Prosegue la mobilitazione dei lavoratori Ericsson contro i 131 licenziamenti annunciati nello stabilimento genovese, quasi la metà degli attuali addetti. Questa mattina lavoratori e sindacati si sono ritrovati in presidio davanti alla Regione Liguria, mentre la vertenza arriva sul tavolo della politica regionale con il confronto con i capigruppo e l’assessorato competente.
La richiesta dei sindacati è innanzitutto quella di esercitare la massima pressione possibile sull’azienda perché faccia un passo indietro. “Chiediamo alle istituzioni locali di fare tutto il possibile affinché l’azienda ritiri i licenziamenti, perché 131 posti di lavoro persi a Genova rappresenterebbero un vero dramma sociale per la città”, spiega Sonia Montaldo, segretaria generale Slc Cgil Genova.
Una procedura che, per le sue dimensioni, ha sorpreso anche chi negli anni ha già affrontato diverse riorganizzazioni del gruppo. “È stato un fulmine a ciel sereno. Siamo purtroppo abituati alle procedure di licenziamento collettivo di Ericsson, perché quasi ogni anno ne viene aperta una, ma normalmente si parlava di venti o trenta persone. Una procedura da 131 esuberi non ce l’aspettavamo assolutamente”.
Attualmente nello stabilimento genovese lavorano circa 310 persone. Se il piano dovesse essere confermato, gli addetti scenderebbero dunque a circa 180. Ed è proprio il futuro dell'intero sito a preoccupare il sindacato. “Temiamo ripercussioni anche per i lavoratori che resteranno - sottolinea Montaldo - perché una riduzione di queste dimensioni inevitabilmente pone degli interrogativi sulle prospettive dello stabilimento”.
Al centro della riorganizzazione c’è inoltre la chiusura di un reparto ad altissima specializzazione legato alla ricerca e sviluppo, uno dei settori considerati strategici per la presenza di Ericsson a Genova.
“Stiamo parlando del cuore di Ericsson, di ricerca e sviluppo, il reparto dal quale deriva anche l’accordo di programma del 2009 e per il quale nel tempo sono arrivati finanziamenti pubblici”, ricorda la segretaria Slc Cgil.
L’azienda avrebbe motivato la procedura con la necessità di riorganizzarsi e aumentare la propria competitività, indicando tra le ragioni anche la contrazione del mercato italiano delle telecomunicazioni e la trasformazione delle tecnologie. Motivazioni che il sindacato giudica però troppo generiche rispetto alla portata dell’intervento.
Il timore, adesso, va quindi oltre i 131 licenziamenti immediati. “Abbiamo paura che Ericsson possa progressivamente prepararsi a lasciare Genova”, afferma Montaldo.
Da qui l’appello rivolto non soltanto alle istituzioni locali ma anche al Governo. “Ci aspettiamo che tutta la politica reagisca e cerchi di mettere un freno a questa mattanza. Se non si riuscisse a far ritirare i licenziamenti, chiediamo almeno che le istituzioni ci aiutino a costruire percorsi di ricollocazione dei lavoratori sul territorio ligure”.



















