Restano in carcere i quattro uomini arrestati lo scorso 6 ottobre dalla Guardia di finanza di Genova nell'ambito dell'operazione che ha portato al sequestro di 128 chili di cocaina, nascosti nell'intercapedine di un camion parcheggiato all'interno del porto di Pra'. La decisione è stata presa dalla gip Angela Maria Nutini, al termine degli interrogatori di garanzia che si sono svolti questa mattina nel carcere di Marassi.
A rimanere detenuti sono Domenico Gurrieri, 39 anni, Michele Crigna, 33 anni, Vincenzo Maccarone, 54 anni, ed Eros Nicola Castellan Airaldo, 32 anni. La misura cautelare era stata richiesta dalla pm Valentina Terrile, titolare dell'inchiesta.
Secondo quanto riportato nell'ordinanza, l'ingente quantitativo di cocaina sequestrata e il suo valore economico farebbero ipotizzare un'operazione riconducibile a un'organizzazione più ampia, impegnata nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Per il giudice, la custodia cautelare in carcere rappresenta una misura proporzionata alle esigenze cautelari emerse nel corso delle indagini.
Durante l'interrogatorio, Gurrieri, titolare di un'azienda di trasporti, ha respinto ogni accusa, sostenendo di essersi recato nello scalo portuale esclusivamente per seguire un trasporto e verificare alcuni problemi all'impianto frenante di un rimorchio.
L'uomo ha raccontato di essere successivamente tornato nei pressi del mezzo su richiesta di Crigna e di essersi insospettito quando quest'ultimo gli avrebbe chiesto di allontanarsi, mentre un'altra persona saliva sul container. "Non c'entro niente in questa storia", ha dichiarato davanti al giudice. Il suo difensore, l'avvocato Giuseppe Maria Gallo, aveva chiesto la concessione degli arresti domiciliari.
Diversa la versione fornita da Castellan Airaldo, che ha ammesso un proprio coinvolgimento nella vicenda, precisando però di non essere il proprietario della droga e di non aver partecipato materialmente alle operazioni di recupero.
Secondo il suo racconto, avrebbe ricevuto l'incarico di controllare che alcune persone prelevassero la merce dal container, in cambio di un compenso di circa 10mila dollari, somma che tuttavia non gli sarebbe mai stata corrisposta.
L'indagato ha inoltre spiegato di aver ricevuto le istruzioni soltanto dopo il suo arrivo in Italia e di aver assistito alle operazioni di un altro uomo, impegnato a smontare alcune parti del container utilizzando un trapano e una chiave. Ha invece escluso di aver preso parte direttamente allo scarico della cocaina.
A difendere Castellan Airaldo sono gli avvocati Emanuele Tambuscio e Samuele Zucchini, mentre Crigna e Maccarone sono assistiti dall'avvocato Francesco Schimio.
Per tutti e quattro, al termine degli interrogatori, è stata confermata la permanenza in carcere, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire la provenienza dello stupefacente e individuare eventuali ulteriori responsabilità nella vicenda.














