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Attualità | 14 ottobre 2026, 08:57

Ex Ilva, terzo giorno di sciopero davanti alla Prefettura: “La pazienza è finita”. Corteo verso Brignole

Circa 200 lavoratori restano accampati tra via Roma e largo Lanfranco. Armando Palombo: “Vogliamo atti formali scritti, carta canta”. Intanto continuano le interlocuzioni con il Governo e i sindacati annunciano altre 48 ore di sciopero nazionale

Ex Ilva, terzo giorno di sciopero davanti alla Prefettura: “La pazienza è finita”. Corteo verso Brignole

Aggiornamento ore 9.09 - Sono partiti verso la stazione di Brignole i lavoratori dell'ex Ilva al terzo giorno di sciopero.

Dopo la riunione di questa mattina davanti alla Prefettura, dove da due giorni sono state allestite delle tende in cui stanno dormendo gli operai, è stato deciso un corteo che sta raggiungendo la stazione ferroviaria passando per via Santi Giacomo e Filippo.

"Tanto lavoro è stato fatto" ha esordito Armando Palombo prima dell'avvio del corteo "le prefetture, i commissari, i ministri, il Governo stanno approntando delle soluzioni. C’è un lavoro in corso importante che potrebbe portare a una soluzione. Se avessero i tempi di chi lavora, l’avrebbero già fatto. Noi non abbiamo tempo di aspettare. Lo abbiamo detto ieri, abbiamo avuto la vicinanza del Comune di Genova della Regione Liguria di tutti i parlamentari liguri di tutti i colori, della Curia, segnali importantissimi. Ci danno tutti ragione però non ci basta, bisogna che si sbrighino a mettere nero su bianco quello che abbiamo richiesto, lo ripeto per l’ennesima volta: se su Genova e sul nord non c’è un procedimento giudiziario che pende, non ha senso tenere chiusi gli impianti. Si sta lavorando, c’è la soluzione, deve essere materializzata on un foglio di carta in maniera chiara".

Sono riuniti dalle 7 di questa mattina, mercoledì 14 ottobre, i lavoratori ex Ilva per discutere delle azioni da intraprendere nel terzo giorno di sciopero e presidio davanti alla Prefettura.

Dopo il corteo di lunedì e il picchetto con le tende che sta bloccando via Roma e largo Lanfranco, le sigle sindacali stanno ancora attendendo una risposta dal Governo dopo aver incassato la solidarietà dell’amministrazione comunale, di quella regionale e persino della Chiesa. 

Così, mentre si aspetta un cenno da Roma che possa scongiurare il blocco dello stabilimento di Cornigliano e quello di Novi, i lavoratori proseguono nella loro protesta che andrà avanti anche per la giornata di oggi.

A ribadire la posizione dei lavoratori è Armando Palombo, coordinatore della Rsu Fiom Cgil, che chiede atti formali e garanzie concrete sulla continuità produttiva dello stabilimento genovese. “Ci danno ragione tutti, però vogliamo degli atti formali scritti, la nostra pazienza ha un limite”, ha ribadito durante il presidio.

Così, mentre circa duecento lavoratori continuano a trascorrere le notti in tenda in attesa di una soluzione, l’annuncio è quello di una protesta che mantenga alta l’attenzione: “Manifesteremo - ha ricordato Palombo - e decideremo di renderci più visibili verso una città che è stata vicina, paziente e ha capito i nostri problemi”.

Il nodo centrale resta l’approvvigionamento dei coils, i rotoli di acciaio indispensabili per le lavorazioni industriali dello stabilimento genovese. I lavoratori chiedono che vengano individuati e acquistati i materiali necessari per consentire a Cornigliano di continuare a produrre, scongiurando il ricorso alla cassa integrazione e il rischio di perdere clienti.

Nella giornata di martedì una delegazione di operai aveva incontrato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a Genova per un appuntamento dedicato alla sicurezza, consegnandogli una lettera con la richiesta di intervenire sulla disponibilità della materia prima. 

La richiesta non riguarda soltanto una soluzione immediata per reperire i coils, ma anche il ritiro della lettera inviata da Acciaierie d’Italia e garanzie sulla continuità produttiva. Per Cornigliano, insistono i lavoratori, fermare gli impianti significa rischiare di compromettere i rapporti commerciali e disperdere competenze difficili da recuperare.

Sulla vertenza è intervenuto anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci che si è detto ottimista sulla possibilità di raggiungere una soluzione, pur riconoscendo che al momento mancano garanzie scritte. 

“Ho parlato molto con il ministro - ha detto Bucci ieri a margine del consiglio Regionale - soprattutto delle dinamiche specifiche per Genova e su quella che è la prospettiva. Il ministro ha accolto le richieste della parte sindacale, contenute del documento di questa mattina che è assolutamente coerente con quella che è la nostra impostazione strategica”.

Bucci ha poi fatto sapere che a Roma stanno agendo per aprire un confronto evidenziando come il governo stia dando segnali positivi: “Il ministro ha detto che anche al Governo si lavorerà; ha dato segnali positivi. Ovviamente facciamo pressione affinché venga risolto il più in fretta possibile”.

Sul futuro dello stabilimento, sulla prospettiva di dividere Taranto da Genova e da Novi, Bucci getta la palla avanti: “Ora come ora bisogna alimentare Genova e Novi o da Taranto o da un’altra parte. Poi questa decisione la prenderà chi vincerà la gara e chi acquisterà tutto l’insieme. Le cose possono andar bene, quello che non va, sia uniti che spezzati. Quello che non va bene è lasciare un impianto senza le materie prime per poter lavorare. Ecco, questo è il punto focale. Noi dobbiamo fare in modo che Genova possa continuare a lavorare”.

Intanto, nella serata di martedì, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sull’Ilva. Il provvedimento comprende misure per la tutela operativa del polo di Taranto, il rilancio industriale, l’attrazione di nuovi capitali e il sostegno alla ricollocazione degli esuberi. Prevede inoltre il mantenimento in riscaldo delle strutture dell’area a caldo fino alla decisione definitiva della Cassazione e lo sblocco dell’ultima tranche del prestito da 40,5 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, in linea con il parere della Commissione europea dello scorso febbraio.

Sul piano nazionale, però, la tensione resta alta. Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato altre 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti ex Ilva, denunciando le mancate risposte del Governo. I sindacati attendono una convocazione a Palazzo Chigi e si riservano di valutare ulteriori iniziative di mobilitazione.


 

Isabella Rizzitano

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