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Sanità | 23 aprile 2026, 14:08

Sanità e intelligenza artificiale, a Genova il confronto europeo per portare l’innovazione negli ospedali

Dalla diagnosi precoce alla gestione dei reparti, fino alla carenza di personale: a Villa Quartara esperti internazionali, istituzioni e aziende a confronto su come trasformare l’AI da sperimentazione a strumento concreto nei sistemi sanitari

Sanità e intelligenza artificiale, a Genova il confronto europeo per portare l’innovazione negli ospedali

Non solo ricerca, ma applicazione concreta. È questo il filo conduttore di “AI for Healthcare – Longevity & Wellness”, la conferenza internazionale ospitata oggi a Villa Quartara e organizzata da Fusion AI Labs, che riunisce istituzioni europee, centri di ricerca, università e grandi aziende per affrontare una delle sfide più urgenti: portare l’intelligenza artificiale fuori dai laboratori e dentro gli ospedali.

Al centro del dibattito c’è un dato che pesa: fino all’80% dei progetti di AI in sanità non supera la fase pilota. Non per limiti tecnologici, ma per difficoltà legate all’adozione nei sistemi reali, tra regolamentazione, gestione dei dati e organizzazione dei servizi.

Ad aprire i lavori è stato Renato Botti, direttore generale dell’Istituto Giannina Gaslini, seguito dall’intervento di Andrea Pescino, CEO di Fusion AI Labs, che ha messo a fuoco il quadro: “Il settore sanitario è sotto pressione strutturale: in Italia abbiamo 64 infermieri ogni 10.000 abitanti, contro una media europea di 80. Non è una crisi che si risolve solo assumendo più personale, ma cambiando il modo in cui organizziamo e supportiamo il sistema”.

L’intelligenza artificiale, infatti, non è vista solo come strumento clinico, ma come leva per migliorare l’intero funzionamento della sanità: dall’ottimizzazione dei processi amministrativi alla gestione dei reparti. “Ogni ora risparmiata in un processo è un’ora restituita alla cura”, ha aggiunto Pescino.

Tra i temi della mattinata, la cosiddetta “superintelligenza medica”, illustrata da Antonio Gatti di Microsoft, che ha spiegato come i nuovi modelli siano in grado di integrare dati complessi – dalle immagini cliniche alle cartelle sanitarie – aprendo la strada a medicina di precisione e nuovi approcci terapeutici. “La domanda non è se adottarla, ma come farlo in modo responsabile e su scala”, ha sottolineato.

Spazio anche alla ricerca applicata, con il progetto europeo AIDA dedicato alla prevenzione del tumore gastrico, presentato da Kiril Veselkov e Antonello Scalmato: l’obiettivo è individuare i pazienti a rischio prima della comparsa dei sintomi, grazie all’analisi integrata dei dati.

Sul fronte tecnologico, Fulvio Mastrogiovanni dell’Università di Genova ha approfondito il passaggio verso l’“embodied AI”, sistemi capaci di interagire fisicamente con il mondo reale, dalla robotica assistiva fino alla chirurgia avanzata.

Non meno centrale il tema della fiducia e delle regole. Ricard Martinez, esperto di privacy, ha evidenziato le criticità dello Spazio europeo dei dati sanitari: “Il rischio è una frammentazione normativa che potrebbe compromettere l’interoperabilità a livello europeo”.

Nel pomeriggio, il confronto si è spostato sulle politiche europee con l’intervento dell’eurodeputato Brando Benifei, che ha ribadito il ruolo dell’AI Act: “La sfida è trasformare il potenziale in applicazioni diffuse, mantenendo un modello basato su fiducia, equità e trasparenza”.

Due i panel tematici: uno dedicato alla longevità e al benessere, con focus sulla prevenzione e sull’invecchiamento sano, e uno sul passaggio dalla ricerca alla pratica clinica, con esempi concreti di implementazione. In questo contesto, la ricercatrice Paula Petrone ha evidenziato un paradosso europeo: si vive più a lungo, ma non necessariamente meglio.

La scelta di Genova come sede dell’evento non è casuale. La città, infatti, rappresenta un ecosistema in cui convivono competenze in robotica, intelligenza artificiale e scienze della vita, candidandosi come hub per lo sviluppo di soluzioni innovative.

L’obiettivo è costruire ponti tra ricerca, industria e sistemi sanitari e dimostrare che un’AI responsabile non è solo possibile, ma urgente”, ha concluso Stefano Sedola.

Redazione

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