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Cultura e spettacoli | 05 novembre 2026, 15:06

L’Albergo dei Poveri ritrova le statue dei suoi benefattori

Fondazione Friends of Genoa e Fondazione Paolo e Giuliana Clerici hanno sostenuto il recupero di 50 statue, 7 busti e 2 medaglioni. Un gesto che raccoglie il testimone di Emanuele Brignole e rilancia la vocazione dell’Albergo: essere un luogo capace di offrire opportunità alla città, non soltanto di custodirne la memoria

L’Albergo dei Poveri ritrova le statue dei suoi benefattori

C’è una storia di generosità che si lega a doppio filo all’Albergo dei Poveri e che pare attraversare quattro secoli.

Comincia a metà del Seicento con Emanuele Brignole, che volle costruire un edificio imponente non per celebrare la propria ricchezza, ma per mettere a disposizione della città uno spazio destinato a chi non aveva nulla: un luogo in cui trovare accoglienza, istruzione e una possibilità di futuro attraverso il lavoro. 

Oggi quella stessa idea sembra tornare a vivere in un gesto che, pur con forme e proporzioni diverse, ne raccoglie l’eredità: il restauro delle statue dei benefattori, reso possibile dalla collaborazione tra la Fondazione Friends of Genoa e la Fondazione Paolo e Giuliana Clerici.

Non si tratta soltanto di riportare alla luce un insieme di opere d’arte, ma di riconoscere il valore di una generosità che ha saputo generare altra generosità. Le 50 statue, i 7 busti e i 2 medaglioni restaurati raccontano infatti le persone che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a sostenere l’Albergo dei Poveri e la sua missione. A loro volta, le due fondazioni hanno scelto di investire risorse in questo patrimonio, perché possa essere conservato, conosciuto e restituito alla collettività.

“Abbiamo cercato di restituire alla città, alla quale la Fondazione Paolo e Giuliana Clerici è molto attaccata perché l’imprenditorialità della società è partita proprio da Genova, una piccola parte di quello che Emanuele Brignole fece nel 1650”, ha raccontato Carlo Clavarino, rappresentante della Fondazione Clerici. “Già allora Brignole parte con questo concetto di ‘give back’, che poi è anglosassone e americano, e restituisce alla città un’opera impressionante per le persone meno fortunate, infermi, malati o persone che non potevano permettersi un ricovero”. Un esempio che, secondo Clavarino, conserva ancora oggi una forza particolare: “È un posto stupendo. Speriamo che diventi un luogo molto frequentato dai genovesi, un punto di aggregazione, un punto dove le persone possono vedersi e celebrare la bellezza di questi posti”.

L’idea di una restituzione alla città è anche al centro dell’impegno della Fondazione Friends of Genoa. Il presidente Carlo Perrone ha spiegato che il progetto rientra in una strategia più ampia, pensata per riportare l’attenzione sulle bellezze genovesi e renderle nuovamente visibili. “La Fondazione è nata proprio per riilluminare e mettere sotto la luce i bei posti di Genova. Abbiamo già fatto molti interventi in alcuni musei e quest’anno sono previste l’illuminazione di Palazzo Bianco e quella della Cattedrale e del Museo del Tesoro. Questo intervento è nel solco di quello che facciamo: dare nuova luce alle bellezze di Genova, far conoscere la città non solo ai genovesi, ma anche a chi vive fuori”.

Per Perrone, il recupero dell’Albergo dei Poveri ha anche un significato che guarda al futuro della città. "Il nostro obiettivo strategico è far rientrare anche molti giovani a Genova che oggi vanno via e non trovano lavoro. Una delle cose importanti è proprio ridare bellezza e fare in modo che i giovani tornino”. E immagina per il complesso una destinazione capace di andare oltre l'attuale funzione universitaria: “Certamente questo può essere un polo universitario, ma non possiamo escludere che possa diventare anche un polo museale in un futuro tra dieci o vent'anni. Un luogo così grande penso che non potrà essere dato a una sola attività, ma probabilmente sarà un polo dove ci potrà essere cultura, esposizioni, università”. Uno spazio, insomma, che possa diventare un hub culturale aperto alla cittadinanza.

È proprio questa prospettiva a intrecciarsi con il senso originario dell’Albergo. Come ha sottolineato Giacomo Montanari, storico dell’arte e curatore culturale per il Comune di Genova, il complesso non è soltanto uno scrigno di opere da conservare, ma un luogo che deve tornare a parlare ai cittadini. “L’Albergo dei Poveri è uno dei luoghi che conserva gli esempi più importanti della scultura barocca d’Europa. Qui abbiamo la grande scultura di Pierre Puget, voluta da Emanuele Brignole nel 1666, un capolavoro incredibile. Tutto il lavoro che è stato fatto su questo complesso monumentale è straordinario, qualcosa che non ha eguali nel Nord Italia”. Montanari ha ricordato il contributo di artisti come Ponzanelli, Francesco Maria Schiaffino e Pierre Puget, sottolineando come “la grande arte internazionale” sia racchiusa in questo edificio.

Ma il valore del recupero, per Montanari, non si esaurisce nella qualità delle opere. “Credo che sia opportuno adesso che queste cose tornino ai cittadini, che sentano le storie di questi uomini qua effigiati e anche di questi artisti incredibili che ci hanno lasciato". E, parlando della futura destinazione del complesso, ha indicato nell’università una funzione centrale, senza escludere una più ampia apertura culturale: “So che il rettore Uccelli ha un grande progetto, uno sguardo che intende mettere l’Albergo al centro della riflessione culturale cittadina e ci sarà, secondo me, spazio anche proprio per l’arte e la cultura”.

Il punto, ha aggiunto, è non perdere di vista la ragione per cui l’edificio venne costruito. “Parlare di queste sculture oggi significa affrontare temi che vanno dalla conoscenza dei materiali, quindi il restauro, alla storia dell’arte, alla progettazione del racconto della cultura anche sociale della città. Perché non dobbiamo dimenticarci mai perché l’Albergo viene costruito: è un’opera sulla società cittadina che ci insegna molto ancora oggi”. Un luogo che, nella visione di Montanari, dovrebbe offrire un’occasione a chiunque, proprio come Brignole aveva fatto mettendo a disposizione della comunità un edificio e un progetto di vita per le persone più fragili.

Anche Annamaria De Marini, sovrintendente dell’Albergo dei Poveri e storica, ha richiamato il significato civile dell’istituzione e delle opere che ne custodiscono la memoria. "Sono le persone che hanno concorso a costruire, a metà del Seicento, quello che è ancora oggi il palazzo più grande di Genova, con i suoi 60mila metri quadrati. Un palazzo che nasce all’epoca dei Palazzi dei Rolli, ma questi stessi proprietari hanno voluto donarne uno ancora più grande dei loro privati per chi non aveva nulla: non solo per accoglierli, ma anche per dare loro un futuro, una prospettiva di vita, perché qua i poveri accolti venivano istruiti e poi avviati a un’attività lavorativa”.

La collezione comprende 51 statue, una dozzina di busti e due medaglioni, con opere che superano i tre metri di altezza. Le prime, collocate nelle nicchie, sono in stucco e risalgono agli anni Sessanta del Seicento: furono realizzate da Giovanni Battista Barberini su commissione dello stesso Brignole. La scelta dello stucco, meno costoso del marmo, rispondeva a una logica precisa: destinare la maggior parte delle risorse disponibili ai poveri, anziché alla celebrazione dei benefattori. Una coerenza che De Marini ha ricordato anche attraverso la figura del fondatore, la cui statua in marmo fu realizzata circa due secoli dopo. “Lui aveva chiesto di non essere rappresentato per risparmiare ulteriormente. Non voleva una celebrazione di se stesso, ma aveva investito tutto proprio per i poveri. Al punto che si fa seppellire nella chiesa dell’Albergo dei Poveri come povero anche lui, sotto una lastra senza nome, vestito con la divisa che i poveri portavano qua, dicendo nel testamento: ‘per essere calpestato dai piedi dei poveri che molto ho amato in vita’”.

Il restauro ha permesso anche di far emergere particolari finora poco leggibili e nuove informazioni sulla storia delle opere. "Tante piccole scoperte giorno dopo giorno, dalla firma di un artista, Filippo Parodi, sulla statua di Ferretto in antechiesa, a scalpellature sul volto del putto nel medaglione di Marcantonio Grillo - ha raccontato De Marini -. Si aprono pagine inedite, così come pagine inedite le abbiamo aperte in questi anni grazie ai nostri archivi, che ci hanno consentito anche di attribuire molte di queste statue ai loro scultori”.

La vicepresidente e assessore regionale alla Cultura Simona Ferro ha insistito sul valore dell’Albergo come presidio culturale e luogo di formazione: “Questo edificio è stato voluto da Emanuele Brignole in un momento cruciale e drammatico della storia della Repubblica di Genova. È il momento della peste, siamo a metà del Seicento, un periodo in cui si era decimata la popolazione di circa il 70 per cento: un gesto di grandissima filantropia”. E ha aggiunto: “Questo non deve diventare soltanto un luogo simbolo della conservazione e del restauro, ma anche un luogo storico che possa essere di grande insegnamento ai ragazzi e sicuramente per tanti studenti che qui potranno continuare a studiare, a formarsi e a capire e conoscere davvero quello che i loro avi e chi è stato prima di loro ha fatto e ha voluto dedicare alla loro città”.

Il commissario straordinario di ASP Emanuele Brignole, Marco Sinesi, ha ricordato che l’ente è proprietario dell’immobile, affidato in gestione all’Università fino al 2052, e ha sottolineato il valore di un patrimonio che i genovesi devono poter conoscere. “L’Albergo dei Poveri è nato a metà del Seicento proprio per i genovesi. I genovesi hanno questa meravigliosa casa: Brignole, insieme alla Repubblica di Genova, hanno iniziato quest’opera e dopo 370 anni è ancora un punto di riferimento nella città”. Sinesi ha quindi ringraziato le due fondazioni “perché stanno portando avanti questa idea che la bellezza deve essere tramandata e quindi restaurata" e ha ricordato che il complesso è già visitabile attraverso visite guidate e iniziative come le Giornate dei Rolli.

Il restauro: oltre sessanta opere recuperate

La campagna di restauro dell’Area Monumentale è stata avviata dalla Fondazione Friends of Genoa nel marzo 2025 ed è proseguita fino alla metà del 2026, grazie alla donazione della Fondazione Paolo e Giuliana Clerici. L’intervento ha interessato 50 statue, 7 busti e 2 medaglioni, distribuiti tra la chiesa, l’antechiesa, gli scaloni, il salone e i corridoi degli Uomini e delle Donne.

Le opere presentavano depositi di particolato atmosferico e residui grassi, probabilmente legati anche al fumo delle candele, che ne alteravano le superfici e ne rendevano meno leggibili i dettagli. Erano inoltre presenti piccole lacune, cavillature, sbeccature e fessurazioni, in particolare nelle parti più esposte e articolate, come le mani e le dita.

Il lavoro è stato condotto con un approccio conservativo, volto a recuperare la leggibilità delle sculture senza alterarne la materia originale. Sara Davolio Marani, Daniela Tasso e Matilde Garré hanno seguito gli interventi sulle opere della chiesa e dell’antechiesa; Francesca Olcese e Francesca Ventre quelli sugli scaloni, nel salone e nel corridoio delle Donne. Le operazioni hanno previsto spolveratura, pulitura a secco e a umido per le statue in stucco, impacchi chimici e interventi meccanici per quelle in marmo, oltre al consolidamento delle parti distaccate, al risarcimento delle lacune e a velature cromatiche puntuali. Per le tre grandi statue in marmo del Corridoio delle Donne è stato utilizzato anche un laser a fibra ottica.

Il risultato è il recupero della qualità materica e formale delle opere, con dettagli e caratteri espressivi tornati visibili. Per alcune sculture si è trattato del primo intervento di restauro. Un lavoro che non riguarda soltanto la conservazione di una collezione, ma contribuisce a rendere nuovamente leggibile la storia di un’istituzione nata per rispondere a un bisogno collettivo.

Isabella Rizzitano

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