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Attualità | 13 febbraio 2026, 08:00

Voltri, l’Evangelico si ritira. E l’ospedale San Carlo ritorna alla Regione, ma tra mille incertezze

Vertice nei giorni scorsi per definire il passaggio di consegne anticipato. La scelta da parte degli attuali gestori obbligata dagli eccessivi costi e dalla riduzione dei finanziamenti pubblici. Matteo Frulio (presidente del Municipio VII Ponente): “Lo scopriamo a cose fatte, come abitudine di Bucci”

L'ospedale San Carlo di Voltri ritornerà a essere gestito dalla Regione

L'ospedale San Carlo di Voltri ritornerà a essere gestito dalla Regione

Costi troppo elevati e gestione diventata ormai proibitiva. Così, dopo sedici anni, l’ospedale San Carlo di Voltri non sarà più gestito dall’Evangelico e tornerà in campo alla Regione Liguria. La notizia era nell’aria da diverse settimane ed è stata confermata nei giorni scorsi, a seguito di un incontro, nella sede della Regione, tra l’assessore alla Sanità, Massimo Nicolò, il direttore generale del Dipartimento Salute, Paolo Bordon, e i dirigenti dell’ospedale Evangelico internazionale: la presidente dell’Evangelico Barbara Caviglia, il direttore Alessio Parodi e il responsabile sanitario Gaddo Flego

La convenzione aveva una scadenza nel 2040, ma verrà al contrario interrotta il prima possibile, già entro l’estate. Il San Carlo entrerà in un primo tempo nell’Azienda tutela della Salute ligure (Atsl) che poi, lo passerà, con una convenzione, all’Azienda ospedaliera metropolitana

Era il 2011 quando l’Evangelico ottenne la gestione del nosocomio del Ponente, a quei tempi guidato dalla Asl 3. Ora non ci sono più margini e l’Evangelico intende tornare a concentrarsi sulla propria struttura di Castelletto

“Ci riprendiamo il San Carlo a braccia aperte”, ha commentato l’assessore Nicolò, aggiungendo che “la Regione non si tira indietro nel modo più assoluto”. Ma tutti i nodi restano da sciogliere, a cominciare da quello del personale, per poi arrivare a quello, altrettanto complesso, dell’offerta sanitaria ai pazienti. 

Attualmente il San Carlo ha 440 dipendenti (tra medici, infermieri, tecnici, operatori sanitari e amministrativi) che manterranno la loro posizione di dipendenti pubblici e chi farà domanda di trasferimento dovrà essere accontentato. I sindacati chiederanno garanzie anche per chi vorrà andare a lavorare a Castelletto, dove già ora ci sono in organico circa 160 persone. Le trattative inizieranno a breve, mentre per quanto riguarda i servizi, resta salda la determinazione dell’assessore Nicolò di mantenere saldamente a Voltri il punto nascita nella nuova gestione regionale, pure difeso recentemente con una mobilitazione cittadina, anche per i numeri di parti (oltre 500 l’anno) che gli fanno passare lo sbarramento del decreto Balduzzi.

A Castelletto, invece, l’Evangelico intende rafforzare la sua presenza nella sede principale, collaborando con il Sistema sanitario regionale per day surgery, esami e visite, e mantenendo le proprie eccellenze, come il centro di fecondazione assistita. 

Il passaggio tra Evangelico e Regione Liguria non è semplice e viene vissuto con una certa preoccupazione dal territorio. Matteo Frulio, presidente del Municipio VII Ponente, prende atto della decisione e commenta: “Come avevamo denunciato mesi fa, tacciati di raccontare bugie, si stava muovendo qualcosa. E ora ne abbiamo la dimostrazione. È preoccupante che, post riforma sanitaria della Regione, si inizino trattative delicate come questa, alla luce anche del fatto che se già Regione non riusciva a garantire i finanziamenti all’Evangelico, vengono dubbi sulla tenuta dell’operazione e sul fatto che tutti i servizi attualmente presenti vengano mantenuti”

Inoltre, secondo Frulio, “altro fatto estremamente grave è che i lavoratori siano stati avvisati a cose praticamente fatte, mentre nei corridoi da mesi aleggiava già il timore che qualcosa dovesse cambiare. Cambia la gestione dell’ente ma la gestione del modello Bucci rimane la stessa: evitare ogni confronto preventivo con il territorio mascherando l’autoritarismo amministrativo col decisionismo”. Il Ponente è già pronto a mobilitarsi se l’offerta sanitaria dovesse cambiare in peggio. Difficilmente, infatti, cambierà in meglio. 

Alberto Bruzzone

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