A cinquant’anni dal golpe militare che il 24 marzo 1976 diede inizio alla dittatura in Argentina, il Consiglio comunale di Genova ha approvato la mozione n. 48/2026, presentata dal gruppo del Partito Democratico e a prima firma della consigliera Donatella Alfonso, per intitolare alle Madres de Plaza de Mayo la scalinata attualmente priva di nome che collega via Brignole De Ferrari a piazzale Emanuele Brignole, all'ingresso del Polo universitario dell'ex Albergo dei Poveri.
L'atto, sottoscritto da tutti i tredici consiglieri dem, ha ottenuto 26 voti favorevoli dalla maggioranza, da Vince Genova e da Noi Moderati, mentre il Gruppo misto e Fratelli d'Italia si sono astenuti e la Lega è risultata presente ma non votante.
Nell'illustrare il documento in aula, la consigliera Donatella Alfonso ha ricostruito il contesto storico del golpe, ricordando che: “Nella notte del 24 marzo 1976, esattamente 50 anni fa, in Argentina, dopo un colpo di stato militare che depose la presidente in carica Isabelita Martinez Peron, si instaurò una giunta composta dalle tre figure apicali delle forze armate, il generale Jorge Videla per l'esercito, l'ammiraglio Emilio Massera per la Marina e il brigadiere generale Orlando Ramòn Agosti per l'aviazione, sospendendo tutte le istituzioni democratiche e avviando un regime ferocemente repressivo contro le forze politiche, sociali e culturali di opposizione”.
“Quello che ci interessa ricordare oggi - ha proseguito Alfonso - è che in 7 anni di dittatura sono stimati in 30.000 i desaparecidos, cioè gli oppositori sequestrati, torturati e uccisi nei centri clandestini di detenzione, occultandone in maggioranza i corpi anche per la pratica dei voli della morte, durante i quali i prigionieri venivano lanciati ancora vivi nell'Oceano Atlantico. Tra questi 30.000 morti 1600 erano di origini italiane, moltissimi discendenti delle famiglie liguri emigrate in cerca di fortuna tra l'Otto e il Novecento nel Sud America”.
Ripercorrendo la storia del movimento delle madri di Plaza de Mayo, nato il 30 aprile del ’77 da quattordici donne i cui figli non sarebbero mai tornati a casa e di cui non si conosceva un luogo di sepoltura perché impossibile da avere, Alfonso ha ricordato la loro riunione nella piazza al centro di Buenos Aires, davanti alla Casa Rosada, “camminando lentamente intorno alla piazza e tenendosi a braccetto con fazzoletti bianchi sulla testa con sopra scritti i nomi dei figli scomparsi. Si sviluppò negli anni della dittatura questo movimento, nonostante le violenze a cui queste donne vennero sottoposte, nonostante le repressioni che ebbero per obiettivo loro e le loro famiglie, arresti, altre violenze, ecco, ma loro non smisero mai di denunciare le sparizioni, denunciare gli assassini e cercare, se possibile, notizie dei loro figli, cercare le loro tombe e, andando avanti negli anni, cercare i nipoti, quei bambini che erano stati rapiti insieme ai genitori e dati in adozione. La città di Genova ha molto a cuore questa vicenda. Tanto è vero, come ho ricordato prima, che molti dei desaparecidos erano di origine italiana. Ecco il numero di liguri, di genovesi che presero la via delle Americhe... Non dobbiamo ricordarci il Marco del libro Cuore 'Dagli Appennini alle Ande' se vogliamo andare indietro per ricordare questi fatti, ma tanti partirono dal porto di Genova e arrivarono a cercare un futuro a Buenos Aires e in altri luoghi”.
Aggiungendo una riflessione sul valore civile e formativo dell'iniziativa per le nuove generazioni, la prima firmataria e Presidente della commissione Cultura ha sottolineato: “Genova ha storicamente appoggiato e sostenuto la lotta delle madri di Plaza de Mayo. Nel 2013 la presidente delle Madres, Hebe de Bonafini, anche lei di origine italiana, ricevette il Grifo d'argento in questa città. Sono stati organizzati più volte incontri tra le attiviste e gli studenti dell'università e anche delle scuole. Lo stesso sta facendo in ogni caso il MEI, il Museo dell'Emigrazione che riporta proprio molte testimonianze di questo genere e attività di questo tipo della memoria. Per tutto questo e per ricordare specialmente ai giovani la necessità di non dimenticare la forza di queste donne, la forza della testimonianza, la forza del dolore e la forza del dire no a questo tipo di violenze e a questo tipo di regimi, la proposta che presentiamo è quella di intitolare alle Madres de Plaza de Mayo la scalinata senza nome che da via Brignole De Ferrari porta davanti all'Albergo dei Poveri, sede universitaria, proprio per questa ragione”.
A nome della Giunta comunale, l'assessore ai Servizi civici Emilio Robotti ha espresso parere ampiamente favorevole, pronunciando un accorato intervento che riportiamo di seguito integralmente: "Ringrazio la consigliera Donatella Alfonso e gli altri proponenti per questa proposta per la quale come Giunta abbiamo parere positivo. Ma un ringraziamento per aver ricordato questa che è una delle pagine più buie che ha riguardato l'Argentina, ma anche altri paesi dell'America Latina, altre dittature che hanno visto addirittura in queste operazioni di eliminazione fisica, di disintegrazione di qualsiasi dissenso, persino operazioni coordinate come l'operazione Condor per la quale c'è stato anche un processo su più gradi in Italia che ha visto la condanna di alcuni dei responsabili. E ringrazio anche di aver ricordato i legami che ha l'Italia e Genova e la Liguria in particolare sia con quella che è l'emigrazione in Argentina sia il collegamento con le stesse madri di Plaza de Mayo, con il conferimento del Grifo d'argento e con le numerose visite tra cui una pochi mesi fa in cui appunto al MEI alcune delle madri sono venute e hanno incontrato la consigliera Alfonso e la collega di giunta Rita Bruzzone. E quindi diciamo che l'intitolazione è, io credo, un atto dovuto per la città, per il Comune di Genova, un atto dovuto dal punto di vista politico, un atto dovuto dal punto di vista umano, perché comunque l’esempio delle madri di Plaza de Mayo è uno degli esempi più importanti di risposta all'oppressione, alla dittatura, all'eliminazione fisica, una risposta di dissenso pagata a caro prezzo anche dalle fondatrici perché alcune sono sparite a loro volta, arrestate, torturate, uccise. È un esempio di risposta politica e personale a un qualcosa che è come la morte di un figlio o di una figlia scomparsa, della quale, come ricordava la consigliera, nemmeno si era potuto vedere il corpo, nemmeno esiste una tomba. E quindi una targa, un'intitolazione è anche un piccolissimo minimo risarcimento di fronte a quello che è uno dei dolori più forti che possa provare un genitore, cioè la scomparsa di un figlio o di una figlia. Un dolore che credo si possa comprendere solo esclusivamente, ed è da non augurare a nessuno, nel momento in cui si verifica questo fatto. Parere positivo”.
L'impegno approvato vincola la sindaca e la Giunta comunale a: «Ricordare l'impegno di sempre e la testimonianza di oggi delle Madres de Mayo intitolando loro la scalinata - al momento senza nome - che collega via Brignole de Ferrari con piazzale Emanuele Brignole, quindi al Polo Universitario dell'ex Albergo dei Poveri, luogo di studio e di incontro delle giovani generazioni, perché la drammatica vicenda della dittatura argentina e la necessità di mobilitarsi per denunciarne gli orrori, sia un esempio e un monito a fronte delle tante violazioni del diritto e della dignità umana registrate nel mondo contemporaneo”.















