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Attualità | 10 ottobre 2025, 08:00

Genova, un’altra saracinesca si abbassa: chiude Brugnera calzature

L’attività di Galleria Mazzini terminerà entro fine anno dopo decenni passati come punto di riferimento nel campo. “Per strada passano sempre meno persone”

Quaranta’anni nel mondo delle calzature, sempre con un occhio alla qualità e l’altro alla soddisfazione della clientela. Una vita tra scarpe, stivali, sandali e ciabatte, ma anche tra borse, cinture e prodotti di pelletteria.
Ora per Angelo Brugnera, titolare di Brugnera Calzature in Galleria Mazzini, è arrivato il momento di abbassare la serranda.
Una scelta sofferta, dettata in primis da motivi personali, intrecciati alla difficile situazione del commercio genovese che sta colpendo diverse attività.
Vedo una città spenta - racconta Brugnera - noto tanta fatica. Ci sono difficoltà con i parcheggi, il decoro urbano e la pulizia scarseggiano”.
Elementi di un panorama fatto di difficolta che crescono fino a spingere a gettare la spugna.
La storia di Brugnera comincia nel 1981, quando inizia a lavorare come rappresentante di calzature Made in Italy.
Ho girato l’Italia, facevo centociquantamila chilometri l’anno e ho fatto questa vita per trentatré anni” racconta. “Portavo i miei campionari ovunque e proponevo scarpe di qualità ai negozianti. Conoscevo i titolari, le aziende, le persone. Poi, dopo tanti anni, ho rilevato io stesso un’attività”.
L’attività è proprio quella che affaccia nel salotto buono di Genova. Una crescita che lo ha portato ad avere addirittura tre punti vendita nella stessa strada tra cui uno store di scarpe e borse dipinte a mano.
Ci credevo molto,” dice. “Era un lavoro di passione, fatto di contatti diretti, di persone che tornavano perché si fidavano. Ma negli ultimi anni tutto è cambiato”.
La pandemia ha segnato il punto di non ritorno.
Fino al 2019 si lavorava, magari non come negli anni d’oro, ma il giro c’era. Dopo il Covid la gente ha smesso di girare”. 
Tutto si acquista on line e le strade del centro si svuotano lasciando posto alla desolazione delle saracinesche abbassate.
Brugnera analizza la situazione con lucidità evidenziando come quella che arriva è una crisi di abitudini per cui la passeggiata in centro, la chiacchiera con il negoziante e il rapporto di fiducia che prima era alla base del commercio oggi viene sempre meno.
Le parole di Brugnera raccontano bene il destino di Galleria Mazzini, uno dei luoghi simbolo del commercio genovese.
Costruita nell’Ottocento come elegante passeggiata coperta, negli anni è stata la casa di librerie, negozi di moda, profumerie, botteghe d’artigianato. Oggi, tra locali chiusi e vetrine spente, anche lei rispecchia la fatica della città.
Quella di Brugnera non è una storia isolata. Negli ultimi tre anni decine di negozi storici genovesi hanno abbassato la serranda.
Le cause si sommano: la pandemia, l’aumento dei costi, l’e-commerce, la desertificazione commerciale. A resistere sono in pochi, spesso grazie a una clientela affezionata o a una riconversione digitale che però, per molti, non è sostenibile.

Isabella Rizzitano

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