Spesso poco notate, a volte confuse per elementi decorativi, nel centro storico sopravvivono ancora delle cassette per le elemosine.
Si tratta di piccoli 'forzieri' incastonati nei muri, di frequente posti vicino a edicole votive o a oratori, anche se non era strano trovarli luoghi di passaggio della comunità, testimoni di una storia di solidarietà e fede di tutta la città.
Spesso ‘mimetizzate’ tra le pietre delle facciate, queste cassette delle elemosine hanno una forma semplice, confusa da sportelli di marmo o di metallo ornati da croci, iscrizioni o immagini sacre.
Alcune recano inviti alla carità o frasi in latino, altre mostrano l’effigie della Madonna, quasi a benedire chi donava anche una sola moneta.
Tra i luoghi dove se ne conservano esempi splendidi ci sono vico delle Cinque Lampadi, dove due cassette gemelle ricordano la generosità dei genovesi, e vico del Gesù, con una nicchia mariana che unisce devozione e solidarietà. Un’altra incisione ancora leggibile, in piazza Santa Maria degli Angeli, recita: “ELEMOSINA N[ost]RA SIGNORA”, un piccolo appello inciso nel marmo.
Ma queste cassette non erano semplici “contenitori di offerte”. Erano parte di un vero e proprio sistema di assistenza popolare, gestito da confraternite religiose e laiche, che raccoglievano fondi per sostenere orfani, malati, poveri e pellegrini.
In un’epoca in cui non esistevano servizi pubblici, queste istituzioni rappresentavano la rete solidale della città.
Le elemosine, raccolte in forma anonima, finanziavano interventi e costruzioni: una “via della carità” urbana.
Molte cassette, oggi danneggiate o murate, restano piccole opere d’arte. I marmi levigati, le cornici scolpite così come le iscrizioni, testimoniano la maestria delle botteghe artigiane genovesi.
Queste cassette sono a tutti gli effetti delle pietre di memoria, simboli di un tempo lontano dove la carità faceva parte della vita quotidiana sempre con quella discrezione che è cara ai genovesi.














