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Attualità | 28 gennaio 2022, 10:44

Non si può morire di PCTO. Il provveditore Clavarino dice la sua al riguardo

A seguito dell’evento luttuoso di Udine di pochi giorni fa, la morte dello studente Lorenzo Parelli, 18 anni, schiacciato da una trave mentre stava svolgendo il suo ultimo giorno di stage, abbiamo chiesto al provveditore Clavarino di esprimere la propria opinione in merito.

Non si può morire di PCTO. Il provveditore Clavarino dice la sua al riguardo

In tema di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, l’articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 stabilisce l’equiparazione allo status di lavoratori per gli studenti che fanno uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici e apparecchiature fornite di videoterminali durante le normali attività didattiche. Detta equiparazione si estende, secondo la norma, agli studenti beneficiari delle iniziative promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro.

Pertanto, lo studente in alternanza scuola lavoro ha lo stesso status del lavoratore e gode delle stesse tutele.

Il Provveditore ha spiegato che l’accaduto è inspiegabile. Nel tentativo di dare una risposta, si può ipotizzare una carenza in alcuni passaggi: Il PCTO ha dimezzato le ore di impegno dei ragazzi rispetto a quelle previste da alternanza scuola lavoro. Le regole dell’alternanza sono chiare: le scuole e le aziende ospitanti devono collaborare per garantire la formazione e la sicurezza degli alunni con presenza di tutor aziendale e scolastico. Questo è quanto prevede la normativa, ma, nel caso di Udine, qualcosa è venuto a mancare ed il risultato è stato tragico. Quanto accaduto non mette in discussione l’alternanza scuola lavoro in sé e per sé, ma evidenzia problemi che verranno chiariti dalle autorità giudiziarie.

 

C’è forse un po' troppa superficialità nella gestione dall’alternanza scuola lavoro? Forse perché in Italia manca una cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro e del lavoratore? Ciò, peraltro, è dimostrato dalle troppe morti bianche che si registrano nel nostro paese.

In merito, il provveditore conferma la problematica, sottolineando che pochi giorni fa, a Savona, si è svolto un tavolo sulla sicurezza in cui sono emersi dati non molto rassicuranti. In Italia ci sono oggettive difficoltà, ma, al contrario, il PCTO è l’attività più vigilata tra quelle che conducono al lavoro. Infatti, i ragazzi sono obbligati a seguire percorsi di formazione, ad indossare i DPI e sono seguiti da tutor; pertanto, i ragazzi in PCTO sono molto più seguiti dei normali lavoratori. Va sfatato un equivoco: gli studenti non vanno a sostituire i lavoratori, bensì a fare un’esperienza di formazione in un ambiente di lavoro.

Questo evento luttuoso accenderà i riflettori sulle modalità procedurali e gestionali del PCTO?

Clavarino conferma il fatto che ci sarà un’inchiesta. A parer suo, il PCTO non subirà modifiche, a meno che non si arrivi a sospenderlo totalmente. Tale prospettiva non è condivisibile poiché riporterebbe la scuola indietro di parecchi anni e si tornerebbe a pensare che la scuola sia un luogo dove si affrontano le cose solo sul piano teorico, mentre esiste una cultura del sapere attraverso il fare che va assolutamente salvaguardata. Inoltre, Clavarino sottolinea il rapporto forte tra il mondo della scuola e quello del lavoro, non soltanto per gli istituti professionali, bensì anche per gli istituti tecnici e i licei.

Al di là di quelli che saranno gli esiti delle indagini, quali sono le sue riflessioni sul punto sicurezza e tutela dei lavoratori, nonché degli studenti in stage?  

Clavarino sostiene che “la scuola è un luogo di vita non di morte, quindi occorre rivendicare sempre più sicurezza, più attenzione e più capacità delle istituzioni ad investire sugli istituti scolastici. A scuola bisogna arrivarci e uscirne non solo vivi ma anche formati".

Clavarino conclude con una considerazione personale: durante questi due anni di pandemia, ha avuto modo di entrare in contatto con ragazzi le cui risposte al malessere sono state diametralmente opposte. Taluni si sono fatti promotori di azioni e di reazioni. Altri, invece, si sono ripiegati su loro stessi, tanto che gli psicologi hanno registrato un aumento degli atti di autolesionismo. Tenuto conto di ciò, la scuola ha un ruolo ancor più determinante per questi ultimi, dovendo sostenerli ed assisterli per aiutarli nelle scelte di vita

 

Christian Torri

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