'La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.
Ventiquattro anni, genovese, una chitarra imbracciata dai tredici anni e un pianoforte scoperto a quindici che le ha "aperto un mondo": Irene Caroleo racconta così il percorso che dalla passione infantile per Lucio Battisti è arrivato fino al palco della finale del Premio Bertoli a Modena, dove a breve salirà per aprire il concerto di Fabio Concato.
"La mia passione per la musica è iniziata da molto piccola: i miei genitori mettevano un cd in macchina al ritorno dal mare con le canzoni di tanti cantautori, e io ero fissata con Lucio Battisti. Mettevo sempre quello". A nove anni le prime lezioni di canto, un percorso "che dura fino ad adesso"; a tredici, alle medie, la scoperta della chitarra; a quindici il pianoforte, lo strumento che le cambia la prospettiva: "Prendendo lezioni di pianoforte mi si è aperto un mondo e ho detto: perché non iniziare a scrivere le mie cose? Quindi ho iniziato, un po' con il mio insegnante di canto, a scrivere le mie primissime canzoni". Una di quelle prime canzoni arriva in finale a Liguria Selection nel 2019.

Da lì, racconta l’artista, la musica diventa qualcosa di più serio, perché rappresenta per lei uno spazio di libertà: "Era l'unico spazio in cui potevo esprimermi, in cui non sentirmi giudicata per il mio aspetto, ma unicamente per quello che cantavo e dicevo". Nel 2025 arriva un passaggio importante, l'apertura del concerto di Emanuele Dabbono, con cui tuttora collabora: "Mi sto trovando da Dio, lui è bravissimo. Mi ha insegnato principalmente a dire la verità nelle mie canzoni, a essere me stessa e soprattutto a non soffermarmi mai sulla superficie, ma a scavare proprio nel profondo".
Il suo metodo di scrittura non segue regole fisse: “A volte uso il pianoforte, altre volte la chitarra, non c'è un ordine preciso. Quello che anche Emanuele mi ha insegnato è di non partire mai da un concetto, ma di iniziare a scrivere di getto: il senso della canzone arriva dopo, alla fine". È nato così anche "Pagina 23", il brano uscito il 4 settembre, frutto di una serata trascorsa con la madre e la sorella.
Proprio attorno a "Pagina 23" Caroleo ha costruito un piccolo rituale che vuole portare avanti nei suoi concerti, anche nei più piccoli: quello di, le stesse da cui sono nate le sue canzoni. Le ha sperimentate alla festa organizzata per il lancio del singolo, invitando amici e parenti anche per "testare il terreno": "Ho fatto pescare dei biglietti con le stesse domande che c'erano sui cartelloni, in modo da interagire con le persone. Ho visto che questa cosa ha funzionato, ed è un progetto che voglio portare avanti". Non le interessa un rapporto a senso unico con il pubblico: "Non voglio semplicemente cantare la mia canzone e dire ok, grazie a tutti. Mi piace che ognuno abbia anche la propria storia da raccontare. Quando faccio la domanda mi piace ricevere una risposta, anche per stimolarmi a scrivere altre canzoni".
L'estate appena trascorsa è stata ricca di riconoscimenti: proprio con "Pagina 23" Caroleo ha vinto la targa per il miglior inedito al festival Rapax di Rapallo, un'esperienza che ricorda con entusiasmo soprattutto per l'occasione di suonare con un'orchestra: "All'inizio non è stato facile, era difficile incastrarsi con loro, però poi è stata una bellissima esperienza. Ci tengo a ringraziare Daniele Trucco perché è stato super gentile". Quest'anno l'artista ha iniziato anche a partecipare a diversi concorsi: è arrivata in finale al Je So Pazzo Music Festival di Roma, dove però un problema di famiglia le ha impedito di essere presente.

È invece passata tra i semifinalisti del Premio Bertoli, ed è ora in finale: a Modena, insieme al suo chitarrista, ha portato un brano intitolato "Fortuna", che dovrà cantare e suonare sul palco insieme alla band di Bertoli, in apertura al concerto di Fabio Concato.
"Sono emozionata, ma diciamo che il Bertoli è una di quelle situazioni che mi ha caricato di autostima. È una bellissima situazione, quel premio ha fatto molto bene, c'è un mood bello". Un ringraziamento particolare va ad Alberto Bertoli e a Riccardo Benini: "Ci hanno accolto benissimo, ci hanno fatto fare un sacco di cose anche prima. Non ci hanno lasciato morire al nostro destino: ci hanno supportato tanto".
Nel corso della conversazione Caroleo si sofferma anche sul ruolo delle donne nella musica, un tema su cui riflette con una certa lucidità. "Ti dico la verità: credo di essere stata abbastanza fortunata a cercarmi le situazioni giuste e a lavorare con determinate persone, ma non ti nascondo che anche tutt'ora fare le cose da sola è veramente complicato. Rispetto a un uomo siamo svantaggiate". Sul piano autoriale aggiunge: "Un po' la sento e la vedo anch'io, mi informo tantissimo da questo punto di vista". Ha scoperto "La Cantautrice”, una realtà che promuove solo artiste donne: "Queste situazioni mi piacciono davvero tanto, anche perché sono nate sicuramente dal fatto che non c'è molto posto per noi. Però questo non mi fa abbattere: mi fa venire voglia di spingere ancora di più per dimostrare che possiamo cambiare qualcosa".
Guardando al futuro prossimo, Caroleo racconta i progetti in cantiere: alcuni live con la sua band, formata da un chitarrista, un percussionista che suona il cajon e una ragazza al pianoforte, "due maschi e due femmine, mi piaceva questa idea", e la volontà di restare legata a Genova: "È importante non scappare da Genova, ma farla rinascere". Le sue canzoni nascono in chiave folk pop, "con tante chitarre, ma soprattutto aggiungendo molto cantautorato": tra i riferimenti internazionali cita Noah Kahan e Lizzy McAlpine, mentre tra gli italiani torna sempre ai grandi nomi della tradizione, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Fabrizio De André. Tra i prossimi obiettivi anche un altro concorso importante, il Premio Lunezia.
"Mi hanno sempre detto che per fare musica dovevo andare a Milano, o comunque in quei posti dove la musica gira di più. In realtà ho sempre pensato che se uno è bravo in qualcosa e ci crede, viene notato lo stesso". Genova, dice, resta per lei una fonte di ispirazione continua: "L'ambiente fa un sacco, il mare, le montagne: è la primissima cosa che mi viene in mente". E proprio nel solco della grande tradizione cantautorale genovese, in un'epoca che definisce "molto più pop, molto più superficiale", Caroleo rivendica la scelta della profondità: "Portare avanti della profondità delle parole, è una di quelle cose che mi piace da morire". Un'autenticità che non è disposta a cedere neppure di fronte a un'eventuale etichetta discografica: "Non voglio assolutamente essere stravolta come artista. Io sono questa, sono così, e spero che un giorno qualcuno apprezzi chi sono".
È, spiega, la stessa autenticità che ammira nei grandi cantautori del passato, capaci di "dire quello che sentivano senza porsi il problema di poter piacere a qualcun altro": "Mi rendo conto che è difficile, perché delle volte bisognerebbe chinare la testa, ma a me non va di farlo. Preferisco fare meno, ma stare in pace con me stessa".

















