/ Politica

Politica | 11 luglio 2026, 19:14

Vannacci arriva ad Albaro: "Stiamo portando avanti un sogno per la nostra nazione"

Remigrazione, Inno d'Italia, legge elettorale: il leader di Futuro Nazionale ha toccato nel suo discorso i punti cardine del suo programma. "La cittadinanza? Si conquista con l'amore per la patria che ti ospita, assimilando la sua cultura, la sua civiltà e i suoi valori"

“Per giorni hanno minacciato di tutto: di mettere a ferro e fuoco la città, di blindarla, di organizzare contestazioni. Eppure voi siete qui. Siete i genovesi che non si lasciano intimidire da ciò che una minoranza vorrebbe imporre al resto della città. Ci vorrebbero imbavagliare”. Così Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, all’arrivo in piazza Leopardi ad Albaro, dove era atteso da circa cinquecento simpatizzanti. “Siete fantastici. Questo dimostra qual è la vera Genova: una Genova che reagisce, una Genova che non si lascia condizionare”.

Nel quartiere si sono riuniti anche i manifestanti di Genova Antifascista con striscioni e slogan: “Io vorrei chiedere a questi manifestanti che cosa reclamano. Di solito si manifesta per ottenere qualcosa: un aumento di stipendio, un miglioramento dei servizi, un beneficio concreto. Che cosa rivendicano oggi coloro che protestano contro una riunione volontaria di cittadini? Se qualcuno ha qualcosa da dirmi, lo faccia pure. Ci vediamo io e lei, non c'è alcun problema. Lo faccia però nei modi e nei canali opportuni, senza disturbare un comizio pubblico”.

“Siamo in Liguria dopo alcuni giorni di incontri sul territorio - ha proseguito Vannacci -. Abbiamo organizzato eventi splendidi partendo dal Ponente, da Sanremo, passando per Imperia e Savona. Stiamo portando avanti un sogno per la nostra nazione. Futuro Nazionale è l'unica vera novità politica che si sta affermando nel panorama italiano degli ultimi quindici anni. È una novità perché è un partito autentico, che non negozia posti di governo, poltrone o incarichi nelle partecipate, ma vuole interpretare realmente le necessità, le istanze e i bisogni dei cittadini. È un partito che vive in mezzo alla gente, che si alimenta delle vostre passioni e delle vostre richieste. Le sale del potere le lasciamo ad altri”.

E poi, sulla legge elettorale: “Futuro Nazionale è l'unica forza politica che si batte con determinazione per il ritorno delle preferenze. Siamo gli unici che vogliono restituire la sovranità al popolo, perché in una democrazia la sovranità appartiene al popolo. Se oggi quasi il 50% degli italiani non va a votare, è anche perché molti si chiedono: "Perché dovrei andare alle urne se il mio rappresentante viene scelto dalle segreterie di partito?". Qualcuno sostiene che le preferenze favoriscano il voto di scambio. Noi diciamo il contrario. Oggi il problema non nasce dalle preferenze, ma da un sistema in cui le candidature vengono decise nelle segreterie di partito. Le preferenze rappresentano anche l'unico strumento capace di restituire dignità al Parlamento, perché un Parlamento è davvero rappresentativo soltanto quando è composto da persone scelte dai cittadini e non nominate dalle segreterie. Questa è la dimostrazione che non abbiamo paura del giudizio degli italiani. Anzi, noi di Futuro Nazionale ci rimettiamo completamente alle vostre scelte, alla persona che ritenete più capace di rappresentarvi e di interpretare ciò che chiedete alla politica. E qual è il compito della politica? È molto semplice: perseguire il bene dei cittadini ai quali si rivolge. Non esiste un obiettivo più importante. Per questo lasciamo ad altri il compito di risolvere i problemi del cosmo, dell'universo o del pianeta. Noi ci accontentiamo di fare una cosa molto concreta: difendere i vostri interessi - prosegue -.  Credo che il motivo per cui siete così numerosi oggi sia proprio questo: state iniziando a condividere il sogno che Futuro Nazionale propone alla politica italiana, quello di rimettere al centro l'identità italiana, la nostra cultura, la nostra civiltà e tutto ciò che abbiamo costruito nel corso dei secoli. Andate in qualunque Paese del mondo e vedrete quale considerazione esiste nei confronti dell'Italia e degli italiani. Perché dovremmo rinunciare a queste peculiarità che ci contraddistinguono? Noi vogliamo un'Italia nella quale gli italiani possano continuare a vivere e a riconoscersi. Così come riteniamo naturale che in Marocco vivano i marocchini e nei diversi Paesi ciascun popolo possa conservare la propria identità, allo stesso modo riteniamo legittimo affermare che l'Italia è la casa degli italiani”. 

Nel corso del suo discorso, Vannacci ha poi toccato un altro tema, quello dell'Inno nazionale: "Un canto di cui andiamo fieri e orgogliosi. È un canto che dovrebbe risuonare ogni mattina nelle aule delle nostre scuole. Purtroppo, e ve lo dico da padre di due figlie – una ha appena sostenuto l'esame di terza media e l'altra è più piccola di due anni – nelle nostre scuole l'Inno nazionale spesso non viene neppure insegnato. Sappiate che non è una scelta dei docenti. Esiste una legge del 2012 che impone l'insegnamento dell'Inno nazionale nelle scuole. Eppure, purtroppo, in molti se ne disinteressano completamente e il nostro Inno nazionale non viene insegnato. Questo accade mentre si portano i bambini a visitare le moschee e ci si lamenta della presenza dei crocifissi, tutto in nome di quel concetto che viene definito multiculturalità, della società meticcia o della società liquida. Sapete qual è la caratteristica dei liquidi? Quella di non avere una forma propria, ma di adattarsi alla forma del contenitore. Ecco, noi non vogliamo essere così. Noi vogliamo conservare la nostra identità, il nostro orgoglio, le nostre peculiarità e le nostre specificità. E non siamo disposti a negoziarle per nessun prezzo, per nessuna poltrona e per nessuna stanza del potere.Noi siamo la nostra civiltà, siamo le nostre tradizioni e vogliamo andare avanti. Vogliamo che anche nelle nostre scuole i nostri ragazzi siano educati alla nostra civiltà e alla nostra cultura, che è italiana".

Immancabile uno dei punti chiave del programma di Futuro Nazionale, la remigrazione: "Che cosa significa remigrazione? Per noi significa il diritto di ogni popolo autoctono di difendere la propria civiltà e la propria cultura. Questo principio si applica all'educazione, alla formazione e agli eventi pubblici, nei quali devono essere valorizzate le caratteristiche del nostro popolo e della nostra patria. Si applica anche ai gruppi di persone provenienti dall'estero che, negli ultimi decenni, si sono stabiliti nel nostro Paese. In Italia tutti sono benvenuti, purché arrivino onestamente, legalmente e per lavorare. Attenzione, però: lavorare in Italia non significa automaticamente diventare parte del popolo italiano. La cittadinanza, come accade in tutto il mondo, è un'altra cosa. Lo dico in una città di mare, in una Repubblica marinara, abituata a persone che partivano e vivevano lontano dai propri cari per anni. Mio zio ha lavorato in Nigeria per venticinque anni, ma non è diventato nigeriano. Allora mi domando: perché continuiamo a pensare che la cittadinanza debba dipendere solo dal tempo trascorso in Italia? Cinque anni, dieci anni e automaticamente si diventa italiani. Perché non accettare invece il principio che la cittadinanza si conquista? Si conquista con l'amore per la patria che ti ospita, assimilando la sua cultura, la sua civiltà e i suoi valori. È così che, secondo noi, si merita la cittadinanza. Non esiste un termine cronologico prestabilito. Qual è il problema nell'ammettere che una persona possa venire in Italia, lavorare e ricevere come corrispettivo del proprio lavoro non la cittadinanza, ma il salario? E che, dopo quindici o vent'anni, possa scegliere di tornare nel proprio Paese d'origine? In fondo è il sogno di molti emigrati. Chi va all'estero spesso sogna di poter tornare nella propria terra. È quello che fecero anche tanti nostri nonni emigrati negli Stati Uniti, in Argentina e in altri Paesi. Mio nonno andò in Argentina nel 1921 e tornò nel 1924. Il sogno di ogni emigrato è tornare a casa, dove ci sono i propri affetti, la propria cultura e le proprie radici. Quando ci dicono che la remigrazione significa deportazione, io rispondo che sarebbe opportuno consultare il vocabolario della lingua italiana. La deportazione è il trasferimento coatto di una o più persone dal proprio luogo di residenza. Noi, invece, parliamo del ritorno nel Paese d'origine.  Questo principio, secondo noi, può essere applicato innanzitutto nei confronti di chi non ha alcun diritto di rimanere sul nostro territorio: tutte le persone entrate illegalmente e clandestinamente in Italia non hanno alcun diritto di restare nel nostro Paese".

Presente anche, tra gli altri, il consigliere comunale Francesco Maresca:"Ringraziamo le forze dell'ordine per il servizio di sicurezza svolto e, soprattutto, tutti i cittadini che oggi sono qui. Genova ha risposto con una presenza importante. Sentiamo la necessità di abbattere un muro, quello che limita la democrazia e la libertà di esprimere le proprie opinioni. Credo che oggi siamo in tanti a ribadire questo principio".

Chiara Orsetti


Vuoi rimanere informato sulla politica di Genova e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 348 0954317
- inviare un messaggio con il testo GENOVA
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
LaVocediGenova.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP GENOVA sempre al numero 0039 348 0954317.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A LUGLIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium