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Attualità | 26 gennaio 2020, 19:34

Addio a Ugo Cairo, lo storico custode dei campi del Genoa

Ottantotto anni, è mancato questa mattina. La società rossoblù lo ricorda sul sito ufficiale: “Conserveremo come un tesoro il tuo patrimonio di ricordi, esperienze e lezioni di umanità”

Addio a Ugo Cairo, lo storico custode dei campi del Genoa

Ugo era un fedelissimo. Nel vero senso della parola. Perché in casa non se ne perdeva una: vento, pioggia, tempesta, sole, afa, dicembre, agosto. Serie A, serie B, Coppa Italia, gli anni storici del quarto posto e della Coppa Uefa, gli anni recenti delle sofferenze: lui per il Genoa c’era sempre, c’era sempre per il suo Genoa. Sempre in prima linea, al Luigi Ferraris, per seguire la propria squadra del cuore. 
Se c’è un esempio di costanza, di passione, di amore intramontabile, applicato ai propri colori calcistici, questo è stato declinato per tutta la vita da Ugo Cairo: uno che con il Grifone ci aveva come contratto un secondo matrimonio, insieme a quello ufficiale, dal quale era nata sua figlia. 

Oggi, alla notizia che Ugo se n’è andato, siamo tutti un po’ più tristi: non solo perché viene a mancare uno storico genoano, ma anche e soprattutto perché dobbiamo dire addio a una persona d’oro, stimata e benvoluta da tutti. E non sono assolutamente né dichiarazioni di circostanza né un esercizio di retorica: perché Ugo Cairo era vero, genuino, simpatico, diretto, oltre che un profondo conoscitore dell’ambiente del calcio. 

Ottantotto anni compiuti, Ugo era da tempo malato e si muoveva molto meno di casa rispetto a prima. Abitava nel quartiere di Villa Gavotti, quel nucleo di case a metà tra Sestri Ponente e Multedo, a pochi metri di distanza da dove Cairo passava praticamente tutto il tempo libero. 
Se lo ricordano tutti perché è stato, per lunghissimi anni, il custode del Pio. Vale a dire, il custode del centro sportivo ‘Gianluca Signorini’, un tempo intitolato a Papa Pio XII: il complesso di Villa Rostan, a Pegli, che ospita i campi di allenamento del Genoa. 
Anche così, oltre al tifo e alla fede, Ugo aveva legato indissolubilmente la sua esistenza alla società rossoblù: attraverso un servizio sempre puntuale, sempre preciso. Che facesse caldo o freddo, che fosse estate o inverno, pure qui non cambiava nulla: o dentro al gabbiotto o sul piazzale esterno, Ugo era sempre lì, a salutare i vari presidenti, gli allenatori, le centinaia di giocatori che entravano con le loro auto, per poi andare negli spogliatoi e prepararsi per l’allenamento. 
Si era pure trovato, spesso da solo, a dover fronteggiare le contestazioni, negli anni ‘caldi’, ma con il buon senso riusciva sempre a mantenere l’ordine, lui che era stimato e apprezzato da tutte le frange del tifo, a qualsiasi latitudine. A tutti regalava una battuta, un sorriso, una freddura. Rigorosamente in genovese, la lingua di Ugo, la lingua dei portuali, cioè quello che era il suo mestiere quotidiano, quello che gli permetteva di guadagnarsi il pane, per lui e per la sua famiglia. 
Ancor prima, negli anni Ottanta, era stato accompagnatore del Genoa Primavera, ai tempi dei vari Maselli, Turone, Onofri, la ‘vecchia’ e intramontabile guardia rossoblù. Poi, essendosi guadagnato la stima dei vari presidenti, di tutti i presidenti - da Aldo Spinelli a Dalla Costa, sino a Enrico Preziosi - era sempre stato mantenuto al suo posto. 

Mai il Genoa volle privarsi della sua colonna, anche quando il cancello del Pio divenne automatico, anche quando fu necessaria la presenza di un guardianaggio più strutturato. Perché Ugo era storico, insostituibile. Storico come il Genoa, come il Pio, come tanti tifosi che, ancora oggi, non si perdono un allenamento, pur nella ‘dittatura’ del calcio spezzatino, delle bizze dei tecnici, delle preparazioni a porte chiuse. 

La settimana ‘da Genoa’ e ‘per il Genoa’ di Ugo Cairo iniziava al lunedì e terminava la domenica: una genoanità senza sosta, senza giorno di ferie, senza riposo. Che poi il riposo nemmeno serviva, perché per Ugo ‘servire’ la sua squadra è sempre stato un estremo onore, oltre che un grande piacere. 
Ecco perché non si perdeva mai una partita al Ferraris e, quando il Genoa giocava fuori casa, andava a seguire il match in televisione, nella sede del Multedo 1930, in via Ronchi. E qui c’è da raccontare tutta l’altra storia di Ugo: il suo impegno per la società granata, il suo essere pure qui, in un contesto completamente diverso, un continuo punto di riferimento. 

Si guardava tutti insieme la partita sulle pay-tv e poi, al triplice fischio, la primissima battuta, il commento a caldo, l’impressione iniziale la si andava a cercare tutti da Ugo. Parlava poco, ma era tagliente, secco, diretto. Con tre parole, ti diceva tutto. E sempre ci prendeva, nel giudizio. 

Il Genoa ebbe il gran merito di conservarlo come una mascotte, come una vera istituzione, anche quando la salute di Ugo cominciò a traballare e al Pio riusciva a farsi vedere di meno, non potendo più metterci la costanza di prima. Fu Ugo a dover dire, un giorno, “non ce la faccio più”, e la cosa lo fece soffrire moltissimo. Ma il suo posto in tribuna, al Luigi Ferraris, fu sempre mantenuto. Nella buona e nella cattiva sorte, come nel più lungo, duraturo e affettuoso dei matrimoni. 
Non c’era un giocatore che non lo conoscesse, anzi: a Natale si faceva la colletta per lui, e il regalo a Ugo Cairo, meritato, arrivava sempre.

Oggi il Genoa lo ricorda con parole d’affetto, sul proprio sito: “Ugo, per molti di noi eri un papà, per altri un nonno, per tutti un amico. I tuoi occhi parlavano e dicevano tutto. Avevi iniziato come dirigente accompagnatore con mister Maselli. Quante ne hai viste, eh? L’amore per il Genoa lo coltivavi nel cuore, sempre e ovunque. Allo stadio, in famiglia. Lo facevi nella società sportiva di Multedo, dove guardavi le gare in trasferta del Grifone e dove adesso tutti ti piangono, come qui al Pio di Pegli. Eri passato a salutarci pochi mesi fa. La vita è imprevedibile, la mente delicata. Conserveremo come un tesoro il patrimonio di ricordi, esperienze e lezioni di umanità. Da vecchio saggio. Vecchio cuore rossoblù. Il Genoa Cricket and Football Club, interpretando i sentimenti di tutti coloro che ti hanno conosciuto e amato, si stringe con un abbraccio genoano alla famiglia, alla figlia Letizia, al genero Dino e alla nipote Daria, condividendo il loro dolore. Uomo vero e genoano immenso. Ciao Ugo. Il cielo è rossoblù”.

Otto anni fa, la stessa società gli aveva dedicato una targa ricordo, in occasione degli ottant’anni. Sopra c’era scritto: “Per la tua grande dedizione e per la tua esemplare genoanità. Con affetto e riconoscenza”. Di Ugo e per Ugo rimarranno sempre: affetto e riconoscenza. 

Il Genoa lo inserì, a pieno titolo, nel novero dei rossoblù più autentici. E lui, l’indimenticabile Ugo, oggi può fare quello che scriveva il poeta latino Orazio: “Con il capo levato in alto, toccherò le stelle”. 

Ciao, grande Ugo! Ci mancherai, ci mancherai davvero.

Alberto Bruzzone

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