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Cultura e spettacoli | 28 luglio 2026, 08:00

Sarafine per la prima volta a Genova al Lilith Festival: “Non sono una guida, sono empatica: chi mi ascolta cerca solo di capire il mondo come me”

L’artista sarà in scena a Villa Durazzo Bombrini il 1° agosto per la tappa di ‘Questo è il nostro show’. “Quando canto devo essere trasparente, ho scelto di rimanere fedele a me stessa”

Il 1° agosto Villa Durazzo Bombrini, a Cornigliano, ospita Sarafine per la XV edizione del Lilith Festival, la rassegna che da quindici anni porta a Genova alcune delle voci più significative della scena musicale al femminile e che rivendica da sempre un'identità precisa: non una rassegna di genere in senso stretto, quanto uno spazio che rifiuta l'idea di una musica femminile come categoria a sé, per raccontare invece artiste capaci di esplorare mondi sonori vastissimi. Anche per il 2026 i nomi in calendario sono assolutamente in linea con l’anima di Lilith, tra cui, appunto quello di Sara Sorrenti, che sarà la prima volta in città. “A Genova non ho mai suonato, quindi sono curiosa: sono pronta ad accogliere un po' di tutto”. Dei suoi ricordi di passaggio, tra una passeggiata al porto e una focaccia mangiata senza troppa lucidità, resta solo quella sensazione, confusa dagli ultimi anni di tour vissuti “veramente confusi”: “Sono molto contenta di ritornarci un pochettino più consapevole, finalmente con una visione un po' più lucida”.

Calabrese, dopo un primo percorso come cantante e chitarrista folk, Sarafine ha vissuto a lungo tra Belgio e Lussemburgo prima di arrivare, nel 2023, alla vittoria di X Factor Italia con Malati di Gioia. Ma alla domanda su cosa consiglierebbe a chi volesse fare lo stesso salto, quello di lasciare un lavoro stabile per inseguire la musica, risponde smontando subito la narrazione facile del “cambio di vita improvviso”: “Molto spesso questi cambi di vita vengono raccontati in maniera molto facile, molto semplicistica. In realtà, per me personalmente, non è stato così: è stato un percorso di emancipazione da una serie di dogmi che mi avevano formata, durato diversi anni”. Il suo racconto è quello di una serie di piccole scelte indipendenti, prese una alla volta, ognuna senza conseguenze immediate travolgenti: cambiare lavoro restando comunque nello stesso settore, rompere pian piano gli schemi della propria comfort zone. “Il consiglio che darei è quello di rompere, a poco a poco, gli schemi a cui si è abituati. Quando attui dei piccoli cambiamenti nel corso della tua vita, in qualche modo essa si mette in una direzione che poi ti porta davvero dove devi andare”. Una consapevolezza che richiede tempo e pazienza: “il seme della mia rivoluzione esisteva già a vent'anni, ma ci sono voluti anni di lavori in cui non mi riconoscevo prima di trovare la forza per lasciare tutto”.

Dopo la vittoria a X Factor, invece di lanciarsi subito su nuova musica per capitalizzare la visibilità, Sarafine ha scelto di prendersi del tempo. Un tempo necessario, spiega, per capire dove si trovasse in un'industria che non conosceva: “Il fatto di fare delle cose che mi rappresentino, per me, è fondamentale. Non posso snaturarmi completamente, quindi avevo la necessità di riscoprirmi in questo nuovo mondo, in questa nuova forma, però facendo delle cose che mi somigliassero molto”. Una fedeltà a se stessa che lega anche al rapporto diretto con il pubblico dal vivo: “Quando devo vedere qualcuno in faccia e gli devo cantare le mie cose, devo essere assolutamente convinta di quello che dico. Per me è molto importante essere trasparente”.

Il suo sound, un intreccio originale di dubstep, techno, trap e pop, con testi che oscillano tra ironia e disillusione, prende vita da anni di scrittura privata: “Io scrivo pensieri, sempre. Il primo disco è la raccolta di appunti messi giù nell'arco di sei anni, alcuni diventati canzoni ben prima di finire su un disco, perché mi serviva materiale da portare dal vivo”. Dal vivo, del resto, quest'estate si presenta con una formazione a tre, insieme a un batterista e a un musicista alle tastiere e all'elettronica, dopo anni di tour da sola: una scelta che racconta come una forma di libertà in più sul palco. Per descrivere se stessa in scena, Sarafine sceglie un'immagine che tiene insieme due anime opposte: “Sono un mix tra una strega e una cazzona”.

Con un pubblico sempre più affezionato, quasi una comunità, Sarafine rifiuta però l'idea di rivestire un ruolo di guida o di riferimento morale: “Non mi sento tanto una guida. Mi sento una persona che ti parla di cose che ti riguardano. Non penso di comunicare messaggi che dall'alto vanno verso il basso: è come se quello che scrivo nelle canzoni ti risvegliasse dentro qualcosa che tu, fondamentalmente, già sai”. Rivendica di essere altrettanto vittima delle proprie paure ed esperienze, e proprio per questo respinge ogni tentazione di polarizzazione: “Non mi piace tanto la polarizzazione, o il fatto che si segua un'ideologia a prescindere solo perché qualcuno te l'ha detto. Non mi sento né guru Nè santona: sto cercando di capire il mondo esattamente come chi è sotto il palco con me”.

Anche parlando del presente della musica dal vivo, tra streaming, grandi stadi e un pubblico sempre più abituato a spettacoli-evento, Sarafine evita giudizi netti, osservando piuttosto la distanza crescente tra un mondo mainstream trainato dai numeri e un universo indipendente che fatica a sopravvivere economicamente ma cerca un equilibrio più sostenibile: “Non so neanche esprimere un giudizio rispetto a quello che accade: accade, e c'è del buono e del cattivo un po' in tutto e in tutti”.

Il pubblico genovese potrà vederla dal vivo con Questo è il nostro show, il progetto che dopo le tappe di Milano e Roma la sta accompagnando nei principali festival italiani dell'estate 2026, in un percorso live che l'artista definisce “in costante trasformazione”.

Il concerto di Sarafine fa parte della fase finale di Lilith Festival, che tra fine luglio e inizio agosto porta a Villa Durazzo Bombrini alcuni dei nomi più attesi della XV edizione. Si comincia il 30 luglio con Mille, artista pop di grande ironia e presenza scenica, seguita il 31 luglio dall'attesissimo concerto di Beth Orton. Il 1° agosto sarà la volta di Sarafine. Dopo la giornata dedicata alla convention Lilith Revolution, il 2 agosto, il festival si chiuderà in bellezza l'8 agosto con Anna von Hausswolff, una delle voci più autorevoli e radicali della scena sperimentale mondiale, per un evento immersivo di altissimo profilo artistico.

Chiara Orsetti

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