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Attualità | 21 ottobre 2026, 17:44

Ex Ilva, Liguria e Piemonte fanno fronte comune: “Il gruppo non si venda a spezzatino”

Stilato un documento in cinque punti da inviare a Palazzo Chigi e al Mimit: chiesti un piano ordini per Genova, Novi Ligure e Racconigi, forniture senza vincoli di esclusività e pari tutele per l’indotto. Bucci e Cirio pronti ad anticipare la cassa integrazione

Ex Ilva, Liguria e Piemonte fanno fronte comune: “Il gruppo non si venda a spezzatino”

Un piano in cinque punti per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e garanzie occupazionali per i lavoratori diretti e dell’indotto. 

Il risultato del tavolo congiunto a cui hanno preso parte le istituzioni, i sindacati e i commissari straordinari. L’intesa sarà trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di ottenere dal Governo risposte operative sul futuro del gruppo siderurgico.

Per Genova, il confronto arriva dopo le giornate di mobilitazione dei lavoratori di Cornigliano e le rassicurazioni sull’approvvigionamento di coils, la cui disponibilità è stata indicata in 35mila tonnellate al mese. Al tavolo è stato illustrato anche il quadro aggiornato dello stabilimento di Taranto, in attesa della pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, e delle prospettive di ripresa delle lavorazioni negli impianti di Genova e Novi Ligure. Secondo quanto riferito dall’azienda, la ripartenza potrebbe avvenire a febbraio, alla luce degli approvvigionamenti annunciati dal Governo.

CINQUE PUNTI PER TENERE INSIEME GLI STABILIMENTI

Il documento condiviso da Liguria e Piemonte parte dalla necessità di mantenere l’unità nazionale del gruppo, evitando però che questo si traduca in un vincolo di approvvigionamento esclusivo da Taranto. Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi dovranno poter ricorrere anche a fornitori esterni per le materie prime, qualora necessario per garantire la continuità delle attività.

Le Regioni chiedono inoltre un piano operativo di ordini e acquisti che venga presentato alle amministrazioni regionali e comunali interessate, così da dimostrare la sostenibilità delle forniture sia da Taranto sia da altri produttori. Sul fronte occupazionale, la richiesta è di estendere ai lavoratori dell’indotto le stesse tutele previste per quelli coinvolti nella crisi in Puglia, evitando disparità tra i territori.

Un altro punto riguarda il reddito durante la cassa integrazione. Piemonte e Liguria si dichiarano pronte ad attivare, in caso di necessità, meccanismi di anticipazione delle somme dovute ai lavoratori, per evitare che i ritardi burocratici nelle erogazioni lascino le famiglie senza entrate per settimane o mesi.

Infine, il documento propone di rendere permanente il tavolo congiunto tra le due Regioni, mantenendo aperto il confronto con sindacati e territori per tutta la durata della crisi, fino all’individuazione di una nuova proprietà.

I NUMERI DELLA CRISI TRA LIGURIA E PIEMONTE

In Piemonte la vertenza riguarda complessivamente 614 lavoratori, di cui 542 nello stabilimento di Novi Ligure e 72 in quello di Racconigi. Per 585 dipendenti dei due siti è stato richiesto un nuovo intervento di cassa integrazione: 515 a Novi e 70 a Racconigi.

A questo quadro si aggiunge la situazione della Sanac di Gattinara, che occupa circa 55 lavoratori, 50 dei quali sono in cassa integrazione. Nonostante sia in corso una trattativa per il rilancio dell’azienda, permane la preoccupazione per il ricorso crescente agli ammortizzatori sociali e per le ricadute della crisi dell’ex Ilva sulle attività produttive collegate.

In Liguria, il fermo riguarda attualmente 280 dei 917 lavoratori dello stabilimento di Cornigliano, con una nuova istanza che potrebbe portare a 870 il numero dei dipendenti coinvolti. A questi si aggiungono tutti i 193 lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria. La capacità produttiva genovese viene indicata al 38% del potenziale, con margini di crescita attraverso investimenti e interventi di manutenzione. Anche la Sanac di Vado Ligure, con circa 50 dipendenti, è interessata dalla cassa integrazione.

La posizione condivisa dalle due Regioni trova un punto di contatto con le richieste avanzate da Uil Liguria e Uilm Genova, che indicano nell’integrità del gruppo e nell’avvio di un piano nazionale degli ordini le condizioni per superare la fase di emergenza.

Giuseppe Gulli, segretario regionale Uil Liguria con delega all’Area metropolitana genovese, e Luigi Pinasco, segretario generale Uilm Genova, hanno partecipato al confronto con i presidenti Marco Bucci e Alberto Cirio, gli assessori regionali, la sindaca Silvia Salis, il vicesindaco Alessandro Terrile, le organizzazioni sindacali e i commissari straordinari.

“Per UIL e UILM la strada da percorrere per il futuro dell'ex ILVA è l'integrità del Gruppo e l'avvio di un piano ordini nazionale per integrare la produzione”, sottolineano i rappresentanti sindacali, che denunciano una situazione di confusione dovuta, a loro giudizio, alla mancanza di una regia nazionale.

Le priorità immediate, spiegano, sono due: garantire un piano che tenga insieme Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, includendo anche l’indotto, e assicurare ai lavoratori un sostegno economico tempestivo.

“Serve un piano che tenga insieme Taranto, Genova, Novi e Racconigi e che comprenda anche l'indotto. E poi vanno anticipati i soldi della cassa integrazione ai lavoratori: le maestranze non possono vivere con mesi di ritardo per intoppi burocratici con l'INPS - affermano Gulli e Pinasco -. Visto l'Accordo di Programma per gli ex Ilva, i Lavori di Pubblica Utilità potrebbero rappresentare una possibilità di integrazione al reddito anche per i lavoratori di Acciaierie di Italia di Genova, come è accaduto nel 2018 nella fase di ArcelorMittal. A questo punto bisognerebbe capire se Società per Cornigliano stia ricevendo o meno i finanziamenti nazionali pattuiti. Se così non fosse, sarebbe un problema”.

La possibilità di ricorrere ai Lavori di Pubblica Utilità viene quindi indicata come uno strumento da valutare per sostenere anche i lavoratori genovesi di Acciaierie d’Italia. La sua attuazione, precisano i sindacati, dipenderà anche dalla disponibilità delle risorse nazionali previste per Società per Cornigliano.

Per Uil e Uilm, la soluzione non può passare da percorsi separati per i singoli impianti. “Occorre essere pratici per poter sfangare questa fase transitoria e poter costruire il piano industriale. Ma quali sono gli strumenti che si vogliono mettere in campo anche per l'indotto? Esiste l'intenzione di viaggiare coesi? È questo che chiediamo come UIL al Governo e ai territori”, affermano Gulli e Pinasco.

I due dirigenti sindacali ribadiscono la necessità di una strategia unitaria: "Ci difendiamo e siamo più attrattivi se andiamo insieme, su fronti diversi siamo più aggredibili. Il Gruppo siderurgico più grande d'Europa non può essere venduto a spezzatino. Per questo chiediamo una regia nazionale e alle Regioni Liguria e Piemonte di farsi carico di questa richiesta presso il Governo”.

I rappresentanti sindacali si dicono inoltre d’accordo con la proposta avanzata da Bucci di ricorrere a lavorazioni in conto terzi per mantenere attiva la produzione a Genova, anche attraverso un incremento dei volumi. “Naturalmente, siamo d'accordo con la proposta odierna del Presidente Bucci sull'avere del materiale in lavorazione in conto terzi per poter proseguire e, anzi, anche implementare, la produzione dello stabilimento di Genova. Questo potrebbe avvenire anche quando e se Taranto avrà ripreso la produzione”, concludono.

Redazione


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