Il Comune di Genova, insieme ad altri 15 comuni italiani, aderisce al progetto “LGNetEA – Rete dei Comuni per una rapida risposta e servizi per l’inclusione d’emergenza in aree urbane svantaggiate” al fine di affrontare e risolvere i fenomeni emergenziali originati dalla presenza, sul territorio nazionale, di migranti non integrati da un punto di vista abitativo, lavorativo e sociale. In maniera strategica, co-finanziano il progetto l’Unione Europea, il Ministero dell’Interno (Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione) e ANCI (sistema dei Comuni italiani), Cittalia e ANCIComunicare, uniti per ridefinire un modello innovativo che valorizzi la centralità del welfare e favorisca una rete di sistemi su scala nazionale e locale. Tre gli ambiti di azione del progetto: reperimento e predisposizione di abitazioni o dimore temporanee; attuazione di interventi psico-socio-legali; realizzazione di progetti di impegno civico (civic engagement).
Tra gli interventi messi in campo dal Comune di Genova rientrano attività di manutenzione in alcuni cimiteri del territorio comunale, oltre a percorsi volti all’autonomia abitativa, attuati anche tramite il coinvolgimento di associazioni già operanti sul territorio. Ad oggi l’esperienza è stata svolta in tre cimiteri cittadini (Cesino, Pegli e Sestri Ponente) e ha coinvolto 40 persone provenienti dai progetti SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) ordinari della città. I ragazzi e le ragazze, suddivisi in nove squadre composte da 4/5 persone ciascuna, sotto la supervisione di un tutor, hanno riportato a splendore luoghi per i quali nel tempo non si era potuto svolgere adeguata manutenzione. Beneficiari dell’iniziativa sono persone alle quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato e che percepiscono un contributo di 250 euro mensili per un massimo di sei mesi.
“Il progetto LGNetEA rappresenta un percorso molto innovativo dal punto di vista educativo, lavorativo, sociale e civile – spiega Mario Baroni, Consigliere delegato alle Politiche sociali del Comune di Genova – perché oltre a far sì che si possano accogliere e prendere in cura queste persone provenienti sul nostro territorio dalle più disparate situazioni, e soprattutto aiutarle per un’inclusione vera (non semplicemente un’assistenza nelle strutture), permette di renderle protagoniste di un percorso personale, lavorativo ed educativo, che viene anche retribuito, sotto la guida di un tutor. Sono ragazzi che si stanno rendendo conto della loro utilità anche nella città che li ospita. Non sono solo assistiti, ma anche protagonisti”.
Il Comune di Genova intende proseguire il percorso anche nel 2023, offrendo possibilità di intervento nei tre cimiteri selezionati delle periferie della città. “Genova ha 32 cimiteri – sottolinea Baroni – e la messa a punto, la pulizia e la manutenzione nei cimiteri di Cesino, Pegli e Sestri Ponente ha portato dei risultati davvero eccellenti dal punto di vista del recupero della bellezza anche monumentale di queste strutture, e soprattutto ci ha dato la possibilità di vedere che è un modello replicabile ovunque, e non solo nei confronti dei migranti, ma anche per la fascia di popolazione inattiva”.
Sul futuro e la replicabilità del progetto Mario Baroni chiarisce: “Per il 2022 abbiamo intenzione di coinvolgere 50 nuovi ragazzi e ragazze in questo percorso. Terminati i sei mesi di attività nei cimiteri verrà offerta loro una borsa-lavoro, perché non vogliamo sospendere la loro attività lavorativa e perché è una buona pratica che ha già dato risultati importanti in termini di accoglienza. Bisogna cominciare a guardare a queste situazioni non come un problema ma come una risorsa. L’obiettivo di un Comune è che nessuno rimanga indietro ed è una grande sfida”.
Il progetto LGNetEA, che coinvolge 16 comuni italiani, Bologna, Bolzano, Caserta, Firenze, Genova, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Roma, Sassari, Taranto, Torino, Trieste insieme ad ANCI Liguria, Azienda Servizi Sociali di Bolzano e Azienda Comunale per la Tutela Ambientale di Potenza, è co-finanziato dall’Unione Europea con la linea di finanziamento delle Misure Emergenziali del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI), direttamente gestita dalla Commissione Europea con l’obiettivo specifico “di prendersi cura delle persone per prendersi cura delle città”.














