/ Attualità

Attualità | 18 gennaio 2021, 16:49

La piscina di Pra’ in ginocchio: diecimila euro al mese di costi e quella riapertura che non arriva mai

Il direttore dell’impianto, Marco Ghiglione, e il presidente del G.S. Aragno, Stefano Pitale, lanciano l’ennesimo appello. Intanto, i commercianti del Civ organizzano un’iniziativa di solidarietà in favore della struttura e di tutto lo sport della delegazione. Rinviato il 15° Trofeo Aragno

La piscina di Pra’ in ginocchio: diecimila euro al mese di costi e quella riapertura che non arriva mai

Si parla tantissimo, ed è giusto che sia così, delle conseguenze economiche legate all’emergenza sanitaria. Si parla molto meno, e non è giusto che sia così, delle conseguenze psicologiche, sempre legate all’emergenza sanitaria.

C’è un terreno in particolare in cui contraccolpi economici e psicologici s’incrociano, ed è quello dell’attività sportiva. Piscine e palestre sono chiuse ormai da mesi, neanche ci si ricorda più da quando è iniziata la serrata, talmente tanto tempo è passato e chissà quant’altro ancora ne passerà. Ogni volta s’intravede la fine del tunnel, poi ogni volta l’ostacolo viene spostato. Sempre un po’ più in là. È frustrante, ma non solo.

È una situazione che rischia di mandare a gambe all’aria moltissime società sportive, moltissimi gestori di impianti, oltre che a influire negativamente su tutti i frequentatori e gli sportivi. A lanciare l’ennesimo grido di dolore, nei giorni scorsi, sono stati i ragazzi del Gruppo Sportivo Aragno, ovvero la società che sin dalla sua riapertura guida l’Aquacenter I Delfini di Pra’, una delle realtà più importanti della città e dell’intera regione.

È un impianto di dimensioni imponenti: centinaia e centinaia di iscritti, quasi cento tra dipendenti e collaboratori, una miriade di attività legate al nuoto, alla pallanuoto e al fitness, i centri estivi, la libera balneazione, le iniziative collaterali. In questi anni, la piscina ha contribuito a rivoluzionare il volto della delegazione, a creare indotto, a suscitare un interesse sempre maggiore. In estate si è lavorato: con il centro estivo presso il campo di atletica, di cui l’Aragno ha preso la gestione, strappandolo all’oblio e all’abbandono (ennesima operazione benemerita), con gli ingressi contingentati in piscina, con il pieno rispetto di tutte le normative imposte dal Governo e dal Comitato Tecnico Scientifico.

Poi, in autunno, è arrivata la seconda serrata: la vasca ancora senz’acqua, l’orgogliosa scelta di tramutare gli abbonamenti ai corsi di nuoto in ore all’aria aperta presso il campo di atletica. All’Aragno se le sono inventate tutte, per provare a resistere, ma i costi ‘vivi’ di una piscina, anche quando è chiusa, sono abnormi: diecimila euro al mese. Facile chiudere e parlare di ‘ristori’, meno facile restare chiusi, resistere al collasso e ripartire quando sarà il momento.

Così il direttore dell’impianto, Marco Ghiglione, e il presidente dell’Aragno, Stefano Pitale, continuano a tener alta l’attenzione, continuano a tener vivo il problema e a sensibilizzare l’opinione pubblica. Perché è vero che quello che c’era dovrà pur ritornare, ma la domanda che ci si pone sempre più di frequente è come e quanto ritornerà, oltre che quando.

“Siamo consapevoli - scrivono Ghiglione e Pitale - che la priorità del Paese è il contenimento della pandemia e le conseguenze economiche e sociali che ha drammaticamente posto. Ciò detto, pare però che, nel novero dei problemi, nessuno consideri una gravità le condizioni in cui versano gli impianti sportivi: una vera e propria emergenza economica che va valutata anche per le valenze sociali che le varie attività svolte rappresentano, tanto più in tessuti urbani e periferici privi di alternative praticabili e caratterizzati ormai per una diffusa e rassegnata frustrazione, stato d’animo che colpisce particolarmente i giovani, già privati d’autorità, senza spazi d’interlocuzione”.

Direttore e presidente osservano: “Il nostro impianto, gestito dal 2006 dal Gruppo Sportivo Aragno, si trova nella periferia di Genova, è un impianto fra i più importanti della città e della regione. I cosiddetti ristori sono stati pochissimi e, ovviamente, inadeguati. La cassa integrazione ci ha aiutato, Comune e Regione hanno dato un segnale ma sussistono costi ineludibili che per impianti della dimensione del nostro sfiorano i diecimila euro al mese: nonostante gli ingenti investimenti per l’adeguamento alle procedure necessarie al contingentamento e alla sanificazione, l’impianto, nel 2020, è rimasto aperto sei mesi scarsi”.

Secondo Ghiglione e Pitale, “lo sport, come la scuola, ha bisogno di maggiore attenzione. L’attività fisica è fondamentale per il mantenimento di un equilibrio psicofisico ottimale. Il silenzio del Governo sulla situazione dello sport dilettantistico e amatoriale, al pari del trattamento riservato ad altri settori ritenuti non essenziali quali musei, teatri e cinema, è assordante, umiliante e mortificante: un ambito che evidentemente è ritenuto marginale e che quindi non fa parte delle attività considerate indispensabili a garantire la stabilità psicofisica dei cittadini e la tenuta del Paese per le quali si spendono parole, propositi e promesse peraltro raramente mantenute, e perciò relegato in posizione subalterna nei vari provvedimenti adottati, nel tentativo vano, di garantire salute ed economia contemporaneamente. Ma queste situazioni, ben note, dopo quasi un anno di sacrifici cominciano a pesare sempre di più. Su questo vorremmo mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e di tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni e delle fasce più deboli che, nello sport, trovano una preziosa alternativa all’ormai troppo diffusa ‘sindrome della capanna’”.

C’è da dire che la piscina di Pra’ tanto ha dato al Ponente genovese, e tanto si è sempre vista ritornare, anche in termini di fidelizzazione e di affetto. È un fiore all’occhiello di cui tener conto e così nei giorni scorsi il Civ Pra’ Insieme ha organizzato un’iniziativa di solidarietà in aiuto della struttura sportiva: in settanta negozi aderenti, al costo di cinque euro, si potrà acquistare un adesivo con la scritta ‘Pra’ aiuta Pra’, a sostegno di chi deve obbligatoriamente rimanere chiuso.

“Siamo preoccupati per la piscina e anche per altre realtà sportive - sostiene il presidente del Civ, Mauro Rossi - A Pra’ vivono circa ventimila persone: se tutte spendessero cinque euro, in poco tempo potremmo arrivare a centomila euro”.

Anche il vicino sestiere di Palmaro ha raccolto l’appello: “Il Comitato Palmaro - sostiene il suo presidente, Roberto Di Somma - si associa all’iniziativa lanciata dal Civ di Pra’ per aiutare lo sport, nello specifico tutte le associazioni sportive, piscina di Pra’ in primis, messe a dura prova in questi mesi dalle chiusure dovute all’emergenza Covid. Palmaro c’è, Pra c’è, sarà sempre così perché l’unione fa la forza”.

Intanto, la piscina di Pra’ ha comunicato proprio oggi che “dopo quattordici edizioni, per il primo anno non potremo vivere insieme le emozioni del Trofeo Nazionale di Nuoto G.S. Aragno. La quindicesima edizione si svolgerà l’anno prossimo, torneremo a gareggiare e a divertirci sempre di più”.

Non è tempo per il nuoto, ma anche un bollino adesivo può salvarlo, quel nuoto, come può salvare tutto il resto dello sport che si svolge a Pra’. E che non è assolutamente poco.

Alberto Bruzzone

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium