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Attualità | 04 marzo 2023, 10:17

Pegli, spunta un’antenna 5G nella zona più densamente popolata

L’installazione sul tetto di un palazzo di via Caracciolo. Interrogazione della minoranza al VII Ponente: “Chi ha concesso le autorizzazioni? Il Municipio ne era a conoscenza? Come mai non c’è un delegato in materia?”

Pegli, spunta un’antenna 5G nella zona più densamente popolata

A Pegli, nella zona più densamente abitata della delegazione, è spuntata da qualche settimana un’antenna 5G. È posta in cima al tetto di un palazzo di via Caracciolo, la si più vedere molto bene sia dal lungomare che da via Pallavicini e sta iniziando ad allarmare, e non poco, la popolazione. 

Come mai un impianto di simili dimensioni viene collocato in mezzo alle abitazioni? Ci sono rischi per la salute? Sono state richieste e soddisfatte tutte le autorizzazioni necessarie? Era proprio il caso di mettere una mega antenna da queste parti, non era forse meglio scegliere una posizione più isolata?

Sono tante le domande che vengono fatte e a raccogliere tutte queste preoccupazioni sono stati i consiglieri municipali del VII Ponente, che svolgono il loro ruolo di rappresentanti più prossimi sul territorio. Sono gli esponenti della minoranza: Claudio Chiarotti del Partito Democratico, Fabio Quartino di Genova Civica, Alessio Boni della Lista RossoVerde e Massimo Currò del Movimento 5 Stelle.

Nei giorni scorsi, i quattro consiglieri hanno presentato un’interrogazione a risposta immediata per il prossimo Consiglio Municipale (che deve ancora essere calendarizzato, e questo è un altro tema delicato perché da inizio anno non ci sono ancora state riunioni dell’assemblea convocate a livello ordinario), nella quale ricordano che “l’antenna è posizionata sul tetto di un immobile privato la cui decisione è giuridicamente tutelata e la Civica Amministrazione ha regolarmente rilasciato il permesso di costruire, concesso attraverso il parere favorevole di Arpal e l’Ufficio Autorizzazione Paesaggistica”.

Ma, scrivono Chiarotti, Quartino, Boni e Currò, “tale installazione ha allarmato molti residenti, essendo situata nel mezzo di diversi condomìni del centro cittadino di Pegli e la medesima cittadinanza non è stata minimamente informata del sorgere di tale struttura all’interno del quartiere”.

Per questo, anche considerando che “il Municipio dovrebbe avere un consigliere delegato alla materia, nomina che al momento risulta scoperta”, gli esponenti della minoranza chiedono al presidente del VII Ponente, Guido Barbazza, e alla Giunta Municipale “quale parere il Municipio abbia espresso all’interno dell’iter amministrativo di approvazione di tale opera”.

Un’altra antenna, molto contestata, è comparsa nei tempi recenti anche nella zona della stazione ferroviaria di Pra’, pure qui in mezzo alle abitazioni. Da altre parti in Italia, gli amministratori civici sono molto meno accondiscendenti, quando si tratta di installare le antenne del 5G. Qui ogni decisione pare passare sopra la testa dei cittadini, senza che si sia minimamente informati.

Non è una semplice questione di salute, anche se la completa sicurezza di questi impianti non è mai stata dimostrata. È una questione di trasparenza, di onestà intellettuale e, non meno importante, anche di decoro urbano, visto che queste maxi antenne sono onestamente inguardabili.

Sul tema 5G, l’Istituto Superiore di Sanità osserva: “Le emittenti aumenteranno, ma avranno potenze medie inferiori a quelle degli impianti attuali e la rapida variazione temporale dei segnali dovuta all’irradiazione indirizzabile verso l’utente comporterà un’ulteriore riduzione dei livelli medi di campo nelle aree circostanti”. Quindi più radiazioni, ma con minore intensità.

Se allora non esistono pericoli, perché tenere all’oscuro le persone e far spuntare questi impianti come funghi dalla sera alla mattina? È solo una giusta comunicazione l’arma che può tranquillizzare la cittadinanza. Non adottare questa strategia, invece, è la migliore formula per ingenerare panico ingiustificato. Un’amministrazione avveduta comunica, e non alimenta il panico. Così, almeno, dovrebbe essere. 

Alberto Bruzzone

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