Che la vicenda di Amt stia attraversando una fase delicata è risaputo da tempo.
Le manovre che si stanno discutendo in questo periodo ipotizzano diversi scenari ma, al momento, l’unico punto fermo sembra essere l’assemblea dei soci, prevista per la metà di aprile e slittata al 14 maggio.
A dettagliare le motivazioni dello spostamento era stato il vicesindaco Alessandro Terrile, evidenziando il passaggio necessario alla Corte dei Conti per la contribuzione e la modalità di erogazione che arriverà dalla Regione.
Un passaggio che dovrebbe concretizzarsi questa settimana, il tutto mentre il dialogo tra Regione e Comune, secondo parole dello stesso Terrile, è “quotidiano per capire come far funzionare il sistema e per chiudere il piano”.
Se dunque si sta attendendo un passaggio fondamentale come quello della Corte dei Conti, le voci sugli scenari che potrebbero attuarsi nei prossimi mesi non mancano di circolare e alcune, più di altre, sembrano lasciare l’amaro in bocca all’utenza.
Negli ultimi giorni, infatti, si è fatta largo l’ipotesi di un rincaro del biglietto ordinario che dagli attuali 2 euro potrebbe passare a 2,20 euro nel 2027.
A indicare l’aumento sembra essere il piano di risanamento elaborato da Pwc di cui, al momento, non c’è nessuna ufficialità.
Se gli abbonamenti dunque sembra non saranno toccati, soprattutto visti gli aumenti dell’autunno scorso, a essere al centro dell’attenzione è il titolo di viaggio da 110 minuti.
Un’ipotesi che, seppur ancora tale, sta già scatenando reazioni da più parti soprattutto perché andrebbe a gravare sull’utenza occasionale spingendola a non scegliere il bus per gli spostamenti.
Una scelta apostrofata da alcuni come ‘scellerata’, utile solo a disincentivare l’uso del trasporto pubblico, già in forte affanno per via del numero dei mezzi e delle condizioni in cui questi si trovano ad attraversare la città.
Se l’aumento si dovesse concretizzare, Genova salirebbe sul podio delle città col biglietto del bus più caro, al pari di Milano e seconda solo a Bologna dove la nuova politica tariffaria è entrata in vigore da pochi mesi e ha portato il biglietto ordinario a 2,30 euro.
Ma se la scelta non sembra riscuotere simpatia, come ogni aumento di tariffa, è altrettanto vero che sono numerosi gli sforzi che si stanno compiendo per trovare un equilibrio finanziario per salvare la partecipata.
Si sta lavorando a un piano di efficientamento operato e di ottimizzazione delle risorse per portare l’azienda a risparmiare un milione di euro al mese; contemporaneamente, si sta lavorando sul fronte del personale per portare a un prepensionamento d circa cento dipendenti.
La riduzione di frequenze e orari appare tuttavia inevitabile, ma l'entità dei tagli dipenderà dai contributi pubblici. Al momento il Comune punta a un incremento di fondi di almeno 24 milioni di euro per il 2026, auspicando che la Regione Liguria alzi la propria quota fino a 19 milioni.
Tra i nodi ancora da sciogliere c’è quello della ricapitalizzazione. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha confermato lo stanziamento di 40 milioni a favore del Comune di Genova senza far entrare l’ente nel capitale sociale dell’azienda di trasporto pubblico ma l’ultima parola si avrà dalla Corte dei Conti.
Intanto i sindacati non abbiano la guardia. “Non accetteremo tagli camuffati da efficientemente” ha chiosato RSA USB puntando il dito contro il disavanzo stimato in circa 20 milioni di euro. Il sindacato ha fissato punti ritenuti non negoziabili: “Trasparenza immediata sui conti e sul piano di risanamento, copertura totale dei costi del servizio provinciale e difesa del salario e del fondino”. E avverte: “I lavoratori non pagheranno i debiti della politica”.














