/ Attualità

Attualità | 12 maggio 2026, 13:20

Cinghiali in Villa Pallavicini, il Comitato: "Soluzioni etiche e strutturali, gli abbattimenti non bastano"

Dopo l’allarme per i danni nel parco storico di Pegli, il Comitato Torrente San Francesco chiede un piano di prevenzione con recinzioni, chiusura dei varchi, cassonetti anti-intrusione e metodi non cruenti: "Serve un confronto pubblico tra istituzioni, tecnici, associazioni e cittadini"

Cinghiali in Villa Pallavicini, il Comitato: "Soluzioni etiche e strutturali, gli abbattimenti non bastano"

I cinghiali a Villa Durazzo Pallavicini continuano a far discutere e, dopo l’allarme lanciato dalla direttrice del parco, Silvana Ghigino, per i danni provocati dagli animali a sentieri, prati e aree verdi dello storico giardino di Pegli, arriva la presa di posizione del Comitato Torrente San Francesco per la Tutela della Fauna Selvatica. Una risposta che parte dalla comprensione per le difficoltà quotidiane del personale e dei giardinieri, ma che chiede alle istituzioni di non limitarsi a catture e abbattimenti: per il Comitato serve un piano strutturale di prevenzione, basato su recinzioni, chiusura dei varchi, gestione dei rifiuti, dissuasori non cruenti e un confronto pubblico tra tecnici, associazioni, cittadini e amministrazioni.

Il Comitato, in una nota firmata dalle referenti Carolina Sala, Giordana Giranti e Anna Maria Elisa Vagliasindi, esprime "attenzione e comprensione" per le difficoltà segnalate dalla direzione del parco. "Comprendiamo pienamente le difficoltà quotidiane affrontate dal personale e dai giardinieri, costretti ogni giorno a intervenire per ripristinare sentieri, prati e aree verdi di uno dei luoghi storici più preziosi della città", spiegano.

La tutela del patrimonio paesaggistico, culturale e botanico di Villa Pallavicini, sottolineano, resta un obiettivo condiviso. Ma proprio per questo, secondo il Comitato, il problema non può essere affrontato solo con interventi emergenziali. "Riteniamo necessario affrontare il problema con un approccio etico realmente efficace, strutturale e lungimirante, evitando soluzioni cruente ed emergenziali che negli anni hanno dimostrato di non risolvere stabilmente la presenza della fauna selvatica in ambito urbano", si legge nella nota.

Il punto, secondo il Comitato, è intervenire sulle cause che portano i cinghiali nelle aree urbanizzate: disponibilità di cibo, corridoi ecologici aperti, varchi non protetti e progressiva antropizzazione del territorio. "I cinghiali non riconoscono confini amministrativi o proprietà private", ricordano le referenti, evidenziando come gli animali vengano attratti verso la città da condizioni favorevoli alla loro presenza.

Da qui la richiesta di un piano organico di prevenzione, basato su misure concrete: installazione di recinzioni selettive e barriere strutturali nei punti di accesso più critici, chiusura e messa in sicurezza dei varchi lungo torrenti e corridoi ecologici urbani, utilizzo di dissuasori fisici non cruenti, gestione più rigorosa dei rifiuti e sostituzione dei cassonetti con sistemi anti-intrusione, maggiori controlli contro l’abbandono di cibo e rifiuti, campagne informative rivolte ai cittadini.

Il Comitato propone anche la sperimentazione di strumenti innovativi non cruenti, compresi metodi immunocontraccettivi già oggetto di studi scientifici internazionali. "Continuare a intervenire esclusivamente attraverso abbattimenti o catture rischia di trasformare il problema in un’emergenza permanente, senza affrontarne le cause strutturali", sostengono.

Nella nota viene richiamata anche la legge 157 del 1992, che prevede il ricorso prioritario a metodi ecologici e non cruenti per il controllo della fauna selvatica, lasciando le uccisioni come extrema ratio. Secondo il Comitato, inoltre, gli abbattimenti possono produrre effetti solo temporanei e talvolta controproducenti, favorendo lo spostamento degli animali verso nuove aree e non risolvendo in modo stabile la presenza dei cinghiali in città.

Per questo viene chiesto un confronto pubblico e trasparente tra istituzioni, tecnici, associazioni, comitati e cittadini. "La convivenza con la fauna selvatica rappresenta una delle grandi sfide delle città contemporanee", affermano dal Comitato. "Dare risposte civili significa non limitarsi a interventi emergenziali o cruenti, ma costruire soluzioni durature che sappiano tutelare contemporaneamente sicurezza pubblica, patrimonio urbano e rispetto per gli animali".

Il Comitato Torrente San Francesco si dice infine disponibile a collaborare con le istituzioni e con la direzione del Parco di Villa Durazzo Pallavicini per individuare soluzioni "realmente efficaci, sostenibili e rispettose della vita animale".

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium