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Cultura e spettacoli | 04 febbraio 2026, 19:23

A Palazzo Tursi il convegno su Ignazio Gardella: l’architettura che dialoga con il paesaggio ligure

Urbanistica e cultura si incontrano nel Salone di Rappresentanza per riscoprire il maestro del Novecento. Tra i simboli genovesi la Facoltà di Architettura

Non un semplice omaggio, ma un viaggio nel pensiero e nelle opere di un architetto che ha segnato in profondità il volto di Genova e della Liguria. Grande partecipazione oggi pomeriggio nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi per il convegno “Ignazio Gardella: progettare il paesaggio ligure”, dedicato a una figura chiave dell’architettura italiana del Novecento.

L’iniziativa, a cura di Emanuele Piccardo/plug_in in collaborazione con la Fondazione Ordine Architetti di Genova e con il patrocinio di Comune di Genova, Archivio Storico Gardella e associazione Docomomo Italia, ha proposto una riflessione sul metodo progettuale di Gardella, fondato su rigore, misura e rifiuto dell’ornamento superfluo, nel rispetto del contesto urbano, storico e paesaggistico.

Ad aprire il convegno sono stati i saluti dell’assessore alla Cultura Giacomo Montanari. Sono poi intervenuti Emanuele Piccardo (“Ignazio Gardella: progettare il paesaggio ligure”), Andrea Vergano (“La città di Gardella”) e Simona Gabrielli, presidente della Fondazione Ordine Architetti di Genova. Le conclusioni sono state affidate all’assessora comunale all’Urbanistica Francesca Coppola.

“Chiudere un evento su Ignazio Gardella non significa riporre un capitolo in archivio. Significa, piuttosto, portare fuori, nelle scelte quotidiane della città, uno sguardo, un metodo, una responsabilità - dichiara Coppola - Gardella ci parla ancora oggi perché ci ricorda una cosa semplice e difficile al tempo stesso: la modernità è una misura, è la capacità di fare architettura e città con rigore, sobrietà, rispetto del contesto e attenzione profonda a come le persone vivono gli spazi. Non un’idea di qualità come immagine, ma come esperienza: camminare, attraversare, sostare, riconoscersi in un luogo”.

“Valori che per la nostra Amministrazione - evidenzia l’assessora Coppola - diventano una direzione politica: rigenerare prima di espandere, prendersi cura dei quartieri che sono stati più a lungo trascurati, alzare la qualità dei progetti non solo nei luoghi ‘vetrina’ ma ovunque, perché la dignità dello spazio è un diritto di tutte e tutti”.

Montanari ha richiamato il forte legame tra l’architetto e la città: “Il pensiero e le opere di un grande architetto come Ignazio Gardella sono ancora oggi perfettamente visibili nella nostra città, grazie alla sua straordinaria capacità di far dialogare l'antico con il contemporaneo. Ricordiamo Gardella, ad esempio, per il rispetto con il quale ha saputo intervenire nel recupero di una porzione di centro storico, quella di Sarzano, completamente devastata dagli eventi bellici e che ha rischiato, per un progetto di rifacimento integrale che non teneva conto delle preesistenze, di essere totalmente cancellata dal corpo e dalla memoria della nostra città”.

“Ancora oggi - prosegue Montanari - credo che l'intervento proposto e realizzato negli anni successivi per il recupero di San Silvestro e della sede vescovile sia, in assoluto, tra i più rispettosi del patrimonio architettonico monumentale genovese. Gardella, come detto, è riuscito, come pochi altri a intervenire sull'antico, tributandogli quel rispetto che oggi vediamo, ad esempio, in un importante edificio a funzione pubblica come la Facoltà di Architettura dell'Università di Genova che incarna alla perfezione l’idea gardelliana di un'architettura capace di dialogare con il territorio”.

A distanza di vent’anni dalla mostra a Palazzo Ducale, il lavoro su Gardella resta attuale, come ha sottolineato Simona Gabrielli: “A distanza di vent’anni dalla mostra a Palazzo Ducale il lavoro su Ignazio Gardella ci invita a interrogarci sull’attualità del suo messaggio. Il suo modo di leggere Genova come città stratificata, in cui il progetto nasce dal confronto con la morfologia urbana e con la memoria dei luoghi, resta un riferimento ancora valido per riflettere oggi sul rapporto tra architettura contemporanea e contesto”.

Il convegno ha ripercorso la carriera di Ignazio Gardella (1905-1999), architetto, ingegnere e designer, tra i maggiori esponenti dell’architettura novecentesca italiana. Nato a Milano ma di origini genovesi, Gardella mantenne per tutta la vita un legame profondo con la città, ereditato anche attraverso una tradizione familiare di architetti risalente all’Ottocento e alla figura di Carlo Barabino.

Tra i momenti centrali ricordati, il Piano Particolareggiato di San Donato e San Silvestro (1969), con cui Gardella ridisegnò la porzione più antica del centro storico genovese, innescando il processo di recupero culminato con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova (1975-1989), edificio simbolo del suo modo di costruire parti di città in dialogo con il tessuto esistente.


 

Redazione

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