La Procura di Genova ha avviato nelle scorse settimane una vasta operazione che ha portato al sequestro di decine di carte d’identità elettroniche a cittadini stranieri, dopo che i controlli di polizia e carabinieri avevano evidenziato l'assenza del microchip nei documenti. Mentre gli inquirenti hanno aperto fascicoli per falso materiale ipotizzando una rimozione dolosa della componente tecnologica, il Tribunale del Riesame di Genova ha emesso la prima ordinanza di segno opposto, disponendo la restituzione del documento a un cittadino coinvolto.
Nello specifico, la vicenda ha avuto inizio il 9 aprile scorso a Rapallo, quando i carabinieri hanno fermato per un controllo un uomo di origini straniere nato in Italia. Notando che la carta d’identità elettronica era priva del chip, i militari hanno ipotizzato una rimozione volontaria e hanno proceduto al sequestro, convalidato successivamente dalla Procura. La difesa, affidata agli avvocati Andrea e Maurizio Tonnarelli, ha però contestato duramente il provvedimento rivolgendosi al Riesame e sostenendo che il documento fosse assolutamente regolare.
Con l'ordinanza del 28 aprile, i giudici hanno accolto il ricorso dei legali dopo che una verifica formale presso il Comune di Rapallo ha confermato l’autenticità del documento e la piena corrispondenza dei dati del titolare. Nelle motivazioni del provvedimento, il tribunale ha escluso l'ipotesi di falso materiale, suggerendo che la mancanza del microchip possa essere riconducibile a un semplice deterioramento fisico della carta piuttosto che a una manipolazione criminale. A tal proposito, l'avvocato Andrea Tonnarelli ha dichiarato all'Adnkronos che "era un sequestro immotivato perché è apparso chiaro sin da subito che la carta d’identità fosse vera, semmai deteriorata, ma comunque non falsa perché, come ha chiarito il Comune di Rapallo, il documento apparteneva al mio assistito".
Nonostante il Tribunale abbia restituito il documento, la questione giuridica rimane aperta e si sposta ora a Roma. Il procuratore aggiunto Federico Manotti ha infatti impugnato la decisione del Riesame presentando ricorso in Cassazione. Secondo la tesi della Procura, la sparizione del chip non può essere considerata un evento accidentale ma rappresenterebbe un'alterazione del documento che sarebbe stata “materialmente posta in essere, quantomeno con il concorso del titolare”. I giudici della Suprema Corte dovranno dunque stabilire se l'integrità tecnologica sia un requisito essenziale per la validità della carta o se il possesso dei requisiti anagrafici certificati dal Comune sia sufficiente a escludere il reato.














