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Eventi | 08 settembre 2026, 07:59

Recco si accende per la Suffragina: oltre due secoli di storia tra mascoli, devozione e fuochi sul mare

Dalle testimonianze del Cinquecento all’incoronazione del 1824, dalla festa celebrata anche sotto le bombe ai sette Quartieri che ancora oggi ne custodiscono i riti. Oggi, martedì 8 settembre, è il giorno più atteso: sveglia alle 3.30 con i mascoli, processione e gran finale pirotecnico dalle 23

Recco si accende per la Suffragina: oltre due secoli di storia tra mascoli, devozione e fuochi sul mare

A Recco l’8 settembre comincia quando è ancora notte. Alle 3.30, mentre la città è immersa nel buio, il primo fragore dei mascoli rompe il silenzio e annuncia che è arrivato il giorno della Suffragina. È il saluto dei sette Quartieri a Nostra Signora del Suffragio, l’inizio di una giornata che da generazioni segue gesti, suoni e rituali profondamente radicati nella storia della città.

Da quel momento Recco cambia volto. Arrivano la Messa dell’alba, le sparate nel greto del torrente, l’offerta dei ceri, la processione con l’Arca della Madonna e, quando cala nuovamente la sera, i grandi spettacoli pirotecnici sul mare. Fede e fuoco, devozione e competizione tra Quartieri convivono in una festa che richiama ogni anno migliaia di persone, ma che per i recchelini continua ad avere un significato che va ben oltre lo spettacolo.

E proprio dietro le esplosioni che illuminano il Golfo Paradiso c’è una storia lunga secoli, un culto documentato ben prima della solenne incoronazione della Madonna del 1824. C'è, anche, Stendhal, che già nel 1814 raccontava la festa e i suoi fragori, ci sono i recchelini emigrati nelle Americhe che continuavano a mandare offerte per l’8 settembre e i velieri che portavano il nome della Madonna del Suffragio. E ci sono soprattutto gli anni più duri: la guerra, i bombardamenti, Recco distrutta e una festa che riuscì comunque a sopravvivere, fino ai Quartieri che durante la ricostruzione arrivarono a spalare le macerie per raccogliere il denaro necessario a finanziare i fuochi.

È attraverso queste storie, alcune ormai quasi dimenticate, che si comprende perché l’8 settembre non sia per Recco una festa come le altre. Una tradizione che martedì tornerà a ripetersi dal cuore della notte fino alla mezzanotte, tra antichi mascoli, riti religiosi e quattro spettacoli pirotecnici.

Una devozione più antica dell’incoronazione del 1824

Il momento che ha segnato ufficialmente la storia della Suffragina risale all’8 settembre 1824, quando la Madonna e il Bambino furono solennemente incoronati con due corone d’oro concesse dal Capitolo Vaticano. A compiere il rito fu l’arcivescovo di Genova, il cardinale Luigi Lambruschini.

Ma la devozione dei recchelini ha origini molto più lontane. Le ricostruzioni storiche riportano l’esistenza, già dopo la metà del Cinquecento, di un oratorio dedicato alla Vergine, mentre documenti dei primi anni del Seicento attestano che proprio l’8 settembre venivano celebrate la Messa cantata e il Vespro.

Anche il legame tra la festa e il rumore delle esplosioni precede di anni l’incoronazione. Una testimonianza particolarmente curiosa arriva da Stendhal, che si trovò a Recco l’8 e il 9 settembre del 1814 e descrisse le illuminazioni, la musica e gli scoppi di fucili e mortaretti che accompagnavano le celebrazioni.

Segno che, già oltre duecento anni fa, il giorno della Madonna aveva molti degli ingredienti che ancora oggi rendono immediatamente riconoscibile la festa.

I sette Quartieri e una rivalità che accende la festa

A custodire una parte fondamentale della tradizione sono i sette Quartieri storici di Recco: Bastia, Collodari, Liceto, Ponte, San Martino, Spiaggia e Verzemma.

Ognuno ha i propri colori, i propri simboli e una storia tramandata attraverso le generazioni. È attorno ai Quartieri che ruotano le sparate dei mascoli e gli spettacoli pirotecnici e il lavoro di preparazione non si limita ai giorni della festa, ma impegna volontari e appassionati per buona parte dell’anno.

La competizione tra i Quartieri è uno degli elementi più caratteristici della Sagra del Fuoco, ma resta inserita all’interno di una tradizione condivisa dall’intera città. Una rivalità fatta di tecnica, orgoglio e appartenenza, che trova il suo momento più spettacolare negli appuntamenti pirotecnici del 7 e dell’8 settembre.

Cosa sono i mascoli

Prima ancora dei fuochi nel cielo ci sono loro, i mascoli, uno dei simboli più antichi e riconoscibili della festa. Si tratta di cilindri metallici caricati con polvere nera e disposti a terra in successione. Collegati tra loro, danno vita alla cosiddetta “riga”, una sequenza di esplosioni che procede fino al tradizionale crescendo finale.

È il “riondino”, nel quale i mascoli vengono collocati sempre più vicini tra loro, formando una sorta di triangolo rovesciato: gli scoppi aumentano progressivamente di velocità fino a trasformarsi in un unico, fragoroso finale.

Dietro questa tradizione c’è anche una preparazione specifica. All’inizio degli anni Duemila circa 150 volontari dei sette Quartieri conseguirono in Prefettura l’abilitazione tecnica necessaria per caricare e utilizzare i mascoli. Da quell’esperienza nacque anche la cosiddetta “Università dei Fuochi”, pensata per tramandare conoscenze e tecniche alle nuove generazioni.

La festa sopravvissuta alla guerra

Uno dei capitoli più significativi della storia della Suffragina è legato alla Seconda guerra mondiale. Recco fu devastata dai bombardamenti e gran parte dell’abitato venne rasa al suolo. Eppure nemmeno in quegli anni l’8 settembre scomparve dalla vita della comunità.

Nel 1944, con il Santuario danneggiato e la città distrutta, le celebrazioni religiose vennero svolte a villa Badaracco, in località Faveto, mentre la statua della Madonna era stata messa al sicuro in un rifugio scavato nella roccia. Molti recchelini sfollati tornarono comunque in città per partecipare alla ricorrenza.

Il legame tra la ricostruzione di Recco e la sua festa emerge ancora di più negli anni immediatamente successivi alla guerra. Secondo le testimonianze raccolte nella storia della Sagra, i componenti dei Quartieri arrivavano a spalare le macerie nei cantieri della ricostruzione per raccogliere il denaro necessario a finanziare i fuochi.

La festa diventò così anche uno dei simboli della volontà della città di rialzarsi dopo la distruzione.

Quando i fuochi si facevano nei rioni

Anche la geografia della Sagra è cambiata nel corso del tempo. Fino al 1974 gli spettacoli pirotecnici venivano realizzati direttamente nei rioni di appartenenza dei Quartieri e accompagnavano il passaggio della processione.

Con l’espansione edilizia della città e le conseguenti esigenze di sicurezza, successivamente gli spettacoli vennero trasferiti verso il mare, dando origine alla formula che ancora oggi caratterizza le due giornate di festa.

Una trasformazione che ha cambiato lo scenario, ma non la competizione tra i Quartieri, che continua a essere uno dei motori della manifestazione.

Dai “gotti” sui balconi ai recchelini nelle Americhe

Non tutte le antiche usanze sono però sopravvissute. Tra quelle ormai scomparse c’era l’abitudine di illuminare balconi e vie del centro con i “gotti”, piccoli lumini a olio dipinti in diversi colori che nelle giornate della festa contribuivano a rendere particolarmente scenografica la città.

La devozione alla Suffragina seguì inoltre i recchelini anche lontano dalla Liguria. Gli emigrati nelle Americhe continuavano a mantenere il legame con la festa e, in occasione dell’8 settembre, inviavano offerte destinate alle celebrazioni.

Lo stesso rapporto con il mare emerge da un’altra curiosità tramandata dalle fonti storiche locali: alcuni antichi velieri recchelini portavano il nome augurale di “Madonna del Suffragio” e ne custodivano a bordo l’immagine protettrice.

Nel 1960, invece, la statua della Madonna lasciò Recco per partecipare, accompagnata da una rappresentanza dell’Arciconfraternita, a un pellegrinaggio delle confraternite liguri nella Basilica di San Pietro a Roma e a un’udienza con Papa Giovanni XXIII.

Il programma dell’8 settembre

La giornata di martedì 8 settembre inizierà alle 3.30 con il saluto alla Vergine e la tradizionale sparata di mascoli dei Quartieri.

Alle 4.30 sarà celebrata la Messa dell’alba, presieduta da Dom Francesco Pepe, priore del monastero di San Prospero di Camogli.

Alle 11 la città si raccoglierà per la solenne concelebrazione eucaristica presieduta da padre Agnello Stoia, parroco della Basilica di San Pietro in Vaticano, con l’offerta dei ceri dei Quartieri e della Città di Recco alla Vergine.

Al termine delle celebrazioni, alle 12.30, toccherà al Quartiere Verzemma con la tradizionale sparata di mascoli nel greto del torrente davanti al Santuario.

Alle 13, dal molo di ponente, spazio al primo spettacolo pirotecnico della giornata, curato da Senatore Fireworks di Cava de’ Tirreni.

La sera, alle 20, si terrà il Canto dei Secondi Vespri, seguito dalla Solenne Processione con l’Arca di Nostra Signora del Suffragio per le vie della città, accompagnata dalle tradizionali sparate dei Quartieri.

Poi il gran finale sul mare. Dalle 23 si alterneranno tre spettacoli pirotecnici. Ad aprire sarà il Quartiere Bastia, dal molo di levante, con Piromagia di Salvatore Russo di Pannarano. Seguirà il Quartiere Ponte, dal molo di ponente, con Carmine Lieto di Visciano. Infine toccherà al Quartiere Collodari, sempre dal molo di ponente, con La Rosa International Fireworks di Bagheria.

A mezzanotte, nel greto del torrente davanti al Santuario, l'ultima sparata di mascoli del Quartiere San Martino chiuderà il giorno della Suffragina.

Per raggiungere Recco viene sconsigliato l’utilizzo dell’auto, anche alla luce delle modifiche alla viabilità e del grande afflusso previsto. In occasione dei festeggiamenti sono state predisposte corse straordinarie di Trenitalia e Amt, con servizi aggiuntivi per favorire l’arrivo e il deflusso degli spettatori.

Federico Antonopulo

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