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Cultura e spettacoli | 24 aprile 2022, 07:00

24 aprile 1945, inizia l'insurrezione: Genova si libera da sola

Tra il 23 e il 25 aprile il CLN delibera e attua l'insurrezione di Genova. Il 24 aprile si inizia a combattere per tutta la città

24 aprile 1945, inizia l'insurrezione: Genova si libera da sola

Il 25 aprile è da sempre una ricorrenza sentita in tutta Italia e numerose sono le storie che, ancora oggi, ci raccontano dei tragici fatti della Seconda Guerra Mondiale e dell’audacia di quanti si sono distinti per contrastare la politica del regime.

Nell’ultimo gruppo bisogna annoverare Genova che, con caparbietà, è riuscita a far arrendere l’esercito tedesco e a far firmare la resa liberandosi da sola.

L’affascinante storia della liberazione di Genova, unico caso in Europa, inizia il 23 aprile, di sera, quando il Comitato di Liberazione Nazionale, il CNL, si riunisce per decidere se dare vita all’insurrezione o se aspettare, con gli Alleati oramai alle porte.

All’esercito tedesco, guidato dal generale Meinhold, viene chiesto di arrendersi ma, con una contromossa, viene minacciata la distruzione del porto. L’unico modo per evitarla sarebbe stata la garanzia di una tregua di quattro giorni per consentire il ritiro delle truppe.

Il Comitato decide allora di mettere ai voti il da farsi: quattro voti contro due. Si delibera l’ordine di insurrezione.

Viene proclamato lo sciopero generale e i partigiani vengono raggiunti da operai e cittadini comuni.

E’ piena notte quando esplodono i primi colpi di fucile.

Si va avanti a combattere per tutto il giorno, senza sosta, battendo la città palmo a palmo e respingendo i tedeschi. 

Si combatte in piazza De Ferrari e nelle delegazioni mentre si lavora di strategia con i partigiani che occupano le alture di Castello Raggio.

Meinhold, indebolito e alle strette, minaccia nuovamente di bombardare ma i contingenti sul campo infilano una serie di disfatte e Genova, con le sue delegazioni, respinge i tedeschi.

Viene allora proposta una nuova trattativa e Carmine Romanzi, “Stefano” in battaglia, raggiunge Savignone e incontra Meinhold. Ha due lettere: una del cardinal Boetto e una del CLN. Viene chiesto nuovamente che vengano deposte le armi e il generale tedesco, consegnando la sua pistola, viene portato a villa Migone, a San Fruttuoso.

Qui trova ad attenderlo proprio il cardinal Boetto e il console tedesco, insieme ai rappresentanti politici del CLN: Remo Scappini, Errico Martino, Giuseppe Savoretti con il maggiore Mauro Aloni.

Una trattativa tesa che termina, viene raccontato, quasi improvvisamente con la firma della resa da parte di Meinhold e la consegna delle armi, in cambio viene garantito per la salvezza della vita dei soldati tedeschi: Genova è libera.

Proprio da Radio Genova, che trasmette dalla stazione radio di Granarolo, arriva l’annuncio: “Popolo genovese esulta. L’insurrezione, la tua insurrezione è vinta. Per la prima volta nel corso di questa guerra, un corpo d’esercito agguerrito e ancora bene armato si è arreso dinanzi a un popolo. Genova è libera. Viva il popolo genovese. Viva l’Italia”.

All’arrivo degli Alleati, Genova si presenta distrutta ma “funzionante”. I tram circolavano per come era possibile e si stava lavorando per riprendere la propria vita.

Il 1° agosto 1947 venne conferita alla città di Genova la Medaglia d'oro al Valor militare, con la seguente motivazione:

Amor di Patria, dolore di popolo oppresso, fiero spirito di ribellione, animarono la sua gente nei venti mesi di dura lotta il cui martirologio è nuova fulgida gemma all'auro serto di gloria della "Superba" repubblica marinara. I 1963 caduti il cui sangue non è sparso invano, i 2250 deportati il cui martirio brucia ancora nelle carni dei superstiti, costituiscono il vessillo che alita sulla città martoriata e che infervorò i partigiani del massiccio suo Appennino e delle impervie valli, tenute dalla VI Zona operativa, a proseguire nella epica gesta sino al giorno in cui il suo popolo suonò la Diana della insurrezione generale. Piegata la tracotanza nemica otteneva la resa del forte presidio tedesco, salvando così il porto, le industrie e l'onore. Il valore, il sacrificio e la volontà dei suoi figli ridettero alla madre sanguinante la concussa libertà e dalle sue fumanti rovine è sorta la nuova vita, santificata dall'eroismo e dall'olocausto dei suoi martiri”.

Certamente, non sarà sfuggito un cognome tra tanti, quello di Giuseppe Savoretti, medico firmatario dell’atto.

E’ il nonno di Jack Savoretti, cantante e cantautore inglese amato in tutto il mondo che spesso torna a Genova, omaggiando le origini della sua famiglia.

Redazione

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