Al via il confronto tra istituzioni e comitati dei territori per il nuovo Piano Regolatore Portuale di Sistema.
Nella giornata di ieri, mercoledì 16 settembre, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha infatti incontrato prima la Regione Liguria e, nel pomeriggio, il Comitato Liberi cittadini di Certosa e il Comitato di coordinamento Ponente-Palmaro. Una serie di appuntamenti che ha riportato al centro alcune delle questioni più delicate del futuro del porto genovese: dalla mobilità ai depositi chimici, dalla configurazione del bacino di Pra’ alla convivenza tra attività portuali e quartieri.
Il confronto con la Regione ha confermato una sostanziale condivisione dell’impostazione generale proposta dall’Autorità, a partire da un principio destinato a caratterizzare il nuovo Piano: garantire certezza alle funzioni e agli investimenti senza però fissare per i prossimi decenni un assetto rigido e difficilmente modificabile. Alla base di questa impostazione ci sono i cambiamenti intervenuti negli ultimi cinque anni sul piano geopolitico, delle rotte, dei mercati e delle catene logistiche, che hanno mostrato quanto rapidamente possano cambiare gli scenari nei quali operano i porti.
L’obiettivo dichiarato è quindi trovare un equilibrio tra programmazione e flessibilità, evitando anche quelle ambiguità interpretative tra funzioni primarie, secondarie e ammesse che in passato hanno prodotto contenziosi. Un altro elemento sul quale il confronto dovrà concentrarsi è la concreta fattibilità delle opere: il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sarà infatti chiamato a valutare le previsioni anche sotto il profilo della loro sostenibilità economica, rendendo necessari approfondimenti tecnici, ambientali ed economici già nella fase di pianificazione.
Sul porto di Genova la Regione ha avanzato una serie di proposte da approfondire. Nell’area industriale del bacino è stata ipotizzata, tra le altre cose, la possibilità di realizzare sistemi di protezione a mare per la nautica, anche in relazione all’eventuale ampliamento della darsena e alla compatibilità tra cantieristica, diporto e circoli nautici. Un altro tema riguarda la viabilità tra l’attuale varco di Levante e Molo Giano, con l’obiettivo di migliorare il rapporto tra viabilità portuale e fruizione urbana.
Nel bacino storico commerciale è emersa invece una convergenza sulla necessità di mantenere la compresenza delle funzioni container e rotabili, all’interno di un’impostazione polifunzionale che permetta alle aree di adattarsi all’evoluzione dei traffici. Anche il tema degli eventuali riempimenti delle calate è stato inserito nel confronto, da valutare insieme all’equilibrio tra funzioni e alla sostenibilità tecnica ed economica degli interventi.
Per le aree ex ILVA, la Regione ha indicato l’opportunità di conservarne la vocazione industriale, guardando anche ad attività tecnologiche e digitali legate alla blue economy. È stata inoltre prospettata come ipotesi da approfondire la possibilità di collocare a Multedo alcune attività di costruzione navale oggi concentrate nel bacino di Levante.
Particolarmente rilevante il capitolo dedicato a Pra’. La Regione ha chiesto che tra gli scenari di studio rimangano anche configurazioni della banchina più ampie rispetto a quella attualmente prevista dalla proposta di Piano. L’AdSP ha confermato la disponibilità a riconsiderare le diverse ipotesi già analizzate, sempre subordinandole alla sostenibilità tecnica, ambientale ed economica e alle future esigenze del traffico portuale.
Nel pomeriggio il confronto si è spostato direttamente sul territorio. Con i comitati sono stati ripresi alcuni dei temi già affrontati nel precedente incontro con le associazioni dei cittadini, compresi gli approfondimenti ambientali e scientifico-sanitari che accompagneranno la pianificazione. In questo quadro rientra anche l’accordo con ARPAL e il coinvolgimento del professor Paolo Cremonesi per lo sviluppo di un’indagine epidemiologica.
L’Autorità ha inoltre illustrato una serie di ipotesi per ricucire il rapporto fra porto e città, attraverso nuovi collegamenti, percorsi pedonali e ciclopedonali anche in quota, elementi di verde e valorizzazione degli spazi di margine. Tra gli scenari indicati ci sono il collegamento tra Porto Antico e Lanterna, la valorizzazione delle mura storiche e del quartiere del Molo e, nell’eventualità che la Sopraelevata non venga demolita, anche l’ipotesi di un futuro riuso pubblico della struttura.
Dal Comitato Liberi cittadini di Certosa sono arrivate soprattutto richieste legate alla mobilità ferroviaria e alla convivenza tra i traffici merci, in particolare quelli classificati come pericolosi, e il quartiere. Il comitato ha chiesto che il confronto prosegua anche attraverso specifici approfondimenti con i soggetti competenti sulla rete ferroviaria. L’AdSP ha confermato la disponibilità a favorire, per quanto di propria competenza, ulteriori occasioni di interlocuzione sull’accessibilità ferroviaria del porto e sui rapporti con il territorio.
Con il Comitato di coordinamento Ponente-Palmaro, invece, la discussione si è concentrata su due questioni centrali per il Ponente: la ricollocazione dei depositi chimici di Multedo e il futuro del porto di Pra’.
Sul primo tema il Comitato ha chiesto di prendere in considerazione anche l’ipotesi di trasferire le attività fuori dal territorio genovese, esprimendo riserve sulla soluzione che prevede la localizzazione nelle aree portuali industriali di Sestri Ponente. Su Pra’, il Comitato ha manifestato contrarietà a qualsiasi ipotesi di riempimento del bacino e ha chiesto che il potenziamento ferroviario sia accompagnato da adeguati interventi di mitigazione e compensazione per i quartieri.
L’AdSP ha illustrato le diverse configurazioni studiate e le opere previste per rafforzare il rapporto tra porto e territorio. Tra queste, un nuovo collegamento tra le due sponde del Canale di Calma, pensato per creare una connessione diretta tra la città e il Parco delle Dune, e un sistema di collinette verdi nell’area di interfaccia, con una duplice funzione: ridurre l’impatto visivo delle attività portuali e creare una barriera di separazione e protezione della passeggiata pedonale rispetto alla zona destinata allo stoccaggio dei container vuoti.
Nel confronto è stato ribadito che eventuali riempimenti non potranno essere considerati isolatamente, ma dovranno essere valutati nell’ambito della complessiva riorganizzazione delle funzioni portuali, mettendo insieme sviluppo dei traffici, operatività dei terminal, sostenibilità degli interventi e rapporto con i quartieri.
A sintetizzare il metodo seguito dall’Autorità è il presidente Matteo Paroli, che rivendica la necessità di non considerare la proposta attuale come un punto di arrivo già definito: "Se al termine di questo percorso la proposta fosse semplicemente la fotografia di quella da cui siamo partiti, avremmo perso un’occasione. Abbiamo presentato ipotesi costruite su studi e analisi perché possano essere messe alla prova: alcune potranno essere sviluppate in modo più ambizioso, altre rimodulate, altre ancora trovare configurazioni diverse. Gli ultimi cinque anni ci hanno insegnato quanto rapidamente possano cambiare equilibri geopolitici, rotte, mercati e catene logistiche. Sarebbe quindi un errore governare i prossimi decenni irrigidendo oggi ogni funzione e ogni spazio. Il Piano deve dare certezze a chi investe, ma anche consentire al sistema portuale di adattarsi a cambiamenti che oggi non possiamo prevedere. Dobbiamo allo stesso tempo imparare dalle esperienze del passato, superando le ambiguità sulle funzioni che hanno prodotto interpretazioni diverse e contenziosi. Flessibilità non significa indeterminatezza: ogni previsione dovrà avere una ragione industriale e dimostrare la propria sostenibilità tecnica, ambientale ed economica. Il confronto serve a migliorare le proposte; alla fine spetterà all’Autorità fare sintesi e assumersi la responsabilità delle scelte".














