Prosegue oggi, e continuerà per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Forti’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle ricchezze più straordinarie del nostro territorio: il sistema fortificato che abbraccia la città dalle alture. Un patrimonio unico, che racconta secoli di storia militare, politica e sociale. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento, tra leggenda e realtà, sempre con lo stesso filo conduttore: l’amore per Genova e per le sue eccellenze. Buon viaggio insieme a noi, alla scoperta dei Forti!
Aggrappata ai crinali che uniscono Genova e la Valpolcevera, la Torre di Granarolo emerge con il suo profilo, testimoniando secoli di storia militare e civile della città.
Oggi meno nota, questa torre ha rappresentato un snodo fondamentale per il sistema difensivo della città. Qui si intrecciano ben tre epoche: la Genova repubblicana del Seicento, l’Ottocento e il periodo sabaudo e la Resistenza.
La nascita del presidio risale agli anni successivi al 1625, quando la Repubblica di Genova, dopo aver respinto l’offensiva del duca di Savoia Carlo Emanuele I, avviò la costruzione delle Mura Nuove. La poderosa cinta difensiva, lunga circa dodici chilometri, correva sui crinali che dominano la città e rappresentava uno dei sistemi fortificati più imponenti d’Europa. Granarolo, affacciato sulla Val Polcevera e collegato alle vie verso Bolzaneto e l’entroterra, assunse un ruolo strategico di controllo degli accessi, protetto dalla Porta di Granarolo e da una torre di avvistamento che sorvegliava uno dei punti più vulnerabili del fronte settentrionale.
Con l’annessione di Genova al Regno di Sardegna nel 1815, il sistema difensivo venne ulteriormente rafforzato. A partire dal 1818 il Corpo Reale del Genio Sardo progettò una serie di torri avanzate per adeguare le fortificazioni alle nuove tecniche belliche. La Torre di Granarolo, costruita intorno al 1820, assunse la forma di una struttura massiccia, con basamento squadrato e piattaforma destinata all’artiglieria, pensata per resistere ai colpi dei cannoni e proteggere il porto da eventuali incursioni provenienti dalla valle.
La collina di Granarolo torna protagonista anche durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1945 una stazione radio fascista installata nella zona divenne il mezzo attraverso il quale venne annunciata la resa delle truppe tedesche. Il 26 aprile, da qui, il comandante partigiano Pittaluga, nome di battaglia di Paolo Emilio Taviani, proclamò la liberazione di Genova, consegnando alla torre e alle mura circostanti un ruolo simbolico nella storia della città.
Oggi la Torre di Granarolo è inserita nel circuito dei forti e delle mura genovesi ed è raggiungibile attraverso sentieri escursionistici che salgono da Rivarolo. Tra vegetazione spontanea, segni del tempo e interventi di volontari, la struttura resiste all’espansione urbana e conserva intatto il suo fascino. Insieme alla Porta di Granarolo, alla chiesa di Santa Maria e alla storica cremagliera, rappresenta uno dei tesori nascosti di Genova, un luogo in cui la memoria della Superba continua a vivere.














