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Attualità | 27 maggio 2022, 10:08

Una ‘Sedia rossa’ in adozione contro la violenza di genere

Nasce da Levante la campagna di sensibilizzazione che si estenderà in tutta la Liguria: è ideata dalla scrittrice Deborah Riccelli insieme a Gabriella De Filippis e a Ivano Malcotti

Una ‘Sedia rossa’ in adozione contro la violenza di genere

Una ‘Sedia rossa’ in adozione contro la violenza di genere. Prende vita a Pieve Ligure il progetto d’adozione di una Sedia rossa, ideato da Gabriella De Filippis (avvocato), Ivano Malcotti (Pedagogista) e Deborah Riccelli (autrice). È dipinta da Marinella Albora e fa parte di uno spettacolo caratterizzato da un monologo teatrale scritto e interpretato da Riccelli e dedicato a Jennifer Zacconi, vittima di femminicidio.

Diversi comuni, dopo quello di Pieve Ligure, adotteranno una Sedia rossa, dipinta da 10 artisti, al fine di dare vita a una campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere. L’appuntamento per la prima assoluta dell’evento è a Pieve Ligure, sabato 4 giugno alle 10,30. Per gli ideatori del progetto, la sedia, al contrario di altri presìdi sperimentati in passato, sarà un monito costante, presente ogni giorno e donato allo sguardo di chi si domanderà perché è lì, che cosa significa e non potrà far altro che indurre tutti a una profonda riflessione.

“Ci teniamo a specificare che ogni sedia sarà un pezzo unico, dipinto da un artista di fama nazionale e ogni inaugurazione verrà corredata dalla lettura di un monologo teatrale da parte di Riccelli, autrice, formatrice esperta in violenza di genere e crimine familiare, dedicato alla memoria di Jennifer Tacconi vittima di femminicidio”.

Jennifer fu uccisa, insieme al bimbo che portava in grembo, a 22 anni quando era al nono mese di gravidanza. I rappresentanti di ogni ente, comune, municipio, teatro, biblioteca, cda, associazione o altro che decideranno di aderire all’iniziativa saranno invitati in piazza De Ferrari, davanti alla sede della Regione Liguria, esponendo le 10 sedie rosse. L’evento si svolgerà a novembre e in tale occasione verranno presentati i 10 artisti che si sono dedicato a questo progetto, oltre le autorità coinvolte.

Deborah Riccelli è nata e cresciuta a Genova dove vive e lavora come esperta in percorsi di elaborazione del lutto e formatrice in stereotipi del linguaggio, violenza di genere e crimine famigliare. “Sono impegnata nel sociale e socia fondatrice e presidente, dal gennaio 2011, di una onlus che offre supporto psicologico e legale ai familiari delle vittime di femminicidio e degli orfani di tali tragedie in tutta Italia”.

In ambito artistico è polivalente: scrittrice, attrice, sceneggiatrice e regista teatrale. Riguardo la sua professione spiega: “Non è facile per me occuparmi dell’elaborazione di un lutto così assurdo aiutando concretamente le famiglie e i bambini e non è nemmeno facile sensibilizzare le persone sul tema del femminicidio perché siamo zeppi di informazioni sbagliate. La cronaca spesso si dimentica delle vittime e ci regala la versione dell’assassino, agendo una vittimizzazione secondaria verso chi non c’è più e chiaramente non si può difendere, raccontandoci la sua versione della storia e verso i familiari che, distrutti dal dolore, devono difendere la memoria delle loro figlie. In molti casi, non hanno neppure a possibilità di piangerle perché devono dimostrarsi forti agli occhi dei nipotini dei quali si devono occupare in quanto unici parenti superstiti. Credo sia nata da tutto questo, più di 11 anni fa, la mia voglia di occuparmi di questo tema e di farlo in molti modi diversi per raggiungere più persone. Avevo bisogno di far parlare, di dare voce, a chi non può più farlo. Uno di questi modi sono i libri, il teatro e l’arte, in generale”. 

Riccelli è sempre in viaggio per la penisola e, oltre a portare in scena i suoi spettacoli teatrali, ha iniziato a girare l’Italia inaugurando - con un monologo che ha scritto proprio per queste occasioni dal titolo ‘L’avrei chiamata Elena’, dedicato a Jennifer - diversi simboli come le panchine rosse, segno di riconoscimento permanente di memoria e speranza ma, soprattutto, di rifiuto nei confronti della violenza di genere: “Ne ho inaugurate moltissime, da Como a Isernia e molte a Genova e provincia, ben cinque nel tratto che va da Multedo a Voltri, a Ponente”.

L’iniziativa della Sedia rossa è nata mesi fa, insieme all’avvocata De Filippis e al pedagogista Malcotti, pensando a un nuovo presidio. “Leggermente diverso dalla panchina rossa che dopo l’inaugurazione viene confusa con le altre e non da tutti riconosciuta, ma con lo stesso significato. Senza contare che ogni sedia sarà un’opera d’arte unica, perché De Filippis che è anche artista, esperta d’arte e responsabile delle mostre e gli eventi culturali presso il Centro di Cultura, Formazione e attività Forensi di Genova, ha scelto 10 professionisti di fama internazionale per dipingerle. Ogni artista avrà un approccio diverso, ma il rosso sarà il colore predominante”.

Ecco i loro nomi: Marinella Albora; Gino Arcidiacono; Federica Barcellona; Elena Boschieri; Giusy Chiolo; Nicola Coraci; Enzo Dente; Elisabetta Lodoli; Nicola Soriani; Ivo Vassallo. Il progetto prevede che ogni comune, municipio, teatro, biblioteca, cda, associazione o altro ‘adotti’ una di queste sedie.

“Attendiamo il patrocinio della Regione Liguria e speriamo di poter fare la conferenza stampa ufficiale con sedie, artisti, rappresentanti degli enti che hanno aderito e il presidente e i rappresentanti della Socrem che hanno sponsorizzato il progetto o a Palazzo Ducale o in piazza De Ferrari”. I primi comuni che con grande passione hanno chiesto la sedia sono stati Pieve Ligure e Santa Margherita. “Perciò esordio a Pieve Ligure e poi, ad agosto, a Santa Margherita - chiude l’autrice - Ci tengo a ringraziare i miei compagni di viaggio che hanno creduto in questo progetto e mi hanno aiutato, con le loro competenze, a portarlo a termine che sono appunto Gabriella e Ivano”.

Rosa Cappato

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