C’è stato un tempo in cui, passando per Rivarolo, la presenza della Mira Lanza era impossibile da ignorare. Non solo per le dimensioni dello stabilimento, che segnava il paesaggio della Valpolcevera con quel profilo unico, ma soprattutto per la sua capacità di entrare nella vita quotidiana della città e dell’Italia intera.
Da quei capannoni partiva saponi e detersivi destinati a raggiungere ogni parte dello Stivale.
La storia della Mira Lanza inizia alla fine dell’Ottocento, in piena espansione industriale. In città stavano nascendo diverse produzioni antesignane dei grandi stabilimenti. Nel 1873 Erasmo Piaggio e Luigi Bottaro fondano a Genova la “Fabbrica Candele Steariche, Sapone e Acido Solforico L. Bottaro e C.” destinata a diventare nel tempo le Stearinerie Italiane.
Nel 1907 la svolta: la Stearinerie Italiane si fonda con la piemontese Stearinerie Lanza, unendo Liguria e Piemonte in un sodalizio dal nome destinato a diventare familiare: nasceva Mira Lanza.
Nello stabilimento di Rivarolo si concentrava l’animo genovese dell’azienda: saponi da toilette, dentifrici, detersivi liquidi erano il sogno d’Italia e da qui partivano per giungere in ogni abitazione.
Così, le ciminiere della Valpolcevera diventavano il centro di una produzione idenitaria. Intere famiglie qui lavoravano adattando il loro ritmo di vita a quello della fabbrica.
Nel 1964 la produzione si interrompe bruscamente: la falda freatica su cui poggiano gli impianti si è esaurita. Nessuna crisi economica, solo un limite fisico, geologico, definitivo. La fabbrica non può più andare avanti.
Per decenni l'area sopravvive a se stessa, ridotta a magazzino, a deposito logistico, a contenitore vuoto di funzioni parziali e sempre più marginali. Fino alla chiusura definitiva alla fine degli anni Novanta, quando anche quelle attività residuali si spengono e lo stabilimento si consegna al silenzio. Un grande vuoto urbano nel mezzo di un quartiere che non ha smesso di esistere intorno a lui.
Oggi di quella valle che profumava di sapone ci resta un’architettura al centro di un progetto di rigenerazione urbana che presto sarà restituita alla città ma ci resta anche un modo di dire che sta andando scomparendo: ‘Ti hanno preso coi punti Mira Lanza’.
Negli anni ’50 la fabbrica aveva lanciato una raccolta punti: nelle confezioni dei prodotti erano nascoste delle figurine cartoncino con un punteggio da sommare per ottenere i premi in catalogo permettendo così di ricevere diversi oggetti. Proprio per questo era nato il modo di dire ironico riferito a qualcosa o qualcuno ‘di poco valore’.
Una memoria che si fa ricchezza per quei luoghi che hanno segnato profondamente la storia della città e della sua gente. Raccontarla significa restituire dignità a un gigante che ha impresso il proprio nome nella memoria collettiva.
Chissà che tra qualche anno, qualcuno si fermerà su quel nuovo marciapiede, guarderà gli edifici che sorgeranno là dove c'erano le ciminiere, e proverà a immaginare com'era. Come profumava l'aria. Come suonava il turno di fabbrica al mattino.
A Genova, la memoria non si butta. Si ricicla.

















