garantire maggiore trasparenza verso lavoratori e utenti.

Sul punto Terrile ha respinto l’idea che il risanamento possa passare da una contrapposizione tra le due categorie: “Rifiutiamo alla radice che per uscire dalla crisi si debba scegliere tra utenti e lavoratori. Il diritto alla mobilità degli utenti si realizza attraverso il lavoro di AMT”.

Le opposizioni: tagli, consulenze e responsabilità

Molto duro il confronto politico. Pietro Piciocchi ha contestato la gestione degli ultimi mesi: “L’amministrazione deve chiedere scusa. Sono tre mesi che lavorate al piano e lunedì parte l’orario invernale. Non esiste al mondo una conduzione politica della vicenda di questo tipo”.

Nel mirino anche l’accordo con Trenitalia, giudicato poco chiaro rispetto a quanto contenuto nel piano di risanamento.

La Lega, con Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua, ha attaccato nuovamente il piano di tagli presentato il 19 agosto, sostenendo che la successiva revisione sia arrivata soltanto grazie alla protesta dei sindaci della Città Metropolitana. “È stato evitato un disastro grazie al muro dei sindaci”, hanno affermato, contestando in particolare i primi orari ipotizzati per Valle Stura e collegamenti scolastici.

Bordilli e Bevilacqua hanno inoltre puntato il dito sulle consulenze esterne sostenendo che nell’ultimo periodo sia stato superato il milione di euro di spesa e annunciando un documento da portare in aula per impegnare tutte le forze politiche a mantenere AMT interamente pubblica.

Terrile ha replicato ricordando che anche nel 2023 il monte consulenze era attorno a 1,4 milioni e difendendo i costi della procedura di crisi: “La composizione negoziata è onerosa, ma attraverso la ristrutturazione dei debiti AMT potrà ottenere un risparmio nell’ordine dei 25-30 milioni. L’alternativa sarebbe una procedura fallimentare che metterebbe a rischio l’affidamento in house”.

L’accordo con Trenitalia e l’ipotesi di una nuova integrazione tariffaria

Ampio spazio è stato dedicato anche al contenzioso con Trenitalia.

Secondo Terrile, AMT chiuderà una partita da circa 40 milioni pagando complessivamente 11 milioni: 5 milioni subito e altri 6 distribuiti in sei anni. “Non c’è nessun trattamento di favore. Pensiamo però che AMT e Trenitalia non siano concorrenti. Entrambe fanno viaggiare persone con risorse pubbliche e devono tornare a discutere di integrazione del servizio, degli orari e delle tariffe”.

L’obiettivo della giunta è quindi tornare a una maggiore integrazione ferro-gomma, fino a valutare anche l’eliminazione del titolo esclusivamente bus e un nuovo sistema di ripartizione dei ricavi basato sui dati effettivi di utilizzo.

Terrile ha assicurato invece che non ci saranno nuovi aumenti tariffari: “L’analisi del piano tariffario varato nell’ottobre 2025 ha dato esito positivo. Non ci sarà alcuna manovra tariffaria e saranno confermate le agevolazioni per over 70 e studenti”.

Proseguono inoltre i rapporti con l’Università di Genova per rinnovare le agevolazioni destinate alle matricole.

Multe: dei 22 milioni contabilizzati nel 2023 recuperato circa un milione

Un altro capitolo affrontato in commissione è quello delle sanzioni. Terrile ha ricordato che nel bilancio 2023 AMT aveva iscritto circa 22 milioni di euro di crediti derivanti dalle multe, accompagnati da un fondo rischi che lasciava prevedere un recupero nell’ordine di 8 milioni.

Il dato reale, ha spiegato, è stato però molto più basso. “Di quei 22 milioni oggi è stato recuperato circa un milione. Non significa rinunciare al recupero dell’evasione, significa evitare di chiudere i bilanci facendo finta che entrino soldi che poi non arrivano”.

Con il bilancio 2024 il fondo è quindi stato adeguato a una percentuale di recupero molto più prudente.

Fondi Mase, il Comune: “Non possiamo contabilizzare soldi prima che arrivino”

Analogo approccio, secondo Terrile, verrà utilizzato per i fondi del Mase destinabili al trasporto pubblico. Il vicesindaco ha richiamato il decreto che consente a Comune e Città Metropolitana di presentare l’istanza per utilizzare le risorse sul Tpl, ma ha invitato alla prudenza sui tempi di erogazione.

Nel piano di risanamento, ha spiegato, verranno messi a bilancio per il 2026 soltanto circa 2 milioni, corrispondenti all’anticipo atteso. Le ulteriori risorse vengono distribuite prudenzialmente sugli esercizi successivi: 8 milioni nel 2027, altri 8 nel 2028 e la quota residua nel 2029.

Terrile ha ricordato a questo proposito anche precedenti finanziamenti ministeriali da 12,5 milioni più Iva, messi a bilancio nel 2023 ma non ancora materialmente trasferiti: “Il Comune li ha anticipati ad AMT nell’agosto 2025, quando abbiamo avuto la conferma che la rendicontazione era corretta, e li sta ancora aspettando”.

Gasolio e contratto nazionale: altri 5-7 milioni da trovare nel 2026

A complicare ulteriormente il quadro sono due elementi non previsti originariamente dal piano.

Pascale ha indicato il mancato trasferimento delle risorse necessarie a coprire l’adeguamento del contratto collettivo nazionale e l’aumento del costo del gasolio, che Terrile ha quantificato in circa 500mila euro al mese.

I due fattori potrebbero pesare nel 2026 per altri 5-7 milioni di euro. “Non dovranno determinare ulteriori interventi sul piano di produzione”, ha spiegato Pascale, “ma richiederanno di individuare altre misure di efficientamento”.

Terrile ha quindi richiamato anche il tema del Fondo nazionale trasporti, avvertendo che un mancato aumento o una revisione dei criteri di ripartizione che penalizzasse la Liguria avrebbe conseguenze pesanti sui conti delle aziende.

Taxibus e Navebus non torneranno nel 2026

Tra le risposte arrivate nel pomeriggio anche quella sui servizi sospesi.

A una domanda del consigliere Mauro Avvenente, Terrile ha spiegato che “fino alla chiusura della composizione negoziata della crisi, quindi nel 2026, non c’è il ripristino di Taxibus e Navebus”.

Per il Taxibus, considerato il carattere sociale del servizio, il Comune sta però valutando la possibilità di individuare risorse proprie per una futura riattivazione.

Robotti: “AMT resterà pubblica, nessuna contrapposizione tra ambiente e lavoro”

L’assessore alla Mobilità Emilio Robotti ha difeso l’azione della giunta anche sul piano politico, respingendo l’idea di una contrapposizione interna alla maggioranza o tra le esigenze dei lavoratori e quelle della mobilità sostenibile. “I lavoratori di AMT e le loro famiglie sono anche utenti del servizio pubblico e viceversa. Non esiste alcuna contrapposizione”.

Robotti ha inoltre ribadito che l’azienda resterà pubblica e che il piano dovrà continuare a favorire il trasferimento degli spostamenti dal mezzo privato al trasporto collettivo, anche in funzione della sicurezza stradale.

Franceschi: “Sull’extraurbano si è cambiato passo, ma il servizio va ripensato”

Sul versante metropolitano, il vicesindaco Simone Franceschi ha riconosciuto che la protesta dei sindaci ha aperto una fase diversa nel confronto con AMT. “I sindaci hanno chiesto un percorso, si è aperto un tavolo e l’azienda ha mostrato un impegno diverso. Da qui a lunedì bisogna mettere in campo un orario minimale sulle fasce garantite, che sarà poi in costante evoluzione nel rapporto tra territori e azienda”.

Franceschi ha però avvertito che non tutti i problemi possono essere risolti conservando integralmente l’attuale rete: “Tutti devono prendere consapevolezza che il servizio va ripensato nel suo insieme. Tagliare oltre un milione di chilometri significa essere linciati dai cittadini, ma anche parlare semplicemente di integrazione bus-treno senza considerare territori che vanno da Sestri Levante a Busalla, Campo Ligure o Arenzano non è realistico”.

Terrile ha ribadito che non esiste alcuna volontà di separare il bacino urbano da quello extraurbano: “Semmai dobbiamo integrarli meglio. Ma integrazione non può voler dire lasciare chi arriva da Torriglia a Prato e dirgli di prendere il 13. Bisogna partire dalle esigenze reali dell’utente”.

La commissione sarà aggiornata

La seduta si è chiusa senza esaurire il confronto. Terrile ha lasciato i lavori nel pomeriggio per altri impegni istituzionali, mentre è stato annunciato che la commissione verrà nuovamente convocata.

Sul tavolo restano soprattutto due scadenze: il 14 settembre, quando entrerà in vigore il nuovo servizio invernale ridotto, e il passaggio tra il 21 e il 22 ottobre, quando scadranno le misure protettive della Composizione Negoziata della Crisi.

MATTEO CAMPORA (LIGURIA INSIEME): “REGIONE LIGURIA STA SPEGNENDO L’INCENDIO. E DOPO SETTIMANE DI ALLARMI SI SCOPRE CHE I TAGLI NON ERANO NECESSARI”

“Rassicuriamo il vice sindaco Terrile. Nessuno vuole confondere chi ha appiccato l’incendio con chi lo sta spegnendo. Anche perché è del tutto evidente l’impegno di Regione Liguria e del presidente Marco Bucci in prima persona per garantire le risorse necessarie alla messa in sicurezza dell’azienda. Se si vuole proprio scegliere la metafora dei pompieri, potremmo dire che nelle manichette usate per spegnere il fuoco stanno scorrendo i milioni erogati dall’amministrazione regionale per fornire liquidità all’azienda. E che l’incendio è semmai divampato, rischiando di finire fuori controllo, quando qualcuno ha soffiato sul fuoco delle polemiche che hanno allarmato fornitori e creditori per una situazione descritta con toni apocalittici del tutto inadeguati per un’azienda che per anni ha sempre garantito il servizio e i pagamenti". Così interviene Matteo Campora, consigliere regionale capogruppo di Vince Liguria e coordinatore regionale di Liguria insieme, in replica alle polemiche del vice sindaco di Genova Alessandro Terrile sulla crisi di Amt. "D’altra parte, la storia sembra ripetersi ancora in questi giorni. Dopo settimane di annunci di tagli lacrime e sangue, di piani draconiani presentati ai sindaci, di misure drastiche da assumere a pena del fallimento di Amt, improvvisamente dal vertice della Città Metropolitana viene ritirata ogni proposta e vengono accolte le richieste di chi difendeva un servizio indispensabile per i cittadini - conclude Campora rivolgendosi al centrosinistra -. Non vi viene il dubbio di avere raccontato una realtà che non esisteva? Che ancora una volta si era fatto dell’allarmismo inutile pur di dare la colpa “a quelli di prima"?. 

Isabella Rizzitano - Federico Antonopulo

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