“Un brutto film già visto, con un finale che sembra già scritto”. È un giudizio senza sconti quello contenuto nella nota diffusa dalla segreteria USB L.P. e dalla RSA USB Trasporti in Amt, firmata da Maurizio Rimassa e Federico Bairo, che lancia un nuovo allarme sulle prospettive future dell’azienda di trasporto pubblico genovese.
Secondo il sindacato, le recenti notizie sull’aggravarsi della situazione economica di Amt, con numeri di bilancio che “oscillano come montagne russe”, stanno alimentando interrogativi sempre più pressanti sulla strategia che Comune e istituzioni intendono adottare. Nonostante le rassicurazioni pubbliche e gli impegni economici straordinari annunciati dall’amministrazione comunale, per USB “lo spettro della privatizzazione appare sempre più concreto”.
A pesare, viene sottolineato nella nota, è anche lo scontro politico tra Palazzo Tursi e De Ferrari, che starebbe allontanando l’ipotesi di un ingresso di Regione Liguria nella compagine societaria. Una soluzione che, secondo USB, garantirebbe maggiore stabilità occupazionale e una tutela più solida per l’utenza, già oggi penalizzata da disservizi diffusi su tutto il territorio metropolitano.
Il clima interno all’azienda, prosegue il sindacato, sarebbe segnato da mesi di incertezza e preoccupazione: “Da luglio a oggi si susseguono notizie su stipendi a rischio, fallimenti, tribunali, inchieste e continui cambiamenti dei numeri di bilancio”, nonostante l’esistenza di un piano di risanamento che sarebbe stato prima presentato e poi di fatto smentito dalle ultime dichiarazioni pubbliche. Da qui la domanda esplicita: “Quel piano è già da rifare?”.
Tra i punti contestati, USB cita anche la rappresentazione del TFR del personale, circa 30 milioni di euro, inserito tra i debiti imminenti dell’azienda, definita “quantomeno forzata”, trattandosi di una passività che non deve essere saldata nell’immediato.
Nel quadro delineato dal sindacato assume particolare rilievo anche la lettera inviata lo scorso ottobre da ANAC, che indicava nell’ingresso di un socio privato l’unica soluzione possibile. Un passaggio che, unito all’incontro tra Comune e Trenitalia per discutere del debito di AMT, alimenta il sospetto che il confronto possa essere andato oltre il solo tema economico.
“Non è un mistero - scrivono Rimassa e Bairo - che grandi gruppi del settore, come Busitalia, osservino con interesse le aziende in difficoltà, non per spirito di salvataggio ma per acquisire asset, massimizzare i profitti e ridurre servizi e personale”. Viene citato come precedente l’esempio dell’Umbria, dove la soppressione di linee di trasporto pubblico locale avrebbe favorito servizi ferroviari ritenuti più remunerativi.
Da qui la presa di posizione netta: “Non ci fidiamo”. USB chiede di essere smentita dai fatti e non dalle dichiarazioni, invocando un cambio di rotta che metta da parte lo scontro politico. “Un’azienda pubblica - conclude la nota - garantisce un servizio universale e capillare; un soggetto privato, per sua natura, guarda prima di tutto al profitto. E come sempre, a pagare il prezzo più alto rischiano di essere lavoratori e cittadini”.














