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Politica | 10 febbraio 2026, 15:55

Giorno del Ricordo, il Consiglio comunale si ferma per le vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata

In apertura di seduta un minuto di silenzio per commemorare la tragedia. Villa: “Coltivare la memoria significa proteggere il futuro”

Giorno del Ricordo, il Consiglio comunale si ferma per le vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata

Il Consiglio comunale odierno si è aperto con un minuto di silenzio per ricordare le vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Dopo la discussione delle interrogazioni a risposta immediata, il presidente del Consiglio Comunale Claudio Villa ha invitato i presenti ad alzarsi in piedi per il raccoglimento dedicato alle persone che hanno perso la vita in quei drammatici fatti.

“Oggi, 10 febbraio, celebriamo la Giornata del Ricordo, istituita dal Parlamento italiano con legge 30 marzo 2004 n. 92, per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e della complessa vicenda del confine orientale nel secondo dopoguerra”, ha esordito Villa, richiamando il senso profondo della ricorrenza.

Nel suo intervento ha ricordato “le migliaia di persone che furono arrestate, perseguitate e uccise e i corpi di molti di loro gettati nelle profonde cavità carsiche note come foibe”, insieme agli “oltre 250.000 italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, costretti a lasciare le loro case, le loro terre, la loro storia”.

Villa ha poi sottolineato come la data del 10 febbraio non sia casuale: “Il 10 febbraio 1947 furono firmati i Trattati di pace di Parigi, nei quali l’Italia cede alla Jugoslavia Istria, Fiume, Zara e altri territori. È il giorno che segna simbolicamente la fine di una stagione di violenze e l’inizio di un doloroso esodo che ha segnato generazioni”.

Il richiamo centrale del discorso è stato quello a una memoria che non divida. “Oggi, nel raccoglimento di questa commemorazione, non celebriamo la divisione, ma la dignità della memoria”, ha affermato, ribadendo che il Giorno del Ricordo “ci invita a costruire una cultura della consapevolezza, del rispetto e della riconciliazione affinché eventi come questi non siano mai rimossi né dimenticati”.

Villa ha insistito sul valore universale di quella tragedia: “Il ricordo degli esuli giuliani, istriani e dalmati non riguarda soltanto la sofferenza individuale di migliaia di famiglie costrette ad abbandonare la propria terra, la propria casa, la propria identità. Riguarda tutti noi”, chiamati a riconoscere “il valore della dignità umana e la responsabilità collettiva di costruire la verità storica nel suo insieme”.

Ampio spazio è stato dedicato al ruolo di Genova come città di accoglienza. “La nostra stessa Genova fu per molti di loro un luogo di accoglienza e di rinascita ed è giusto ricordarlo con gratitudine e rispetto”, ha detto Villa, ricordando l’arrivo dei primi profughi giuliano-dalmati alla stazione di Genova Principe: “Trovarono ad attenderli donne e uomini che, con gesti semplici - un pasto caldo, una coperta, un aiuto per orientarsi in una città sconosciuta - offrirono non solo sostegno materiale ma soprattutto un segno di umanità in un momento di smarrimento”.

Un’eredità che, ha ricordato, ha lasciato un segno profondo nella città: “Nelle strade, nei quartieri, nelle attività economiche della nostra città la presenza giuliano-dalmata ha lasciato un’impronta positiva e duratura, un contributo silenzioso ma fondamentale alla crescita sociale, culturale e produttiva della nostra comunità”.

Nel finale, lo sguardo si è spostato dal passato al futuro. “Coltivare la memoria significa proteggere il futuro, significa riconoscere la complessità degli eventi storici, promuovere il dialogo e rifiutare ogni forma di negazione, semplificazione o strumentalizzazione”, ha affermato Villa, ribadendo che “la dignità umana non può essere sacrificata alle logiche dell’odio, della violenza e del nazionalismo”.

L’intervento si è concluso con un messaggio di responsabilità collettiva: “Ricordare per costruire una società in cui la convivenza pacifica, il rispetto reciproco e la tutela delle identità siano valori irrinunciabili”, ribadendo il ruolo di Genova come “città del mare aperto, città della memoria e dei diritti”, chiamata a trasmettere questa storia alle nuove generazioni “con equilibrio, responsabilità e verità”.

C.O.-I.R.


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