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Attualità | 14 gennaio 2026, 08:00

La parola a Disco Club, le uscite della Settimana - Ferum Sidereum, il ritorno cosmico degli Zu

Il collettivo sperimentale guida le novità della settimana: con loro Alter Bridge più pesanti del solito, Dry Cleaning tra post-punk e poesia parlata e la sorpresa country-dark di Micah Pinson

La parola a Disco Club, le uscite della Settimana - Ferum Sidereum, il ritorno cosmico degli Zu

Dopo la pausa di Natale, torna questo mercoledì, e andrà avanti per tutti i mercoledì successivi, il rapporto di collaborazione tra ‘La Voce di Genova’ e Disco Club, il celeberrimo negozio di musica di via San Vincenzo, tra i più antichi in tutta Italia e tra gli ultimi rimasti in attività a livello di impresa indipendente. Ogni settimana, nel ciclo ‘La parola a Disco Club’, Gian, Dario e i numerosi altri esperti di questo impagabile ‘covo’ di appassionati ci accompagneranno tra le ultime uscite, qualche curiosità, le ristampe e le chicche da non perdere. Buona lettura e buon ascolto! 

Gli Zu aprono il 2026 discografico con Ferum Sidereum, un album che conferma la loro reputazione di laboratorio sonoro senza confini. Il nuovo lavoro, strumentale e densissimo, mescola rock pesante, jazz, kraut e improvvisazione, spingendo ancora oltre la ricerca musicale che ha reso unico il gruppo. Una band “sperimentatrice per eccellenza”, che trova oggi nuove traiettorie, mentre le copie vanno già a ruba.

Il resto della settimana parla inglese e americano, senza perdere mordente. Gli Alter Bridge pubblicano l’omonimo Alter Bridge, disco che sa di dichiarazione d’identità e ritorno alle origini più dure: hard rock massiccio, chitarre di Tremonti in primo piano e Myles Kennedy in grande forma. Una conferma attesa per chi ama le sonorità classiche dell’heavy.

Cambio di passo con Silent Love dei Dry Cleaning, terzo album e primo senza John Parish, con Kate LeBon in cabina di produzione. Il sound resta post-punk angoloso, ma le asperità respirano grazie a piccoli innesti melodici, mentre Florence Shaw continua a parlare più che cantare, trasformando testi e voce in diario urbano aperto.

A chiudere la selezione arriva finalmente sugli scaffali The Tomorrow Man di Micah Pinson, ritardo di distribuzione incluso. Il cantautore statunitense, volto del filone hard country più oscuro, firma un disco cupo e malinconico, ma introduce una strana e affascinante deviazione crooner: atmosfere quasi da musical che addolciscono appena il buio. Non allegro, ma magnetico.


 

Isabella Rizzitano

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