Non un museo, nemmeno un sito archeologico chiuso. Piuttosto una piazza aperta, attraversabile, che restituisca alla Loggia di Banchi la sua antica vocazione.
Dopo anni di stallo legati al ritrovamento di un importante sito archeologico altomedievale sotto la pavimentazione e al progetto che ne stava disegnando un sito espositivo di difficile fruizione, la loggia della Mercanzia torna al centro dell’attenzione politica e culturale di Genova con un cambio di passo per il futuro del manufatto.
A ridisegnarne il futuro è stata la commissione odierna che ha visto gli interventi, tra gli altri, di Giacomo Montanari e Massimo Ferrante, rispettivamente assessore alla Cultura e assessore ai Lavori Pubblici.
Come emerso nel corso della commissione, che ha visto interventi bi partisan e audizioni di tecnici e amministratori locali, la Loggia della Mercanzia sarà restituita alla città come spazio pubblico aperto, percorribile e vivo, superando l’idea di un’area archeologica integralmente a vista.
Ferrante e Montanari hanno illustrato come il lavoro degli ultimi mesi, fatto soprattutto di concerto con la Soprintendenza, sia valso il ‘via libera’ verso una situazione ferma oramai da oltre due anni.

“È innegabile che per troppi anni questo è rimasto un luogo chiuso, un luogo che non ha comunicato col territorio”, ha esordito Ferrante, ricostruendo l’evoluzione del progetto.
Secondo l’assessore, il punto critico è stato il passaggio dal progetto originario di Museo della città alla gestione come area archeologica integrale: “Questo chiaramente ne riduceva fortemente la fruizione, perché se lo spazio della Loggia è in gran parte occupato da un sito archeologico che deve essere a vista è chiaro che la fruizione diminuisce”.
Da qui il confronto con la Soprintendenza, che ha portato a una svolta formale. “Il lavoro che è stato fatto con la Soprintendenza ci ha permesso di superare il concetto di sito archeologico”, ha spiegato.
Dunque, per l’organo di vigilanza e tutela del patrimonio, sarà possibile coprire gran parte del sito archeologico, lasciandone a vista circa un decimo, a patto che l’area sia sempre ispezionabile.
La direzione è quindi chiara come sottolinea ancora Ferrante: “Il fine è quello di avere più spazio possibile senza negare l’importanza del sito archeologico, ma per farlo diventare uno spazio pubblico aperto alla città, libero, attraversabile”.

Sul piano operativo, l’amministrazione punta a ridurre tempi e costi. “Vorremmo avere l’ambizione, per risparmiare, di provare a fare in house almeno arrivare al PFTE [piano di fattibilità tecnico ed economica n.d.r.]”, ha detto.
E sulla partecipazione ha aggiunto: “Costruire un percorso condiviso va fatto con regole chiare, altrimenti diventano assemblee dove non si arriva a nulla”.
L’assessore alla Cultura Giacomo Montanari ha collocato il progetto in una prospettiva storica e urbana più ampia, ricordando il valore simbolico della Loggia: “La Loggia di Banchi è stata la prima borsa valori del mondo, segna il passaggio dalla città mercantile alla città finanziaria del Cinquecento”.
Secondo Montanari, il progetto precedente era rimasto bloccato proprio dalla necessità di lasciare visibile tutta l’area archeologica: “L’ottica progettuale era stata in qualche modo ingabbiata nella necessità di preservare a vista tutta l’area archeologica, con corridoi molto ristretti e una fruizione estremamente limitata”. La nuova impostazione punta invece a recuperare la funzione originaria del manufatto: “L’interlocuzione che è stata portata avanti è per recuperare la sua reale identità, una dimensione di calpestabilità integrale o quasi totale della superficie, per restituirla alla città”.
Per questo anche l’idea del Museo della città cambia collocazione: “Il concetto di Museo della Città non viene affatto abbandonato, ma si aggancia a uno spazio che ne ha il patrimonio e la struttura, cioè Sant’Agostino”, polo museale che di recente ha in parte riaperto al pubblico dopo un importante intervento di riallestimento.
Montanari ha sottolineato anche il ruolo strategico dell’intervento nella rigenerazione del centro storico: “Aprire la Loggia con questa dimensione di spazio percorribile, di luce accesa, e contemporaneamente lavorare sull’asse di via San Luca e Palazzo Spinola può essere uno strumento di rigenerazione urbana molto forte”, seguendo anche le iniziative proprio della Galleria Nazionale e della direttrice Alessandra Guerrini che sta lavorando all’apertura di bookshop e punto informazioni affacciato proprio a San Luca. Sul fronte finanziamenti, ha confermato il dialogo con la Compagnia di San Paolo: “San Paolo è in ascolto molto positivo e confidiamo che, a valle del percorso che stiamo facendo, potrà recepire favorevolmente l’indirizzo dato al progetto”.
Nel corso della commissione sono intervenuti anche rappresentanti del Municipio, associazioni e comitati, chiedendo tempi certi e una visione chiara sulla gestione futura.
Se in apertura di seduta non sono mancate dai banchi dell’opposizione rimostranze per la mancanza dei rappresentanti del commercio e dei civ, per cui è stata ribadita la convocazione di una commissione ad hoc, da entrambe le parti, come rilevato dagli assessori, sono state poste domande e rilevate osservazioni pensate per la valorizzazione dell’architettura cinquecentesca.
Il consigliere municipale Giampaolo Rossi ha ricordato che la Loggia “è uno spazio identitario, storico, pubblico, culturale ed economico” e ha chiesto “un cronoprogramma chiaro e un progetto gestionale definito”. Dal territorio è arrivata anche la richiesta di collegare il recupero alla sicurezza e alla vivibilità del centro storico. Le associazioni culturali hanno espresso sostegno a un uso pubblico e non commerciale dello spazio, mentre Italia Nostra, con l’architetto Stefano Fera, ha appoggiato l’idea di ricoprire gli scavi: “La Loggia è nata come grande piazza coperta. Vediamo di buon occhio il ripristino della pavimentazione e sconsigliamo pavimentazioni vetrate che creano condensa e deterioramento”.
Maura Olmi, portavoce della Rete Genovese dei comitati per il Municipio Centro Est, che racchiude 49 realtà, ha ribadito l’importanza dell’ascolto del territorio prima di ricordare la necessità di ‘ampliare lo sguardo’ e “Considerare la loggia dei banchi come al centro di una raggiera, per cui le direzioni che si prendano vanno verso la parte interna, via Garibaldi eccetera, ma anche verso la Commenda” in un percorso che porti turisti e non solo a transitare lungo una direttrice ricca di elementi storici e artistici di grande interesse anche in un’ottica di sicurezza. Olmi ha aggiunto: “Mi rifaccio anche a un tema sentito e importante in questo momento nel centro storico, che non è tema di questa commissione, ma è la sicurezza dei cittadini. Quando si dice che è necessario accendere delle luci, è importantissimo. Quando si dice che un primo segnale potrebbe essere quello di cominciare a pulirla, cominciare a illuminarla e cominciare a dialogare con la città per dire che cosa si pensa di farne. Io credo che già quello sia un messaggio che possa arrivare ai cittadini come interesse da parte delle istituzioni nei confronti di istanze che i cittadini portano. Quando si transita da piazza Banchi e si va verso la Commenda, purtroppo si passa in una zona altamente degradata che è pericolosa per i turisti e per i cittadini”.
Massimo Mordaglia, associazione Amici dei Musei ha ribadito: “Se il progetto andrà avanti, ci sentiamo di assumere l’impegno di partecipare attivamente sia con contributi di idee che potranno poi essere definiti, sia con contributi anche economici”.
L'OPPOSIZIONE: "LA SINISTRA NON È DISPOSTA A VOTARE L’IMPEGNO PER UNA COMMISSIONE CON TUTTI I SOGGETTI COINVOLTI, COMPRESO IL MONDO DEL COMMERCIO. INAMMISSIBILE”
“Sul tema della Loggia di Banchi il punto è molto chiaro: come centrodestra abbiamo chiesto una commissione congiunta che consentisse di ascoltare tutti i soggetti coinvolti, senza esclusioni, per garantire un confronto serio, trasparente e completo su un tema che incide direttamente sulla vita economica e sociale del territorio. Per questo avevamo presentato in commissione, come da nostra facoltà, un documento con cui si chiedeva di avviare, entro il 10 aprile, la calendarizzazione di una commissione con tutti gli auditi intervenuti oggi e, in aggiunta, con le associazioni di categoria del commercio e la Camera di Commercio, per un confronto serio tra tutti i soggetti interessati. Di fronte a questa richiesta di buonsenso, la presidente di commissione, Donatella Alfonso, ha scelto di non mettere nemmeno ai voti il documento. Un fatto gravissimo, che calpesta i diritti della minoranza e mortifica il ruolo democratico dell’aula. È una scelta politica precisa, che evita il confronto e solleva Giunta e maggioranza dall’assumersi fino in fondo la responsabilità di discutere pubblicamente con tutti i soggetti coinvolti. Negare persino il voto su una richiesta di approfondimento e condivisione significa negare, nei fatti, la democrazia dell’aula.” Lo dichiarano tutti i gruppi di centrodestra del Comune di Genova.
LA STORIA
Costruita alla fine del Cinquecento nel cuore del centro storico, la Loggia di Banchi o Loggia della Mercanzia nacque come piazza coperta destinata ai traffici mercantili e finanziari, diventando uno dei simboli della potenza economica della Repubblica di Genova.
Nel corso dei secoli ha cambiato più volte funzione, fino ai progetti recenti che ne prevedevano la trasformazione in spazio museale.
Durante la fase dei lavori proprio per la realizzazione del Museo della Città, sono emersi reperti di straordinaria estensione a testimonianza della disposizione di botteghe e del clan Usodimare che proprio in quest’area aveva i suoi palazzi.
Una scoperta che, tuttavia, ha messo in stallo i lavori lasciando l’edificio chiuso dal 2021.
Ora, Loggia di Banchi potrebbe diventare un esempio di riqualificazione di un manufatto storico, ma anche elemento di contrasto al dilagare di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti che nell’area sta dilagando.















