“Per me il plastico di Genova 2030 nato con la Giunta Bucci e portato in giro anche all’estero, dove si vedono chiaramente i nuovi riempimenti nel porto di Pra’, può finire gettato in mare. Questo Municipio ribadisce la sua totale contrarietà a qualsiasi tipo di tombamento di qualsiasi natura, senza alcuna possibilità di trattative”.
Ad alzare la voce, in maniera chiara, netta e inequivocabile, su un tema scottante che, ciclicamente, torna ad agitare il Ponente cittadino, è il presidente del Municipio VII Ponente, Matteo Frulio, che reagisce così all’ennesima notizia di un porto che va avanti nei suoi progetti senza confrontarsi con nessuno, men che meno con quel territorio per cui rappresenta invece una pesantissima servitù.
“Sono venuto a sapere - prosegue Frulio - che il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, andrà nei prossimi giorni a Singapore per firmare un protocollo d’intesa con Psa”. Psa, per inciso, è la sigla che sta per Port of Singapore Authority, l’ente che gestisce lo scalo container di Pra’: “Ebbene - è il parere del presidente del Municipio VII - non esiste che io sappia queste cose per vie traverse e non attraverso informazioni ufficiali e, soprattutto, non esiste che non ci si confronti prima con le istituzioni cittadine. Che cosa va a firmare a Singapore il presidente di Autorità Portuale? Quale protocollo d’intesa? Intesa su che cosa?”.
Secondo Frulio, “questo territorio ha due necessità: la prima è quella di capire se rispetto al progetto di Bucci denominato Genova 2030 c’è la volontà di proseguire o meno; la seconda è conoscere gli accordi con Psa, perché questi devono essere oggetto di coinvolgimento della città, visto che è la città stessa a trovarsi in scacco tutte le volte che nel porto non funziona qualcosa. Non si può pensare che la piattaforma portuale sia un tassello immerso nel nulla. E, se lo si pensa, occorre smetterla di comportarsi così, perché questo territorio merita risposte”.
Frulio ha chiesto ripetutamente un confronto con Autorità Portuale, “ma sinora mi è stato negato perché, a loro dire, non era ancora stato completato l’organico. Invece a me risulta che l’organico in questione sia ufficialmente al completo e funzionante, tant’è vero che concede appalti e stipula contratti. Quindi siamo nel campo delle scuse. Per questo inizio a pensar male: ogni progetto che incide su questo territorio va condiviso. Pretendo un incontro con Autorità Portuale prima che i piani siano fatti e prima che gli accordi siano stretti. Non solo: che fine ha fatto il tavolo tecnico tra Civica amministrazione e Autorità Portuale? Chiedo che venga riconvocato periodicamente, come era buona prassi fare un tempo”.
Ecco servito un primo momento di frizione tra amministrazione cittadina e porto, dopo i mesi tesissimi dei tempi passati legati alla realizzazione dei cassoni della nuova diga foranea. Per settimane andò avanti l’ipotesi di realizzare quelli di più piccole dimensioni (comunque alti come palazzi di otto o nove piani) nella zona del sesto modulo della piattaforma container. Il Comune, allora amministrato dal sindaco Marco Bucci, anche commissario per la realizzazione della diga, spingeva in quella direzione, mentre l’allora presidente del Municipio, Guido Barbazza, si trovò tra i due fuochi: il pressing di Palazzo Tursi da una parte e i fortissimi malumori da parte della cittadinanza dall’altra. Finì con cinquemila persone in strada a dire no all’ennesima servitù e finì, quella volta, con una vittoria del Ponente unito. Ma, evidentemente, per trovare un minimo di rispetto da quelli del porto, occorre sempre alzare la voce. Si vede che la capiscono solamente così.














