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Cultura e spettacoli | 01 aprile 2026, 12:01

1° aprile tra scherzi e pesci di carta. Storia di un giorno di burle

Dalla riforma del calendario di Re Carlo IX alle beffe dell'Antica Roma: l’origine della festività più stravagante dell’anno è controversa ma ugualmente affascinante

1° aprile tra scherzi e pesci di carta. Storia di un giorno di burle

Immancabile, ogni anno il primo giorno di aprile è un carico di notizie inverosimili, di pesciolini di carta attaccati alla schiena e di scherzi di vario tipo.

Così, mentre si fa lo slalom tra probabili progetti e innovazioni tecnologiche che hanno un’aura fantascientifica, non si può non porsi una domanda: ma perché il primo di aprile si fanno queste burle?

Il famoso e sempre celebrato ‘Pesce d’Aprile’ è una tradizione radicata in Italia e in gran parte d’Europa ma la sua origine resta avvolta nell’incertezza, contesa tra aneddoti religiosi, riforme burocratiche e antichi miti pagani.

L'ipotesi storica più accreditata ci riporta nella Francia del 1564. Prima della riforma del calendario gregoriano, il Capodanno veniva festeggiato tra il 25 marzo e il 1° aprile. Con l'editto di Roussillon, Re Carlo IX spostò l'inizio dell'anno al 1° gennaio.

Tuttavia, la notizia non raggiunse subito tutti i villaggi o, in molti casi, i cittadini più legati alle tradizioni si rifiutarono di adeguarsi, continuando a scambiarsi regali e visite all'inizio di aprile. Questi "nostalgici" iniziarono a essere derisi dai contemporanei, che iniziarono a consegnare loro pacchi vuoti o regali assurdi, chiamandoli "i pesci d'aprile" per la loro ingenuità nel continuare a credere in una data ormai inesistente.

Non mancano però interpretazioni che scavano molto più a fondo nel tempo. Alcuni studiosi vedono un legame con i Veneralia, le festività romane del 1° aprile dedicate a Venere, o con il mito di Proserpina: la dea, rapita da Plutone, veniva cercata invano dalla madre Cerere, ingannata da echi e false tracce che ricorderebbero la struttura degli scherzi moderni.

In Italia, una leggenda particolare lega la data al beato Bertrando di San Genesio, patriarca di Aquileia nel XIV secolo. Si narra che il prelato salvò miracolosamente un Papa che stava soffocando per una spina di pesce conficcata in gola. In segno di gratitudine, il pontefice avrebbe decretato che ad Aquileia, il 1° aprile, non si mangiasse pesce, dando il via a una serie di equivoci e divieti che col tempo si sono trasformati in burle.

Il nome varia a seconda delle latitudini: se in Italia e Francia si parla di "pesce" (poisson d’avril), nel mondo anglosassone la giornata è dedicata all'April Fool, ovvero lo "sciocco d'aprile". Il riferimento ittico simboleggia l'animale che abbocca facilmente all'amo senza sospettare l'inganno: proprio come la vittima della burla, che "abbocca" a una notizia falsa o a una situazione grottesca.

Non mancano le burle nel mondo del giornalismo e del costume e la storia in tal senso è ricca di esempi memorabili. 

Già nel XIII secolo a Firenze, il celebre Maestro Buoncompagno annunciò a tutta Bologna che sarebbe volato sopra la città con un congegno di sua invenzione; la folla si radunò con il naso all'insù solo per vederlo apparire con due ali di specchi, sbeffeggiando i presenti per la loro credulità.

In tempi più moderni, i media hanno alzato la posta. Resta epico il falso documentario della BBC del 1957, che mostrò una famiglia svizzera intenta a raccogliere spaghetti dagli alberi, scatenando migliaia di telefonate di spettatori che chiedevano dove acquistare le piante. O ancora, nel 2007, quando Wikipedia diffuse la notizia che George Washington non era solo il primo presidente americano, ma anche l'inventore del caffè istantaneo.

Che si tratti di un retaggio della primavera che "inganna" con i primi soli o di una rivolta contro il rigore del calendario, il Pesce d'Aprile resta l'ultima grande festa della libertà creativa.

Isabella Rizzitano

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