Le colonnine binate che segnano il perimetro, oggi, sono meta tra le preferite per le centinaia di turisti che ogni giorno si affollano tra i vicoli di Genova.
Ma il Chiostro di Sant’Andrea, per molti ritenuto il ‘giardino’ della casa di Cristoforo Colombo che si trova non più in la di una decina di passi, oltre ad accogliere importanti iniziative culturali, è una preziosissima testimonianza di quello che fu il monastero di Sant’Andrea della Porta, oggi completamente scomparso.
Il complesso monastico dedicato al santo, con ogni probabilità venne costruito agli inizi dell’XI secolo. Si trattava di un monastero benedettino femminile che accoglieva monache provenienti dalle più importanti famiglie genovesi.
Eretto in una zona della città che oggi corrisponde all’incirca al palazzo della Banca d’Italia di via Dante e zone limitrofe, il monastero, o meglio la sua chiesa, esercitava funzioni parrocchiali per la popolazione del colle su cui correvano le mura cittadine.
Stando alle fondi, la prima notizia del chiostro risale al 1158, quando si incontra in un documento che racconta la disposizione degli ambienti attorno allo spazio aperto come refettorio, sala del capitolo, parlatorio e via dicendo.
Dal punto di vista decorativo, il chiostro è un esempio perfetto di stile romanico ligure a cui, nel corso del tempo, sono stati aggiunti elementi gotici. Passeggiandovi accanto, si possono notare le straordinarie decorazioni dei capitelli: sui lati sud e ovest, risalenti al XII secolo, si trovano scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento, come Adamo ed Eva, la Fuga in Egitto, il viaggio dei Magi, ma anche elementi agricoli e pastorali. Le altre decorazioni, invece, mostrano animali e altre raffigurazioni, tutti attribuiti a scuole di scultori lombardo emiliani.
Su lati nord ed est, invece, a decorare i capelli si trovano figure del tardo Duecento, di epoca gotica dunque, con motivi floreali stilizzati.
Nel corso dei secoli, il monastero subì ampliamenti e ristrutturazioni che si susseguirono fino al 1799, anno della soppressione.
Prima collegio, poi carcere, alla fine del XIX secolo venne avviata la demolizione, necessaria per accogliere la nuova urbanizzazione genovese e la realizzazione di via e piazza Dante.
L’unico elemento a salvarsi dalla demolizione del 1905 fu proprio il chiostro, smontato e rimontato nel 1922 nella sua attuale collocazione, ritenuto a detta di tutti troppo bello per essere distrutto.
Oggi questo suggestivo luogo è una tappa immancabile per chi visita la città ma la sua storia merita di essere conosciuta anche da ogni genovese.

















