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Attualità | 08 gennaio 2026, 08:00

Pra’, una raccolta firme per far nascere una biblioteca negli spazi dell’ex stazione ferroviaria

L’iniziativa a cura del Collettivo Burrasca. L’attuale Opificio Digitale per la Cultura non è mai stato condiviso né compreso dalla cittadinanza, che chiedeva invece un luogo di incontro e aule studio

Pra’, una raccolta firme per far nascere una biblioteca negli spazi dell’ex stazione ferroviaria

Doveva essere uno spazio restituito alla comunità. E sul ‘come’ era stato avviato un ampio dibattito. Poi, la vecchia stazione ferroviaria di Pra’, un luogo strategico e pienamente raggiungibile, nel cuore della delegazione ponentina, è diventato da un momento all’altro un progetto altamente tecnologico che è nobilissimo - ci mancherebbe - ma che non si è mai integrato pienamente con il territorio. 

L’Opificio Digitale per la Cultura è stato promosso (e finanziato) dalla precedente amministrazione di centrodestra (sia la Giunta Comunale Bucci - Piciocchi che la Giunta Municipale Barbazza), con scarsissima condivisione con la cittadinanza, che da tempo chiede aule studio, spazi per il quartiere, luoghi deputati a incontri e iniziative, una biblioteca.  

La vecchia stazione di Pra’ è rimasta lì, nel limbo, simbolo delle decisioni calate dall’alto e con scarsissima efficacia. Ora, con il passaggio di amministrazione e un’altra visione della ‘cosa pubblica’, avanza un tentativo ‘dal basso’ di migliorare la situazione. Il percorso arriva dal Collettivo Burrasca, un gruppo di ragazze e di ragazzi che ha fatto e continua a fare un lavoro eccellente per Pra’: incontri, iniziative, proposte di vario tipo e per tutte le età e una biblioteca ‘popolare’, intitolata al partigiano Lorenzo Orsetti, negli spazi di via Branega, di fronte alla scuola ‘Montanella’, spazi che sono anche la sede del collettivo stesso. 

Nei giorni scorsi, il Burrasca ha lanciato una raccolta di firme per provare a immaginare una nuova vita per la… vecchia stazione di Pra’. Una vita dove la popolazione sia maggiormente coinvolta, una vita pensata per studenti, studiosi, e per chi voglia godere di un luogo aperto quotidianamente e non solo con iniziative ‘random’, peraltro spesso di difficile comprensione al grande pubblico. 

 “Noi abitanti delle delegazioni di Pra’, Palmaro e Pegli - si legge nel testo che accompagna la raccolta di firme - chiediamo alla Giunta del Municipio VII Ponente una sede idonea per un’aula studio e per una biblioteca poiché la cultura è incontro, dialogo e comunità. Attraverso lo studio e la lettura ci si approccia all’accoglienza e alla responsabilità sociale ed educativa. Vorremmo un luogo centrale con larghe braccia che risponda ai bisogni di conoscenza e di scambio per tutte le fasce di età. Proponiamo alcuni locali ad oggi ristrutturati della vecchia ex stazione di Genova Pra’’.

Dalla sua, il Collettivo Burrasca può mettere l’esperienza maturata in oltre dieci anni di gestione di spazi di questo tipo, mentre il presidente del Municipio VII Ponente, Matteo Frulio, guarda con fiducia e favore all’iniziativa popolare, nell’auspicio che possa fungere da leva per dare al complesso nel cuore di Pra’ un’altra direzione, più sensata, più logica e capace di andare incontro ai bisogni di molti. 

 È una richiesta fortissima, quella del Ponente genovese, di spazi per lo studio e la cultura. Le uniche biblioteche civiche sono a Voltri, intitolata a Rosanna Benzi, e al quartiere di Ca’ Nuova, intitolata a Edoardo Firpo. Niente a Pra’, niente a Pegli, delegazioni dove vivono decine di migliaia di persone. È stata proprio l’attuale Giunta Municipale a recepire le prime istanze, e a cercare di dar sostanza: i ragionamenti per le aule studio sono su alcuni spazi del Museo Navale di piazza Bonavino e sull’ex bar Libeccio, sul lungomare di Pegli, immobile già confiscato alle mafie. 

La speranza è che si passi dalle parole ai fatti e lo stesso vale per la vecchia stazione di Pra’. L’Opificio Digitale per la Cultura è un bellissimo progetto che può trovare spazio altrove (perché non al Polo Tecnologico degli Erzelli, per esempio?), mentre il bisogno di spazi per la collettività è una istanza da non trascurare mai. Non sempre il progetto più ‘figo’ risulta essere il più utile. E questa storia praese ampiamente ce lo insegna. 

Alberto Bruzzone

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